29 agosto 2025 – Middle East Eye
La politica di Israele di totale annientamento sta distruggendo la vita per come la conosciamo, ma ciò che sopravvive disegnerà il nostro futuro globale
Gaza non è “occupata”, è cancellata. I carri armati non entrano per controllare, ma per distruggere. Ciò che è accaduto a Rafah e Beit Hanoun si sta ripetendo nel centro di Gaza: nei giorni scorsi i quartieri di Tuffah, Sabra e Zeitoun sono diventati resti e rovine.
Quando si parla di “occupazione di Gaza City” si usa un termine che ha lo scopo di ingannare il mondo. Per circa due anni l’esercito israeliano è rimasto sul territorio di Gaza, ma non esiste nessuna forma di governo militare.
Al contrario vi è una politica di distruzione totale, che intende cancellare ciò che resta della città e dei suoi abitanti. Praticamente una delle più antiche città del mondo viene spazzata via dalla mappa.
Il processo di eliminazione avviene attraverso attacchi aerei e spari indiscriminati, oltre che con bulldozer che scavano e distruggono interi edifici. Non esistono più infrastrutture, elettricità, acqua, ospedali e scuole.
La distruzione è totale, al punto che gli abitanti dicono: “Non c’è niente da occupare. La città non esiste più.”
E’ l’annientamento delle vite umane e della terra; il soffocamento di ogni soffio di vita. La retorica dell’ “occupazione” serve ad oscurare la realtà del genocidio. L’obbiettivo non è gestire la città, ma renderla inabitabile.
In questo modo Gaza è diventata un esempio mondiale di come il linguaggio politico del controllo maschera una politica di distruzione.
Violenza allo stato puro
Anche se Israele cerca di far passare la distruzione di Gaza come una vittoria, il vero risultato sarà l’opposto, con pesanti costi politici ed esistenziali. Di fronte ad un annientamento su così larga scala neppure i “successi” diplomatici sopravviveranno.
Tutte le maschere sono cadute. Il progetto sionista, che per decenni si è ammantato di slogan di “democrazia” e “progressismo”, è stato messo a nudo. Ciò che resta è violenza pura: supremazia militare e razziale, attuata attraverso espulsione, sradicamento ed appropriazione della terra. Sono questi i suoi cardini.
Ciò che sta avvenendo a Gaza non è solo un momento storico nelle nostre vite. E’ una pietra miliare globale, che ci mette di fronte all’essenza di un progetto coloniale che ha lo scopo di cancellare un’intera città insieme ai suoi abitanti e ai sopravvissuti. Questo avviene mentre i diritti dei rifugiati sono bloccati da generazioni attraverso la negazione e l’eliminazione.
Gaza è diventata uno specchio che mostra il sionismo senza filtri: totale distruzione, cancellazione di vite umane, annientamento della società. Questa campagna di violenza e sterminio contro i palestinesi mette in luce la responsabilità morale di ogni cittadino israeliano nei confronti del movimento dei coloni, del potere che detiene e della patria il cui reale contesto storico rifiutano di riconoscere.
In tal modo Gaza è un test storico, che costringe Israele ad affrontare le questioni morali riguardo alle vite che sono state cancellate e alla storia che è stata soppressa.
Chi parla ancora di “pace” quando non resta nulla non coglie il fulcro della questione. L’esistenza di Israele si è sempre basata su sistemi di potere e di controllo che garantiscono il costante predominio dello Stato. Questi sistemi sono spesso scollegati dalle responsabilità storiche.
Ogni cittadino israeliano ha il dovere di affrontare questa dipendenza e di liberarsi dalla posizione che permette la negazione e la marginalizzazione. Ogni organizzazione, agenzia o singolo individuo che non abbia protestato per Gaza ha fallito.
La vita acquista un significato diverso a Gaza: la famiglia affamata che porta un pugno di farina ad una vedova vicina; la persona che raccoglie ossa e poi le avvolge e le seppellisce; quelli che sopravvivono agli spari vicino ai centri di “aiuto” e poi condividono con i vicini la farina che sono riusciti a prendere: questi sono scatti di vita.
Persino condividere un barattolo di piselli con un gatto randagio, è vita.
Ciò che sopravvive della città, ciò che riesce a sfuggire alle ceneri della distruzione non svanirà con il fumo. Ciò che sopravvive di Gaza continuerà a crescere in tutto il mondo, in nuovi movimenti di liberazione e lotte per la giustizia. Parlerà con voce forte e chiara: non c’è luogo in cui nascondersi quando la realtà è diventata un continuo crimine contro l’umanità.
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Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.
Majd Asadi è un tenore che ha collaborato con direttori d’orchestra in tutto il mondo. E’ anche scrittore e attivista politico.
(traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)


