Antony Loewenstein
11 settembre 2025 Middle East Eye
Le manovre dei coloni, sostenute da Netanyahu, stanno trasformando l’ideologia espansionistica in strategia politica, minacciando il Libano, la Siria e oltre, mentre i regimi arabi rispondono con parole vuote
Alla fine del 2024 un piccolo gruppo di coloni israeliani radicali entrò velocemente in Libano e stabilì un avamposto. Il gruppo era guidato dal Movimento Uri Tzafon, un’associazione religiosa sionista che ha organizzato eventi per chiedere l’insediamento ebraico nel Libano meridionale.
Questa visione è condivisa dal movimento dei coloni Nachala. Un video sul loro sito web presenta lo spirito pionieristico degli ebrei che costruiscono, sviluppano e colonizzano la Cisgiordania. Sostenuto da Daniella Weiss, la madrina del progetto di colonizzazione sionista, Nachala sostiene anche l’insediamento ebraico a Gaza, in Libano e oltre.
“L’insediamento ebraico è l’unica cosa che porterà stabilità e sicurezza regionale allo Stato di Israele, insieme a un’economia stabile, resilienza nazionale e deterrenza”, dichiarava nel dicembre 2024 in un post su Facebook.
E continuava: “A Gaza, in Libano, su tutte le alture del Golan compreso l’altopiano siriano e su tutto il monte Hermon”.
Il post includeva una mappa biblica intitolata “Confini di Abramo”, che mostrava Israele, tutto il Libano e gran parte della Siria e dell’Iraq. Sul suo sito web, Nachala spiega che il suo obiettivo è “incoraggiare e aiutare il governo a realizzare il piano ufficiale del Primo Ministro [israeliano] Yitzhak Shamir, che ha gettato le basi per l’insediamento di 2 milioni di ebrei in Giudea e Samaria [Cisgiordania]”.
Probabilmente non ci sono abbastanza ebrei al mondo disposti a vivere nella Cisgiordania occupata, il che apre la possibilità a requisiti di ingresso più permissivi, forse consentendo l’ingresso anche a cristiani evangelici ed ebrei convertiti.
Deliri pericolosi
Se leggere questi deliri vi fa ridere dell’incredibile audacia di un’ideologia fondamentalista dedita alla pulizia etnica di palestinesi e arabi da vaste aree del Medio Oriente, non avete prestato abbastanza attenzione.
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente dichiarato a un media israeliano di essere impegnato in una “missione storica e spirituale”. Alla domanda se sostenesse il progetto del “Grande Israele”, ha risposto: “Moltissimo”.
La risposta delle nazioni arabe è stata quasi immediata. Una coalizione di 31 Paesi arabi e islamici e la Lega Araba hanno rilasciato una dichiarazione in cui condannano le affermazioni di Netanyahu definendole “un grave disprezzo e una palese e pericolosa violazione delle norme del diritto internazionale e dei fondamenti di relazioni internazionali stabili”.
Si è trattato di una risposta incredibilmente debole a una politica che minaccia direttamente innumerevoli nazioni arabe. Eppure non sorprende, data la debole reazione dell’élite araba al genocidio israeliano a Gaza.
Gli Stati arabi hanno acquistato il 12% delle vendite di armi israeliane nel 2024. Nessuno dei partner arabi di Israele ha interrotto i rapporti dal 7 ottobre, preferendo rilasciare dichiarazioni sempre più bellicose piuttosto che intraprendere azioni concrete.
All’inizio di questo mese gli Emirati Arabi Uniti hanno avvertito Israele che l’annessione della Cisgiordania avrebbe oltrepassato una “linea rossa” e minato gli Accordi di Abramo. Una tale mossa renderebbe estremamente difficile “l’integrazione regionale” in base al programma sostenuto dagli Stati Uniti.
“Ho una notizia per gli Emirati Arabi Uniti”, ha twittato Mairav Zonszein del Crisis Group [organizzazione indipendente americana pacifista, ndt.] “Israele sta già annettendo la Cisgiordania e ha scarso interesse a dichiarazioni formali. In assenza di un’azione seria e immediata da parte del mondo, la dichiarazione formale sarà solo questo: un timbro sulla realtà”.
L’impero sionista
Israele è oggi la potenza militare dominante in Medio Oriente, sostenuta e armata dall’amministrazione Trump, senza pari rispetto a qualsiasi altro attore regionale. Ogni dittatore arabo lo sa e lo teme, diffidando sia delle rivolte interne che delle ingerenze israeliane.
Anche dopo il recente attacco illegale di Israele contro Hamas in Qatar è difficile immaginare che le autocrazie arabe facciano altro che sbuffare e ansimare. Taglieranno i ponti con Washington e Tel Aviv o smetteranno di acquistarne le armi da offesa?
Ma questa superiorità militare ha ottenuto ben poco a Gaza, se non distruzione di massa e morte. Un rapporto dell’esercito israeliano ha recentemente ammesso che da maggio Israele ha commesso “ogni possibile errore” nella sua offensiva a Gaza.
Tale incompetenza è tipica delle forze armate occidentali che credono che occupare terre straniere otterrà il ringraziamento di una popolazione assediata e una vittoria assoluta. Si pensi a Vietnam, Iraq e Afghanistan.
Israele sta imparando che le sabbie mobili di Gaza lo inghiottiranno completamente perché la sua strategia non è altro che la distruzione di ogni forma di vita.
Sarebbe stupido ignorare il pericolo dell’ideologia del Grande Israele nella regione, data la bellicosità israeliana, il suo esercito armato e sostenuto dall’Occidente e l’assenza di qualsiasi Stato al mondo che sembri disposto o in grado di opporsi.
Cosa impedirebbe davvero a Netanyahu, o a qualsiasi futuro leader israeliano, di costruire insediamenti in Libano o Siria, o di intraprendere avventure militari in Iraq ed Egitto?
A parte un esercito israeliano allo stremo – già logorato da un’ondata di suicidi tra i soldati, dalla stanchezza e dal decadimento morale – un esercito di coloni, molto attivo in Cisgiordania, rappresenta una minaccia esistenziale per i confini arabi tracciati un secolo fa dalle potenze imperialiste.
Israele non si è mai accontentato di fissare i propri confini e ora minaccia apertamente la regione. Forse c’è arroganza, persino spettacolarità, nel desiderio di Israele di espandere lo Stato in un impero sionista.
Ma ignorare questa ambizione è follia visto che Israele crede che i suoi principali oppositori militari, Hezbollah e Iran, siano stati neutralizzati.
Gran parte dei media occidentali continua a dipingere l’Iran, che innegabilmente ha un triste primato di violazioni dei diritti umani, come la principale minaccia per il Medio Oriente. Eppure è il progetto espansionistico di Israele, alimentato da una crescente popolazione di estremisti religiosi, a minacciare popoli ben oltre i palestinesi.
Ascoltate i segnali d’allarme: la teocrazia sionista è in marcia.
Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye
Antony Loewenstein è un giornalista indipendente, autore di best-seller, regista e co-fondatore di Declassified Australia [associazione di giornalismo investigativo indipendente, ndt.] Ha scritto su Guardian, New York Times, New York Review of Books e molti altri. Il suo ultimo libro è The Palestine Laboratory: How Israel Exports the Technology of Occupation Around the World [Il laboratorio palestinese: come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo]. Tra i suoi altri libri figurano Pills, Powder and Smoke [Pillole, polvere e fumo], Disaster Capitalism [Il capitalismo dei disastri] e My Israel Question [La mia domanda su Israele]. Tra i suoi documentari figurano Disaster Capitalism e i film di Al Jazeera English West
(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)


