Oltre 80 membri dell’ONU condannano le azioni israeliane per espandere la ‘presenza illegale’ nella Cisgiordania occupata

Recentemente Hebron è stata teatro di un'incursione israeliana durata alcuni giorni alla ricerca di palestinesi . Foto: Mamoun Wazwaz – Anadolu Agency
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Redazione di MEMO

17 febbraio 2026 – Middle East Monitor

L’agenzia di notizie Anadolu riferisce che martedì più di 80 Stati membri dell’ONU e molte organizzazioni hanno condannato le decisioni “unilaterali” israeliane aventi come obiettivo l’espansione della “presenza illegale” di Israele nella Cisgiordania occupata.

Rilasciando una dichiarazione ad una conferenza stampa presso la sede dell’ONU a New York, l’inviato palestinese presso l’ONU Riyad Mansour ha affermato: “Ho l’onore di rilasciare la seguente dichiarazione a nome di 80 Stati e di un certo numero di organizzazioni sulle ultime decisioni israeliane relative alla Cisgiordania occupata.

Noi condanniamo duramente le decisioni israeliane e le misure che hanno l’obiettivo di espandere la presenza illegale di Israele in Cisgiordania. Tali decisioni sono contrarie agli obblighi secondo il diritto internazionale e devono essere immediatamente revocate,” ha detto, sottolineando “la nostra dura opposizione ad ogni forma di annessione.”

Il gruppo ha reiterato il suo rifiuto di “tutte le misure aventi l’obiettivo di alterare la composizione demografica, il carattere e lo stato dei territori palestinesi occupati dal 1967, inclusa Gerusalemme Est.

Tali misure violano il diritto internazionale, compromettono gli sforzi in corso per la pace e la stabilità nella regione, vanno contro al Piano Complessivo [presunta tregua mediata da Trump a Gaza e accettata da Israele e Hamas, ndt.] e mettono a rischio la prospettiva di raggiungere un accordo di pace che faccia terminare il conflitto,” si afferma nella dichiarazione.

Gli Stati hanno anche riaffermato il loro impegno, riflesso nella dichiarazione di New York, a “prendere misure concrete in accordo al diritto internazionale,” e in linea con rilevanti risoluzioni ONU e con il parere consultivo di luglio 2024 della Corte Internazionale di Giustizia che ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana dei territori palestinesi e ha chiesto l’evacuazione di tutte le colonie in Cisgiordania e Gerusalemme Est.

La dichiarazione sottolinea che una “pace giusta e duratura,” basata sulle più importanti risoluzioni ONU, il mandato di Madrid [accordi del 2021 che hanno posto le basi di quelli di Oslo nel 1993, ndt.], il principio di terra in cambio di pace e l’iniziativa araba di pace “rimane il solo percorso per assicurare la sicurezza e la stabilità nella regione.”

Da quando ha lanciato la sua guerra contro Gaza l’otto ottobre 2023 Israele ha intensificato le operazioni militari in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Secondo funzionari palestinesi che hanno detto che le misure hanno l’obiettivo di imporre una nuova realtà sul terreno, le operazioni hanno incluso uccisioni, arresti, deportazioni ed espansione delle colonie.

Almeno 1.114 palestinesi sono stati uccisi da allora [8 ottobre 2023], 11.500 feriti e 22.000 arrestati in Cisgiordania inclusa Gerusalemme Est, secondo dati ufficiali palestinesi.

Domenica, per la prima volta da quando Tel Aviv ha occupato il territorio nel 1967, il governo israeliano ha approvato la proposta di registrare grandi aree nella Cisgiordania come “proprietà dello Stato”.

I palestinesi avvertono che le azioni israeliane spianano la strada per una annessione formale della Cisgiordania occupata che secondo loro porrebbe fine alla prospettiva di uno Stato palestinese come previsto nelle risoluzioni ONU.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)