Qassam Muaddi
23 giugno 2025 – Mondoweiss
Israele sta costruendo nel centro della Cisgiordania tunnel e per attraversarli ai palestinesi verrà chiesto un lasciapassare, rendendo accessibili solo agli israeliani vaste aree dei territori occupati. L’intenzione è eliminare la presenza dei palestinesi attorno a Gerusalemme.
Presto un tunnel sotterraneo sarà l’unico collegamento tra 1.5 milioni di palestinesi della parte meridionale della Cisgiordania e il resto del territorio. Questo progetto infrastrutturale recentemente approvato, denominato progetto “Fabric of Life” [Tessuto della Vita], di fatto dividerebbe la Cisgiordania in due parti.
Il transito dei palestinesi dei governatorati di Betlemme ed Hebron verso Gerico, nella Valle del Giordano, passerebbe attraverso un nuovo tunnel sotterraneo che Israele sta progettando di costruire per aggirare la zona desertica a est di Gerusalemme. Ciò significa che l’intera area tra Gerusalemme e i confini della Valle del Giordano diventerebbe accessibile solo agli israeliani.
Il progetto, approvato dal governo israeliano all’inizio di questo mese, costerà 90 miliardi di dollari, che Israele prevede di coprire con un fondo speciale alimentato con soldi sottratti alle tasse doganali raccolte per conto dell’Autorità Palestinese (AP). Questi soldi dovrebbero essere destinati a progetti di sviluppo per la popolazione palestinese in Cisgiordania, ma il progetto non riguarda il miglioramento della viabilità dei palestinesi, ma il consolidamento del controllo israeliano sull’area geografica della Cisgiordania a est di Gerusalemme. Il progetto Fabric of Life impedirebbe di fatto ogni possibilità di circolazione dei palestinesi in questa zona.
Il contesto più complessivo di Fabric of Life è solo una parte dei più ampi piani di sviluppo israeliani della “Grande Gerusalemme”, che Israele delineò per la prima volta all’inizio degli anni 2000 sotto l’allora primo ministro Ariel Sharon.
L’idea è semplice: connettere Gerusalemme est, che Israele annesse nel 1981 e tratta come parte del suo territorio, a una serie di colonie israeliane che si estendono a est della città attraverso il deserto di Gerusalemme, arrivando ai confini della Valle del Giordano. Ciò trasformerebbe i circa 12 km2 della Cisgiordania interessati dal progetto in un ampliamento dei confini orientali di Gerusalemme. Sulle mappe israeliane è noto come l’area E-1, che sta per “Est-1”.
Questa striscia di terra, lunga 35 km e larga 25, diventerebbe una parte dell’Israele vero e proprio, tagliando la Cisgiordania da ovest a est.
Nel 2007 Israele approvò un altro progetto simile, denominato “Sovereignty Road” [Strada della Sovranità], che include la costruzione di un altro tunnel sotterraneo che corre sotto la Strada-1 di Israele collegando la Cisgiordania meridionale al centro, rendendola l’unica via praticabile per i palestinesi e sgombrando la strada in superficie per uso esclusivo degli israeliani.
Mentre la Sovereignty Road aggira la periferia orientale di Gerusalemme, che rappresenta la continuità palestinese tra il centro e il sud, Fabric of Life farebbe altrettanto nel deserto a est, che costituisce la continuità palestinese tra Gerusalemme e la Valle del Giordano. Questi due progetti insieme svuotano tutta l’area della Cisgiordania a est di Gerusalemme dal transito dei palestinesi, isolando le comunità palestinesi che vivono ancora lì.
Com’è iniziato il progetto delle strade sotterranee
Il rilancio del progetto della “Grande Gerusalemme” è giunto con la coalizione di governo di destra di Benjamin Netanyahu, che si è affrettato a realizzare l’annessione della Cisgiordania a un ritmo accelerato con il pretesto dell’attuale guerra contro Gaza, scatenata da Israele in seguito agli attacchi del 7 ottobre. Ma tre anni prima degli attacchi, nel 2021, il governo israeliano aveva già proceduto con la prima parte del progetto Fabric of Life.
All’epoca il governo di Netanyahu approvò lo stanziamento di 14 milioni di shekel (circa 3,5 milioni di euro) per iniziare la prima fase del progetto, che consisteva nell’isolare due comunità palestinesi della periferia orientale di Gerusalemme: al-Aizariyah e Abu Dis. Le due cittadine, che nel corso degli anni si sono praticamente accorpate in una sola, si trovano nel punto in cui si uniscono i progetti dei tunnel, sia Sovereignty che Fabric of Life.
Fin dai tempi biblici entrambe le città sono state il naturale prolungamento di Gerusalemme. Il collegamento tra queste località e la città è stato un dato di fatto fino alla fine degli anni ’70, quando Israele fondò la colonia di Maale Adumim, che oggi ha lo status di comune sotto la sovranità israeliana e ospita oltre 40.000 israeliani.
“Oggi l’unico collegamento che al-Aizariyah ha [con Gerusalemme] è il vicino comune di Abu Dis e le due cittadine sono di fatto una sola,” dice Sara (non è il suo vero nome), un’abitante di al-Aizariyah che parla a Mondoweiss in forma anonima: “Ci sono un ingresso comune alla rotonda d’entrata di Maale Adumim e un altro a sud verso Betlemme.”
Il progetto approvato dal governo israeliano nel 2021 includeva nella prima fase la chiusura con un muro dell’ingresso per al-Aizariyah alla rotonda di Maale Adumim. Ciò lascerebbe al-Aizariyah intrappolata tra quel nuovo muro e il muro di Abu Dis dall’altra parte, separandola da Gerusalemme. Le uniche uscite per entrambe le cittadine sarebbero verso sud, per Betlemme, e a nord, verso un checkpoint israeliano nella città di Zaayem.
Vivere in una “grande prigione”
“Se abiti ad al-Aizariyah stai fondamentalmente vivendo in una grande prigione, con una strada principale permanentemente affollata,” dice Sara. “Puoi soddisfare le tue esigenze vitali quotidiane, ma uscirne è un processo talmente lungo e penoso che preferisci evitarlo finché non hai una buona ragione, come andare in ospedale o se lavori fuori città.”
“Io lavoro in un centro culturale di al-Aizariyah, quindi non devo uscire dalla cittadina e prima dell’ottobre 2023 solevo andare a Ramallah una volta al mese solo per vedere amici, benché Ramallah sarebbe letteralmente a 15 minuti di distanza se non ci fossero sempre così tanti ingorghi,” sottolinea Sara.
“Dall’inizio dell’attuale guerra la polizia israeliana ha chiuso arbitrariamente a qualsiasi ora l’ingresso della rotonda, a volte per minuti, a volte per ore, aumentando le code in città, il che rende sempre più difficile vivere ad al-Aizariyah e Abu Dis. Dall’ottobre 2023 ho vissuto tra la mia casa e il centro culturale e lascio al-Aizariyah sono una volta ogni tre o quattro mesi,” nota Sara. “Se questa non è una prigione, allora cos’è?”
“Al centro culturale offriamo corsi di musica, arte e lingue a ragazzini di al-Aizariyah e Abu Dis e l’anno scorso abbiamo dovuto cancellare alcuni corsi perché gli insegnanti rimanevano bloccati per ore lungo il percorso a causa della chiusura di un posto di blocco o di un ingorgo. Alcuni colleghi che vengono da Betlemme o da Ramallah spesso devono lavorare da casa per la stessa ragione,” precisa.
Questa situazione è stata lo status quo ad al-Aizariyeh per anni, molto prima che Fabric of Life e Sovereignty Road iniziassero ad essere realizzati. Ma i progetti taglierebbero fuori ancora di più la cittadina, spostando il traffico dei palestinesi in uscita verso un tunnel che inizierebbe ad al-Aizariyah a sud-est e si dirigerebbe sottoterra lungo il suo margine orientale per 4,5 km, riemergendo in superficie dall’altro lato del checkpoint di Zaayem, nei pressi della cittadina palestinese di Anata, portando direttamente da lì a Ramallah. La seconda parte del progetto, Fabric of Life, è stata approvata all’inizio di maggio. Sposterebbe la circolazione dei palestinesi attraverso un altro tunnel che inizia nello stesso luogo a sud di al-Aizariyeh, ma porterebbe a est, dove i palestinesi riemergerebbero presso Gerico, evitando il deserto orientale di Gerusalemme.
Il posto di blocco di Zaayem, che attualmente limita la circolazione dei veicoli palestinesi sulla Road-1 costruita da Israele, verrebbe rimosso e la strada diventerebbe esclusivamente israeliana. L’impatto avrebbe ripercussioni oltre al-Aizariyeh e Abu Dis e includerebbe tutto il traffico palestinese tra Ramallah, Gerico e i governatorati meridionali di Betlemme ed Hebron, dove vive un milione e mezzo di palestinesi.
Un autista palestinese di minibus, che ha chiesto di rimanere anonimo per problemi di sicurezza, descrive il difficile percorso quotidiano tra Ramallah e Betlemme.
“Ogni giorno lascio Ramallah verso sud, vado dritto proprio davanti al checkpoint di Qalandia, che ci separa da Gerusalemme, e mi dirigo al checkpoint di Zaayed,” dice a Mondoweiss. Da lì, afferma, continua lungo un tratto della Road 1, viaggiando accanto a coloni israeliani diretti a Maale Adumim. Poco prima dell’ingresso nella colonia gira a destra nelle vie congestionate di al-Aizariyah, raggiungendo alla fine il posto di blocco “Container” appena a nord di Betlemme.
L’autista dice che prima dell’ottobre 2023 riusciva a fare quattro viaggi di andata e ritorno al giorno, portando sette passeggeri per viaggio. “Era appena sufficiente a coprire le spese del minibus e guadagnarmi da vivere,” spiega. “Ma dopo la guerra contro Gaza l’esercito israeliano ha iniziato a chiudere più spesso Zaayem, Container e l’ingresso di Aizariyah, provocando ingorghi.”
Ora la situazione è peggiorata ulteriormente, fino al punto che riesce a fare solo un viaggio di andata e ritorno al giorno. “Ogni mattina, quando il minibus è pieno di passeggeri e lascio Ramallah, inizio a pensare alla lunga strada che ho davanti,” dice.
Che sia un ingorgo a Qalandia, un blocco improvviso a Zaayem o al checkpoint Container, spesso si ritrova a passare due o tre ore sulla strada con i suoi passeggeri: “E dico ancora una volta a me stesso che odio questo lavoro.”
Per il futuro esprime preoccupazioni riguardo ai tunnel di Sovereignty Road e Fabric of Life, che secondo lui potrebbero complicare ulteriormente la circolazione viaria per i palestinesi. In base ai cambiamenti prospettati aggirerebbe totalmente al-Aizariyah attraverso il sistema dei tunnel progettati, il che significherebbe che non sarà più in grado di far scendere i passeggeri direttamente ad al-Aizariyah o Abu Dis. “Dovranno tornarsene a casa da lì con i loro mezzi,” afferma.
Oltretutto teme che le nuove strade possano portare a restrizioni più severe. “Probabilmente il traffico peggiorerà,” aggiunge. “Quando non condivideremo la strada con i coloni per l’esercito israeliano non sarà un problema chiudere la strada per tutto il giorno. Ci vorrà solo un soldato per bloccare il tunnel.”
Sfoltire la popolazione palestinese nella “Grande Gerusalemme”
L’autista del minibus spiega anche come i progetti infrastrutturali incideranno sui palestinesi che vivono nella zona esclusa dalla circolazione dei palestinesi, decine di comunità beduine.
“Smetterò di viaggiare nei pressi delle comunità beduine lungo la Road-1,” dice l’autista. “Vivono tra al-Aizariyah e Gerico e non potrò più trasportare passeggeri da quelle comunità.”
I passeggeri che non potranno prendere il minibus Ramallah-Betlemme sono gli abitanti di 25 comunità beduine nelle terre a est di Gerusalemme, dove Israele intende espandere il suo progetto Grande Gerusalemme. Queste sono proprio i villaggi che il tunnel di Fabric of Life escluderà da ogni linea viaria palestinese. Includono le famose comunità beduine di Khan al-Ahmar e Jabal al-Baba, che da anni Israele cerca di spostare.
Il fatto che questi villaggi si trovino sulla strada palestinese che passa dal centro verso il sud della Cisgiordania ha garantito la continuità della presenza palestinese in Cisgiordania, soprattutto nell’area cruciale che unisce il nord e il sud. L’isolamento di queste comunità, che nel corso degli anni hanno resistito all’espulsione in parte grazie all’accesso dei palestinesi ad esse, agevolerà la pulizia etnica.
L’isolamento e poi lo spostamento di queste comunità sarebbe la mossa finale prima di annettere tutta l’area E-1 ai nuovi confini di Gerusalemme, eliminando la continuità demografica palestinese in Cisgiordania ed ogni fondamento geografico di uno Stato palestinese.
Non è l’unico impatto a lungo termine del progetto dei tunnel. “La vita ad al-Aizariyah e Abu Dis è già abbastanza difficile e il sovraffollamento delle due cittadine è principalmente dovuto al fatto che sono a metà del percorso tra il centro e il sud,” evidenzia Sara. “Tra l’altro ciò contribuisce al commercio locale e la gente può ancora andare a lavorare e tornare a casa nonostante le difficoltà. Ma se questo progetto verrà realizzato saremo completamente isolati e ulteriormente esclusi. Immagino già lunghe chiusure e quelli che lavorano a Ramallah o a Betlemme si troveranno obbligati a traslocare in quelle città.”
Le condizioni di vita di cui fanno esperienza i palestinesi di al-Aizariyah sono le stesse di altre cittadine nella periferia di Gerusalemme, isolate dalla città da muri e posti di blocco di Israele, come Shu’fat, Qalandia e Anata. Isolarle ulteriormente rende solo più difficile viverci, spingendo i palestinesi a emigrare dalle comunità insieme ai loro vicini beduini. L’obiettivo più complessivo è “sfoltire” la presenza demografica dei palestinesi nella zona.
Qassam Muaddi
Qassam Muaddi è giornalista di Mondoweiss per la Palestina.
(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)


