Antisionismo, antisemitismo: le falsità di Eva Illouz

Gilbert Archar autore dell'articolo sull'antisionismo e antisemitismo.
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Gilbert Achcar

29 dicembre 2025 – Orient XXI

Nel suo editoriale pubblicato da Le Monde il 18 dicembre 2025 la sociologa [Eva Illouz] pretende di dimostrare che l’antisionismo, presentato come il volto dell’antisemitismo contemporaneo, condivide le due basi fondamentali della “cultura dell’antisemitismo”: la “negazione” e “l’inversione accusatoria”. Tuttavia, come dimostra il ricercatore e scrittore Gilbert Achcar, nella sua argomentazione l’autrice riproduce lei stessa questi meccanismi.

L’editoriale di Eva Illouz comincia con un commento sulla nascita dell’antisemitismo nel corso dell’ultimo quarto del XIX° secolo, quando il tradizionale odio cristiano verso gli ebrei venne trasformato in “teoria quasi sociologica” per adeguarlo allo spirito del tempo. Questo preambolo serve da preludio all’argomento centrale dell’articolo, secondo il quale l’antisionismo a sua volta non è che un’incarnazione dell’antisemitismo più rispondente allo spirito della nostra epoca.

Come “esempio probatorio” della “negazione” del crimine commesso contro un gruppo e dell’“inversione accusatoria” che trasforma le vittime, membri di un gruppo, in colpevoli del crimine che esse subiscono, Eva Illouz cita la dichiarazione redatta sotto l’impatto del 7 ottobre 2023 dal Comitato di Solidarietà con la Palestina dei laureandi di Harvard e co-firmata da molte organizzazioni studentesche. Questa dichiarazione, afferma Eva Illouz, “considera il regime israeliano ‘interamente responsabile’ della violenza perpetrata durante l’attacco di Hamas, cancellando totalmente le responsabilità dell’organizzazione terroristica nella situazione di paralisi politica nella quale si trovano i palestinesi.

L’autrice non cita che un brano della dichiarazione studentesca. Ma questa afferma: “Noi, le associazioni studentesche firmatarie, riteniamo il regime israeliano totalmente responsabile di ogni violenza in corso.” In altri termini, nella frase incriminata non è “della violenza perpetrata durante l’attacco di Hamas” che la potenza israeliana è considerata “interamente responsabile”, ma della spaventosa guerra genocida e devastante che quel potere ha scatenato contro Gaza subito dopo l’attacco omicida del 7 ottobre.

La dichiarazione studentesca prosegue:

Gli avvenimenti di oggi non sono sopravvenuti fuori contesto. Per 20 anni milioni di palestinesi di Gaza sono stati obbligati a vivere in una prigione a cielo aperto. I responsabili israeliani promettono di ‘aprire le porte dell’inferno’ e i massacri a Gaza sono già iniziati. I palestinesi di Gaza non hanno nessun luogo in cui rifugiarsi o scappare. Nei prossimi giorni dovranno inevitabilmente subire l’impatto della violenza israeliana. Il regime di apartheid è l’unico responsabile. La violenza israeliana ha strutturato tutti gli aspetti dell’esistenza palestinese durante 75 anni.

Segue una sintesi di quello che il popolo palestinese ha subito, che si conclude con un invito ad opporsi allo “sterminio dei palestinesi in corso”. È un breve appello a un’azione urgente di assistenza a un popolo in pericolo. Sostenere che questo stesso appello avrebbe dovuto sottolineare “la responsabilità” di Hamas “nella situazione di paralisi politica nella quale si trovano i palestinesi” vuol dire confondere le cose e ignorare l’urgenza di fronte a un genocidio annunciato.

Per fare bella figura Eva Illouz menziona una volta nel suo editoriale “i veri palestinesi, quelli che soffrono amaramente gli abusi [sic] da parte del governo israeliano e che hanno bisogno dell’aiuto del mondo intero”, ma è unicamente per deplorare che “la causa palestinese (sia) giunta a incarnare e a sintetizzare tutte le lotte femministe, trans, climatiche, omosessuali, nere.” L’autrice prosegue mettendo in modo assolutamente improprio sullo stesso piano uno slogan antisemita molto volgare (“Fuck the Jews” [Fanculo gli ebrei]) e gli slogan che chiedono di “globalizzare l’Intifada” o una “Palestina libera dal fiume al mare”. Seguono tre ragioni che spiegano perché l’antisionismo costituisce, secondo lei, “una nuova forma di antisemitismo”.

Lo Stato d’Israele contro gli ebrei

La prima ragione, la più importante, è che “l’antisionismo rimette in discussione la stessa legittimità del nazionalismo e del focolare nazionale ebraico. Non esiste nessun altro caso in cui un popolo si veda negato il diritto di continuare a vivere nel suo Stato con una tale insistenza ossessiva da parte di un’ideologia politica.” L’idea secondo la quale lo Stato di Israele sarebbe il “focolare nazionale ebraico” è al cuore della dichiarazione Balfour con la quale il governo britannico aveva dato il via libera alla colonizzazione sionista della Palestina nel 1917. Questa idea all’epoca era stata denunciata da Edwin Samuel Montagu, unico membro ebraico del governo al quale apparteneva Arthur Balfour e il solo ad essersi opposto alla sua dichiarazione in termini premonitori: “Per me è importante che sia resa nota la mia opinione che la politica del governo di Sua Maestà è antisemita per il risultato che ne consegue e si dimostrerà essere un punto di riferimento degli antisemiti in tutto il mondo.”

Montagu riteneva “inconcepibile che il governo britannico riconosca ufficialmente il sionismo e che il signor Balfour sia autorizzato a dire che la Palestina debba essere trasformata in ‘focolare nazionale del popolo ebraico’. Ignoro ciò che questo implichi, ma suppongo che ciò significa che i maomettani e i cristiani dovranno far posto agli ebrei e che questi ultimi saranno favoriti e associati in modo esclusivo con la Palestina come l’Inghilterra lo è con gli inglesi o la Francia con i francesi, che i turchi e altri maomettani in Palestina saranno considerati stranieri, così come gli ebrei lo saranno ormai in tutti i Paesi meno che in Palestina.”

L’effetto dell’antisemitismo,” spiega Eva Illouz, “è privare gli ebrei del focolare, negando loro la cittadinanza o espellendoli. Quello era lo scopo del tradizionale antisemitismo europeo.” È vero, ed è precisamente quello che Montagu deplorava: invitando il movimento sionista a creare un “focolare nazionale del popolo ebraico” in Palestina la dichiarazione Balfour privava gli ebrei dei loro focolari ebraici legittimi nei vari Paesi ai quali appartenevano per assegnare loro un focolare unico in Palestina.

Montagu si trovava nella posizione giusta per capire quello che il padre fondatore del sionismo statale, Theodor Herzl, intendeva scrivendo nel suo diario il 12 giugno 1895: “Gli antisemiti diventeranno i nostri più affidabili amici.” Questa profezia si trova oggi realizzata nel modo più clamoroso nell’alacre adesione alla causa dello Stato sionista da parte dei depositari dell’antisemitismo tradizionale europeo, così come Eva Illouz finge di ignorare che l’antisemitismo non consiste nel contestare al popolo ebraico-israeliano “il diritto di continuare a vivere nel suo Stato,” ma piuttosto il suo diritto a vivere in uno Stato etnocratico fondato su un territorio conquistato nel 1948 da coloni europei a detrimento della popolazione nativa che vi viveva da secoli.

La grandissima maggioranza di questa popolazione fu allora vittima di una “epurazione etnica”; un’altra parte dopo il 1967 si è trovata ridotta allo status di popolazione sotto un regime d’occupazione, dovendo affrontare una colonizzazione graduale e brutale del suo territorio. Quello che gli antisionisti rifiutano è il diritto degli ebrei israeliani a considerare la terra della Palestina come loro “focolare nazionale” esclusivo, diritto ora consacrato dalla legge “Israele Stato Nazione del popolo ebraico” adottata nel 2018 dal parlamento israeliano. Contrario a questo esclusivismo etno-nazionalista è il principio della coesistenza egualitaria dei popoli israeliano e palestinese in una Palestina “libera dal fiume al mare” che sostengono gli antisionisti, molti dei quali, come è ben noto, sono di origine ebraica.

Analogie grossolane

La seconda ragione che secondo Eva Illouz fa dell’antisionismo “una nuova forma di antisemitismo” sarebbe che l’antisionismo “ripropone tutti i pregiudizi, i luoghi comuni e le fantasie dell’antisemitismo.” Così “invece di uccidere i bambini per utilizzare il loro sangue per farne del pane azzimo, un’altra diceria ossessiva vorrebbe che Israele prelevi gli organi dei palestinesi morti.” Con analogie così grossolane sarebbe sufficiente citare le numerose parole sioniste estremiste antipalestinesi, molto meno marginali perché pronunciate da responsabili di alto livello dello Stato israeliano per sostenere che il sionismo, in tutte le sue tendenze, è uguale al nazismo nel suo intento genocida. Ci sono affermazioni esagerate, e persino oltraggiose, in ognuno dei campi politici: ridurre l’insieme del campo a tali affermazioni è un metodo polemico deprecabile.

Quanto alla terza ragione, essa sarebbe che “l’antisionismo contiene un programma di negazione dell’antisemitismo, in quanto la sua denuncia è sospetta di strumentalizzazione. Ciò a sua volta rende meno scandaloso e più legittimo uccidere ebrei.” Per sostenere il suo argomento Eva Illouz spinge la distorsione fino all’estremo: “Slogan come ‘Globalize the Intifada’ (Globalizzare l’Intifada) sono in realtà appelli all’uccisione indiscriminata di civili ebrei ovunque nel mondo, perché la Seconda Intifada [2000-2005] fu una serie di attentati terroristi contro più di 1.000 civili israeliani per 5 anni.

L’autrice decide così, arbitrariamente e perentoriamente, che il termine Intifada (‘rivolta’ in arabo) rinvia alla “Seconda Intifada” piuttosto che alla prima, la rivolta di massa non violenta che raggiunse il suo apice nel 1988 e fece entrare il termine Intifada nel vocabolario internazionale. Inoltre riduce a “una serie di attentati terroristici” la “Seconda Intifada”, ribellione che fu il risultato dell’esasperazione della popolazione palestinese nei territori occupati del 1967 di fronte all’accelerazione della colonizzazione che fece seguito agli accordi di Oslo del 1993. Eva Illouz omette infine di dire che durante la “Seconda Intifada” ci furono da 3 a 4 volte più vittime palestinesi che israeliane e sembra ignorare che circa un terzo dei “più di 1.000 civili israeliani” che menziona erano in realtà militari.

Sarebbe noioso continuare a smascherare le falsità incluse nell’articolo di Eva Illouz. Arriviamo quindi alla conclusione:

“È tutta la terra che ormai ci è divenuta inospitale. Per la prima volta gli ebrei non hanno più il sogno di un altrove accogliente, trasformando in realtà l’antica maledizione antisemita dell’ebreo errante.

Il pathos eccessivo di questa conclusione è una constatazione del tragico fallimento del sionismo. Lungi dal risolvere la “questione ebraica” e di assicurare agli ebrei un rifugio in cui possano vivere sicuri, il sionismo ha creato uno Stato in cui l’insicurezza degli ebrei è più grande che nel resto del mondo. Attraverso la sua violenza omicida e distruttrice, portata al suo apice sotto il governo dell’estrema destra, ha anche attizzato un antisemitismo che si sperava fosse in via di estinzione in Occidente.

Gilbert Achcar

Accademico franco-libanese, docente emerito all’École des études orientales et africaines [scuola di studi orientali e africani] (SOAS) dell’università di Londra e autore di Gaza, génocide annoncé. Un tournant dans l’histoire mondiale [Gaza, un genocidio annunciato. Un punto di svolta nella storia mondiale] (La Dispute, 2025).

(traduzione dal francese di Amedeo Rossi)