Un medico palestinese detenuto in un carcere israeliano descrive l’incuria medica, le botte e le umiliazioni

La prigione di Ofer dov'è detenuto il dr. Rantisi. Foto:Olivier Fitoussi
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Amira Hass

2 agosto 2026 – Haaretz

Il dottor Mazen Rantisi, 71 anni, trattenuto in una struttura carceraria per prigionieri in detenzione amministrativa, ha descritto le violenze delle guardie, il grave sovraffollamento, le squallide condizioni igieniche e il cibo immangiabile. Il Servizio Carcerario: ‘Le accuse sono false’.

Un medico di Ramallah detenuto per più di un mese ha descritto le dure condizioni del carcere di Ofer, una struttura carceraria per detenuti in regime amministrativo in Cisgiordania. Ha rapidamente perso peso a causa del cibo che ha definito non adatto al consumo umano, ha passato i primi dieci giorni senza le sue regolari medicazioni e tuttora gli viene negata una di esse. Le sue richieste di vedere un medico sono rimaste senza risposta, e ha detto, e solo una volta un medico gli ha sentito il polso, attraverso una fessura nella porta.

Il dottor Mazen Rantisi ha reso il suo racconto ad un avvocato del Comitato pubblico contro la Tortura in Israele, che lo ha visitato martedì scorso. La sua testimonianza corrisponde ai risultati di un rapporto dell’Ufficio del Difensore Pubblico che ha evidenziato il degrado delle condizioni di detenzione, e ricalca i racconti di altri detenuti e prigionieri palestinesi.

Il dottor Rantisi, di 71 anni, è conosciuto come il “dottore dei poveri”: fa pagare solo 30 shekel (10 dollari) a visita nella sua piccola clinica e spesso rinuncia al compenso. E’ stato arrestato a casa sua nelle prime ore del 21 giugno e accusato di essere a capo del consiglio dell’Unione dei Comitati dei Lavoratori della Sanità.

L’ONG, fondata nel 1985 da attivisti palestinesi di sinistra, fornisce cure mediche ogni anno a migliaia di palestinesi soprattutto in zone lontane dai centri urbani, ed è legalmente registrata presso il Ministero dell’Interno dell’Autorità Palestinese.

Nel 2020 Israele ha dichiarato l’associazione un’ “associazione illegale”ai sensi dei Regolamenti di Difesa (Emergenza) del periodo del mandato britannico, adducendo che questa ed altre associazioni avessero fatto arrivare denaro al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina: un’accusa che esse hanno veementemente respinto. Lo hanno definito un pretesto per ostacolare il lavoro di organizzazioni che operano a favore dei palestinesi. Altri sette abitanti della Cisgiordania sono stati arrestati dopo il 21 giugno per i loro incarichi nell’Unione dei Comitati dei Lavoratori della Sanità. Quattro sono stati rilasciati, di cui tre donne; una di loro, che è stata incriminata come il dottor Rantisi, è stata rilasciata su cauzione.

Saja Misherqi Baransi è stata la prima avvocata ad aver incontrato il dottor Rantisi di persona dopo il suo arresto, sebbene attraverso un vetro divisorio. Altri avvocati hanno parlato con lui solo per telefono o lo hanno visto su uno schermo video nel tribunale militare, dove i giudici hanno più volte prorogato la sua detenzione.

Quando il dottor Rantisi è stato condotto nella sala visite Misherqi Baransi, che lo conosceva da anni, ha constatato quanto fosse diventato magro e debole. Ha detto a Haaretz che due guardie mascherate lo hanno fatto entrare con la schiena curva, la testa china verso il pavimento e le mani ammanettate dietro. La benda sugli occhi era stata rimossa appena prima, ha detto.

Il dottor Rantisi le ha detto che quella era la posizione imposta ai detenuti quando escono dalla cella: per andare in cortile, per spostarsi da un braccio all’altro o verso la stanza dove guardano su uno schermo le loro udienze presso il tribunale militare. Ognuno di questi spostamenti è una tortura, ha detto; quando prova a raddrizzarsi anche di poco le guardie gli spingono la testa di nuovo in basso. Una volta, ha raccontato, la guardia ha cercato di fargli sbattere la testa contro una porta.

Una grata di ferro separa la stanza dove ha avuto luogo l’incontro da quella dove sono posizionate le guardie. Alla base della grata c’è una piccola apertura attraverso cui i detenuti sporgono le mani perchè le guardie rimuovano le manette metalliche. Misherqi Baransi ha visto che il dottor Rantisi faticava a curvarsi e allungare le braccia dietro di lui; ha detto alle guardie che dovevano tenere conto della sua età. Le hanno risposto di non interferire con la procedura, ha detto.

Il dottor Rantisi le ha detto che durante le quattro conte quotidiane del carcere – la prima alle 5 del mattino – i detenuti devono inginocchiarsi contro il muro con la testa china. Ha anche detto che spesso le guardie li insultano e li umiliano.

La cella del dottor Rantisi ha sei letti, ma ospita 10 persone; quattro dormono a turno su materassi sul pavimento. Tutti sono molto più giovani del dottor Rantisi, che ha detto che gli lasciano sempre un letto. Diverse volte a settimana, ha detto, le squadre del Servizio Penitenziario israeliano fanno incursione nelle celle e picchiano i detenuti: loro la chiamano qam’a (soppressione in arabo). Haaretz ha ricevuto simili racconti da altre carceri.

I giovani mi proteggono, mi circondano e si prendono le botte”, ha detto il dottor Rantisi. Durante un’incursione le guardie hanno sparato gas lacrimogeni nella cella. L’esperienza di soffocamento è stata straziante per lui.

Da quando è stato incarcerato il dottor Rantisi ha indossato gli stessi indumenti forniti dal Servizio Penitenziario israeliano, lavandoli con un sapone che, come ha detto, “puzza terribilmente”. Un’unica saponetta viene usata da tutti i detenuti sia per lavarsi che per lavare i vestiti e si esaurisce prima che ne arrivi una nuova. Poichè non gli è permesso di stendere i panni ad asciugare in cella durante le conte, a volte sono costretti a rimettersi camicie e pantaloni bagnati o umidi.

Il dottor Rantisi ha detto alla sua avvocata che il Servizio Penitenziario israeliano non fornisce detersivi, scope o stracci per pavimenti e che la stanza è torrida e piena di pulci e zanzare. Il problema è peggiorato dal fatto che le guardie portano i materassi nel cortile, li lavano e li riportano dentro bagnati. L’umidità produce muffa.

Il cibo viene portato in cella tre volte al giorno, ma il dottor Rantisi dice che è immangiabile e le porzioni sono scarse. Nei primi giorni non è riuscito a toccarlo. L’hummus non è cotto, ha detto, il riso puzza, i pomodori sono quasi marci e le uova non sono fresche. Poco a poco ha iniziato a mangiare un po’ di pane, anche se era ammuffito. Ai detenuti non vengono dati libri da leggere, nè penne o quaderni.

In risposta il Servizio Penitenziario israeliano ha affermato: “Le accuse descritte sono false, non sono basate su fatti e fanno parte di una campagna di denigrazione contro lo Stato di Israele e le sue legittime istituzioni. Il Servizio Penitenziario agisce in base alla legge e sotto costante supervisione giuridica. Tutti coloro che sono sotto custodia del Servizio Penitenziario sono detenuti nel rispetto della legge e dei diritti e del trattamento richiesti dalla legge.”

Ma il rapporto dell’Ufficio del Difensore Pubblico, pubblicato il 1° luglio, afferma che nel 2025 le condizioni di detenzione in Israele sono significativamente peggiorate, con ciò che viene definita una violazione senza precedenti dei diritti di detenuti e prigionieri. Il rapporto punta il faro sul sovraffollamento, la scarsa pulizia e igiene, le infestazioni di insetti, la carente aereazione e la mancanza di dotazioni di base per i detenuti. Sottolinea che il sovraffollamento è tuttora peggiore tra i detenuti e i prigionieri e riporta le loro lamentele circa grave mancanza di cibo, inadeguate cure mediche e costante violenza. Secondo il rapporto questi problemi sono stati portati all’attenzione del procuratore generale e del commissario del Servizio Penitenziario israeliano.

Dichiarazione: chi scrive è amica personale del dottor Rantisi e di sua moglie.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)