Come il Jewish Chronicle usa l'”antisemitismo” come arma per alimentare il panico morale

Una manifestazione a Londra nel novembre 2023 contro l'antisemitismo. Foto : AFP
image_pdfimage_print

Neve Gordon

4 dicembre 2025 – Middle East Eye

Alcuni articoli equiparano l’attivismo filopalestinese all’odio verso il popolo ebraico, seguendo il subdolo copione del governo israeliano.

Durante lo Yom Kippur [ricorrenza religiosa ebraica, ndt.] due ebrei britannici sono stati uccisi nella sinagoga della Congregazione Ebraica di Heaton Park a Manchester in un crudele atto di violenza antisemita. Uno dei due è stato colpito accidentalmente dalla polizia.

Più tardi, quella stessa settimana, mentre discutevamo di antisemitismo a tavola, mio ​​figlio adolescente, che frequenta un liceo a Hackney, Londra, ha preso il telefono e ha mostrato decine di reel antisemiti su Instagram.

Numerose clip generate dall’intelligenza artificiale mostravano ebrei ortodossi in diverse situazioni in cui apparivano ossessionati dal denaro, mentre altri reel negavano l’Olocausto, mettendo in discussione, ad esempio, la possibilità di preparare sei milioni di pizze in 20 forni. Alcuni dei suoi compagni di scuola hanno apprezzato i video, trovandoli divertenti.

L’antisemitismo è vivo e vegeto nel Regno Unito e in tutta Europa. È necessario che venga combattuto con decisione. Ma invece di concentrarsi su questo problema molto reale importanti organizzazioni ebraiche hanno seguito il governo israeliano strumentalizzando l’antisemitismo nel tentativo di criminalizzare e mettere a tacere i palestinesi e i loro sostenitori nella lotta per la liberazione e l’autodeterminazione.

La crudele ironia è che di fatto queste organizzazioni stanno drasticamente indebolendo la vera lotta contro l’antisemitismo.

Un esempio calzante è il Jewish Chronicle, il più antico quotidiano ebraico del mondo. Nel dicembre 2024 il Chronicle pubblicò un articolo della commentatrice Melanie Phillips, che scrisse: “La paura e l’odio squilibrati verso gli ebrei e l’obiettivo di sterminarli definiscono la causa palestinese… I governi di sinistra che sostengono ideologicamente la causa palestinese e si inchinano alle circoscrizioni elettorali musulmane in cui l’odio per gli ebrei è dilagante, riciclano in modo scandaloso le menzogne ​​su Israele”.

Affermando che i peggiori colpevoli sono stati “i governi di Gran Bretagna, Australia e Canada”, Phillips concludeva definendo tutti i sostenitori della causa palestinese come “facilitatori di un odio squilibrato e omicida verso gli ebrei”.

Svuotato di significato

Tre settimane dopo il Chronicle pubblicò un articolo intitolato: “Elon Musk ha davvero fatto il saluto nazista al comizio di Trump?” Il sottotitolo rassicurava i lettori che “le associazioni benefiche ebraiche negano che si trattasse di un riferimento nazista”, mentre l’Anti-Defamation League (Ong ebraica con sede negli USA, ndtr.) avrebbe affermato che il gesto di Musk era “imbarazzante”, ma non un saluto nazista.

L’accostamento di questi articoli uno che equipara l’attivismo filo-palestinese ad un antisemitismo omicida, e l’altro che minimizza i pericoli concreti dell’antisemitismo, come manifestato in un saluto nefasto da parte di una delle persone più potenti del mondo fornisce una porta d’accesso all’universo del Chronicle e alla sua aggressiva campagna contro qualsiasi dimostrazione di solidarietà con i palestinesi.

L’antisemitismo viene spesso privato del suo significato originario ovvero discriminazione contro gli ebrei in quanto ebrei e utilizzato invece come una “cupola di ferro” per difendere Israele dai suoi critici. Articoli come questi mi hanno spinto ad analizzare più attentamente il modo in cui il giornale ha storicamente inteso e utilizzato l’antisemitismo sulle proprie pagine un progetto di ricerca i cui risultati sono stati recentemente pubblicati.

Nell’esaminare la comparsa del termine “antisemitismo” in un periodo di 100 anni – dal 1925 al 2024 – ipotizzavo che la sua presenza fosse stata più marcata durante l’Olocausto, quando l’antisemitismo portò allo sterminio di sei milioni di ebrei.

Tuttavia i risultati hanno rivelato che nel 1938, al culmine della repressione nazista contro gli ebrei in Germania (che, a differenza della “soluzione finale”, non era avvolta nel segreto), l’antisemitismo era menzionato in 352 articoli. Sebbene questo dato fosse notevolmente superiore alla media, era comunque inferiore rispetto al numero di occorrenze registrato durante la campagna elettorale nazionale di Jeremy Corbyn nel 2019 e l’ultima guerra di Israele contro Gaza, quando il numero di articoli che invocavano l’antisemitismo era quasi doppio.

Sebbene il termine sia diventato più comune negli ultimi decenni, sorprendentemente, secondo il punto di vista espresso dal Chronicle, la minaccia dell’antisemitismo è percepita come più grave oggi rispetto alla fine degli anni ’30 e all’inizio degli anni ’40.

Fomentare la paura

Tra gennaio 2023 e giugno 2024 – un periodo che copre i nove mesi precedenti l’attacco del 7 ottobre e i nove successivi – il termine antisemitismo, che denota quasi sempre antisionismo e critica a Israele, è apparso in circa un articolo su cinque. Ciò suggerisce che il principale quotidiano ebraico del Regno Unito abbia strumentalizzato una nozione sionista di antisemitismo per generare panico morale tra i suoi lettori.

In altre parole il settimanale ebraico ha contribuito a fomentare paura e ansia equiparando falsamente l’antisemitismo all’antisionismo o alle critiche a Israele. Questa falsa e pericolosa commistione spiega il drammatico aumento della frequenza del termine e il motivo per cui sulle pagine del Chronicle Corbyn sembra essere molto più minaccioso per gli ebrei rispetto ad Hitler.

Ma affinché tali false accuse acquisiscano credibilità l’antisionismo e la critica a Israele devono essere interpretati come una minaccia imminente per i singoli ebrei in tutto il mondo. Ciò si ottiene, in parte, introducendo un’altra falsa equiparazione, questa volta tra la sensazione di “sentirsi a disagio” e quella di “non essere al sicuro“.

Ovviamente l’affermazione che Israele stia perpetrando un genocidio, o che costituisca un regime di insediamento coloniale e uno Stato di apartheid, potrebbe far “sentire a disagio” gli ebrei che si identificano emotivamente con Israele e il sionismo.

Ma il Chronicle presenta il loro disagio come di per sé lesivo, o come “non trovarsi al sicuro”. In definitiva, quindi, una fallace nozione di antisemitismo viene presentata come un pericolo per la sicurezza per evocare il timore dell’annientamento ebraico, e questo viene poi utilizzato come strumento di repressione delle rivolte per mettere a tacere gli attivisti palestinesi e filo-palestinesi che criticano l’apartheid israeliano e, più recentemente, la sua guerra genocida a Gaza.

Dato che l’antisemitismo autentico rimane una realtà fin troppo presente, il modo in cui il Chronicle ha utilizzato questo termine rischia di sminuire la minaccia dell’antisemitismo realmente esistente.

In effetti il più antico giornale ebraico ancora esistente sembra fermamente intenzionato a usare l’antisemitismo non tanto per combattere il razzismo, quanto per difendere un regime razzista e nascondere orribili violazioni. Abusando del termine antisemitismo il giornale sta danneggiando proprio gli ebrei che afferma di rappresentare, me compreso.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Neve Gordon è l’autore di Israel’s Occupation [Ed. italiana: L’occupazione Israeliana, ed. Diabasis, ndt.]. Il suo ultimo libro, scritto in collaborazione con altri autori, è Human Shields: A History of People in the Line of Fire [Ed. italiana: Scudi umani. Una storia dei corpi sulla linea del fuoco, Laterza, ndt.]. Potete seguirlo su @nevegordon —

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)