Questo è il “crimine” che ha fatto sì che la signora Rachel venisse nominata “Antisemita dell’anno”

I dieci finalisti considerati antisemiti dall'associazione filo israeliana Stop Antisemitism. Foto: Screenshot from StopAntisemitism’s X page.
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Libby Lenkinski

8 dicembre 2025 – Haaretz

StopAntisemitism, un’organizzazione che pretende di rappresentare gli ebrei, ha inserito nella lista nera l’amata educatrice Rachel perché considera i palestinesi come esseri umani. La sua assurda nomina, in un momento di crescente antisemitismo, riflette la demonizzazione della compassione stessa.

Recentemente StopAntisemitism, un gruppo di pressione che monitora le dichiarazioni di personaggi pubblici per presunto antisemitismo, ha inserito la signora Rachel nella sua lista dei primi dieci finalisti per il premio “Antisemita dell’anno”. Quando il gruppo ha annunciato i suoi tre finalisti, lei non è stata selezionata.

Questo è il contesto in cui una delle educatrici di bambini più amate al mondo viene pubblicamente processata. La signora Rachel. L’insegnante di scuola materna di Internet, la donna che insegna ai bambini piccoli a parlare, cantare e a calmarsi attraversando le loro prime paure. Il suo presunto crimine? Aver offerto assistenza ai bambini e alle famiglie di Gaza con la stessa tenerezza che offre a ogni bambino, ovunque.

Puntano il dito a cose come questa: ha accolto bambini palestinesi amputati nel suo programma affinché i bambini negli Stati Uniti possano vederli non come astrazioni, ma come coetanei – bambini come loro che imparano a parlare, a sorridere, a vivere di nuovo. Si è presentata a un ricevimento della rivista Glamour indossando uno scialle ricamato con disegni realizzati per lei da bambini di Gaza: case, cieli, fiori, parole di desiderio cucite su stoffa da piccole mani. Non propaganda ma connessione umana.

Prima di trasferirmi in Israele ero un’insegnante d’asilo. Conoscevo i bambini nei modi più naturali e normali: il modo in cui raccontavano storie, il modo in cui nutrivano paure, il modo in cui inventavano mondi interi con sabbia e tovaglioli di carta. Quando sento statistiche su bambini morti o feriti, qualsiasi bambino, cerco di rievocare la pienezza dei bambini che conoscevo: la loro immaginazione, le loro particolarità, i piccoli universi che portavano dentro di sé. L’amore per i bambini è amore per i bambini. Perché si dovrebbe chiedere alla signora Rachel di mettere da parte questi sentimenti?

Se questo sembra surreale, è perché lo è. Ma fa anche parte di qualcosa di molto più calcolato, guidato dal governo israeliano di estrema destra e da alcuni esponenti dell’establishment istituzionale ebraico americano: trasformare qualsiasi critica alla politica israeliana in odio per gli ebrei.

Quando le obiezioni all’occupazione, alle espulsioni forzate o alle uccisioni di massa possono essere etichettate come antisemite, la responsabilità svanisce. Intere popolazioni scompaiono dietro un ricatto morale.

Le istituzioni ebraiche americane non hanno inventato questa strategia, ma molte l’hanno adottata con entusiasmo. Barattando la rettitudine etica per accedere alle istituzioni, hanno varcato una linea che non dovrebbe mai essere superata: la sicurezza ebraica non deve avvenire a scapito dell’umanità palestinese. Ma ormai siamo arrivati ​​a questo punto.

Un gruppo che pretende di rappresentare gli ebrei e di essere preso sul serio può inserire un educatore infantile in una lista nera estremista per essersi rifiutato di distogliere lo sguardo dai bambini palestinesi. Non si tratta di proteggere gli ebrei. Si tratta di salvaguardare il potere.

Il pericolo più profondo qui non è la confusione di significati, ma l’inversione dei valori morali. Ci viene detto che invocare pietà è tradimento, che il dolore è estremismo, che nominare la sofferenza è odio. Mentre Gaza è in rovina, il fragile cessate il fuoco rischia di crollare e i bambini continuano a essere uccisi dalle IDF [forze armate israeliane, n.d.t.] persino la compassione viene messa sotto accusa.

Definire questo “difesa nazionale” non lo rende morale. Definire il dissenso “odio” non lo rende antisemitismo. Definire la coscienza “radicalismo” non la rende pericolosa. Definire il silenzio “sicurezza” non lo rende una protezione.

Esistono definizioni di antisemitismo che non richiedono la cancellazione dei palestinesi. Nexus, la Dichiarazione di Gerusalemme e altri distinguono la critica a uno Stato dall’odio per un popolo, pur difendendo con vigore e onestà la sicurezza ebraica. Questi quadri teorici comprendono una cosa semplice: la sopravvivenza ebraica non è mai stata garantita rendendo qualcun altro sacrificabile. È sempre stata garantita attraverso la solidarietà.

[E’evidente la contrapposizione con la definizione operativa di antisemitismo approvata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) su cui si basano esplicitamente diversi disegni di legge presentati al Parlamento italiano, n.d.t.]

Eppure, mentre si verifica questa distorsione, l’antisemitismo stesso sta effettivamente aumentando. Il nazionalismo bianco sta risorgendo. Il sionismo cristiano, radicato nella teologia apocalittica e nell’amore strumentale per gli ebrei, è stato accolto nelle strutture di potere americane sotto la bandiera del “sostegno a Israele”. Questi non sono alleati. Sono bombe ad orologeria.

E dovremmo dirlo chiaramente: l’antisemitismo si manifesta anche all’interno di movimenti che rivendicano il linguaggio della giustizia quando la rabbia contro Israele si unisce a vecchie teorie del complotto sul potere e il controllo ebraico.

Qualsiasi istituzione ebraica che si allinei a una qualsiasi di queste forze non sta scegliendo la sicurezza. Sta scegliendo il pericolo.

Ecco perché ciò che sta accadendo alla signora Rachel è importante. Non perché sia ​​assurdo, anche se lo è, ma perché dimostra quanto questa logica sia arrivata lontano. Se i bambini palestinesi devono sparire affinché gli ebrei si sentano al sicuro, allora ciò che viene protetto non è la vita ebraica.

La sicurezza ebraica non si costruisce mettendo a tacere gli altri. Si costruisce rifiutandoci di diventare ciò che un tempo ha cercato di cancellarci.

E se preoccuparsi dei bambini amputati, delle famiglie affamate e dei bambini orfani è ormai considerato antisemitismo… Nominate anche me.

Libby Lenkinski è la fondatrice di Albi, un’organizzazione che promuove la cultura del cambiamento

(Traduzione dall’inglese di Giuseppe Ponsetti)