Joseph Massad
21 settembre 2026 – Middle East Eye
Regno Unito, Francia e Canada hanno vietato il commercio con gli insediamenti, risparmiando però lo Stato che li ha costruiti, armati e ricompensati.
Negli ambienti occidentali si sono moltiplicate le condanne nette e veementi nei confronti dei coloni ebrei in Cisgiordania (ma non a Gerusalemme Est o sulle Alture del Golan).
All’inizio di questo mese Regno Unito, Francia e Canada, tra i principali sostenitori del genocidio di Israele a Gaza, hanno vietato il commercio con gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, unendosi finalmente a un boicottaggio avviato molto tempo prima da Spagna, Irlanda e altri paesi contrari al genocidio. Il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti costituiva di per sé, fin dall’inizio, una violazione del diritto internazionale.
Persino l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, fervente cristiano sionista, si è recato in Cisgiordania per condannare le violenze dei coloni definendole “atti di terrorismo”; ciononostante egli si opponga al boicottaggio europeo considerandolo una “discriminazione contro il popolo ebraico”, e ha accusato il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, anch’egli ebreo e sionista, di “odio antiebraico”.
Nel frattempo i Paesi europei e il Canada, pur annunciando il boicottaggio degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, continueranno a importare prodotti dalla vera e propria colonia di insediamento ebraico rappresentata dallo Stato israeliano.
Israele ha reagito contro il Regno Unito con la sua abituale arroganza e rabbia, annunciando il divieto di ingresso in qualsiasi territorio sotto controllo israeliano per 11 parlamentari britannici e la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme.
Cosa sta succedendo? Perché gli europei e i canadesi si stanno improvvisamente coalizzando contro i coloni ebrei in Cisgiordania? Che cosa hanno fatto i coloni di così terribile da suscitare una condanna e un boicottaggio così veementi?
I promotori del boicottaggio citano la crescente violenza dei coloni (il che implica che la violenza precedente non fosse sufficiente a giustificare un boicottaggio). Fondano inoltre l’iniziativa sul parere consultivo del 2024 della Corte Internazionale di Giustizia, che ha stabilito l’illegalità della persistente presenza di Israele nei territori palestinesi occupati: Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza.
Tuttavia l’occupazione israeliana e gli insediamenti ebraici a Gerusalemme Est, a Gaza, in Cisgiordania e sulle Alture del Golan (in Siria) sono considerati contrari al diritto internazionale da oltre mezzo secolo. Già nel novembre 1967 la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sottolineava l’inammissibilità dell’acquisizione di territori tramite la guerra e chiedeva il ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati in quell’anno.
La risoluzione 446 del marzo 1979 ha sancito l’assenza di validità giuridica degli insediamenti, mentre la risoluzione 465 del marzo 1980 ha definito la politica di insediamento coloniale di Israele una palese violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. È opportuno ricordare che sia il Regno Unito che la Francia hanno votato a favore delle risoluzioni 242 e 465; la Francia ha votato a favore anche della risoluzione 446, sulla quale il Regno Unito si è invece astenuto.
Il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 2024 si è limitato a rafforzare e approfondire tali risoluzioni dell’ONU, senza tuttavia aggiungere nuovi elementi in merito all’illegalità degli insediamenti.
Peraltro le violenze perpetrate dall’esercito israeliano contro i palestinesi della Cisgiordania (per non parlare di quelli di Gaza e di Gerusalemme Est) superano di gran lunga quelle attribuite ai tanto vituperati coloni ebrei. L’esercito ha espulso 300.000 palestinesi nel 1967 e ne ha uccisi a migliaia negli anni successivi, mentre i coloni hanno ucciso, al massimo, alcune decine di persone e ne hanno espulse altre centinaia.
Eppure non è stato annunciato alcun boicottaggio contro Israele, o quantomeno contro il suo esercito: il che porta a concludere che la violenza dell’esercito israeliano non sia considerata una violazione di tale gravità da meritare sanzioni.
Perché questi poveri coloni finiscono per subire ingiustamente il peso maggiore delle conseguenze quando non sono che attori secondari nella massiccia oppressione che il movimento sionista, lo Stato e l’esercito di Israele infliggono al popolo palestinese fin dagli anni Ottanta del XIX secolo?
Rivendicazioni bibliche
I coloni ebrei, organizzati in bande armate prima del maggio 1948, e successivamente l’esercito israeliano non solo espulsero circa 800.000 palestinesi autoctoni e ne uccisero 13.000 durante la conquista sionista della Palestina (1947-1949), ma ricorsero anche alla guerra biologica.
Avvelenarono i pozzi dei villaggi palestinesi con batteri responsabili di tifo e dissenteria: un crimine di guerra orchestrato dal leader dei coloni, David Ben-Gurion.
Se gli attuali coloni ebrei in Cisgiordania invocano la Bibbia per giustificare la conquista del territorio, lo stesso hanno fatto i leader dei coloni israeliani cosiddetti “laici”, sia prima che dopo il 1967. Fu Ben-Gurion a non stancarsi mai di ricordare che “Dio ci ha promesso [la Palestina]”.
Fu sempre Ben-Gurion a definire “gli arabi” come “Amalek” [personaggio biblico ancestrale: si legge che i suoi discendenti, gli Ameleciti, attaccarono proditoriamente il popolo di Israele durante la fuga dall’Egitto e perciò sono considerati simbolo del male, ndt.] nel 1956. Allo stesso modo, l’esercito israeliano trasse da un versetto dell’Ecclesiaste il nome per l’operazione del 1948 volta ad avvelenare i pozzi palestinesi: “Operazione Getta il Tuo Pane”.
Le operazioni militari israeliane del 1948, battezzate con nomi di figure bibliche, includevano tra le altre l’“Operazione Nachshon”, l’“Operazione Yiftach” e l’“Operazione Yoav”. Le forze armate continuano ad attingere alla Bibbia per i nomi delle operazioni, come nel caso dell’“Operazione Leone Nascente” (Rising Lion) per la guerra del 2025 contro l’Iran e dell’“Operazione Pilastro di Difesa” per il conflitto del 2012 contro i palestinesi a Gaza.
Anche gli armamenti israeliani portano nomi biblici, come i missili balistici “Jericho” e i missili “Fionda di Davide” (David’s Sling). I carri armati sono denominati “Merkava” – che significa “carro” – in riferimento al Libro di Ezechiele.
È vero che negli anni 2000 i coloni contaminarono deliberatamente pozzi e riserve idriche nei villaggi palestinesi gettandovi pannolini sporchi e altri agenti inquinanti. Tuttavia non utilizzarono agenti biologici sviluppati in laboratori sionisti, come fece Ben-Gurion nel 1948.
Mentre i coloni ebrei di oggi commettono pogrom di portata relativamente modesta, i coloni sionisti hanno perpetrato orribili massacri nel 1948, per non parlare del genocidio in corso a Gaza, che non ha eguali in nulla di ciò che stanno facendo oggi i coloni ebrei, ben meno violenti.
Al pari dei coloni ebrei dell’Israele pre e post-1948, anche quelli arrivati dopo il 1967, in particolare gli americani, anziché proporne di nuove, avanzano le stesse rivendicazioni bibliche di Ben-Gurion, sostenendo che Dio abbia concesso loro la “Giudea e la Samaria”.
Punizioni selettive
Dall’inizio del genocidio contro i palestinesi di Gaza, il 7 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha già ucciso oltre 1.200 palestinesi in Cisgiordania; un quarto delle vittime erano bambini.
Solo nel 2026 l’esercito israeliano e i coloni ebrei hanno ucciso quasi 100 palestinesi in Cisgiordania, tra cui 19 bambini. Di questi, 23 sono stati uccisi durante attacchi condotti dai coloni. Nel frattempo, soltanto negli ultimi mesi, l’esercito israeliano ha raso al suolo diversi campi profughi in Cisgiordania, espellendone gli abitanti.
Sono il governo e l’esercito israeliani e non i coloni ad aver annullato la possibilità della cosiddetta soluzione a due Stati, tanto cara a europei e canadesi, i quali hanno giustificato il boicottaggio degli insediamenti come un modo per difendere tale “soluzione”.
Sono il governo e l’esercito i veri artefici dell’espansionismo e della colonizzazione israeliani. I coloni ne sono soltanto le pedine sul terreno, eppure sono loro a subire le ingiuste penalizzazioni di chi promuove il boicottaggio.
Si tratta di una grave ingiustizia, alla quale occorre opporsi e rimediare immediatamente.
Se i sostenitori europei e canadesi dell’occupazione e del genocidio perpetrati da Israele, insieme a coloro che si oppongono a entrambi, vogliono agire con giustizia e porre fine al regime di supremazia ebraica di Israele e alla sua colonizzazione del territorio palestinese, allora è lo Stato di Israele che dovrebbe essere punito, non pochi sfortunati coloni che sarebbero impotenti senza il pieno sostegno di quello Stato.
La decisione di 12 Paesi di vietare il commercio con gli insediamenti non avrà alcun impatto economico sulla colonia di insediamento ebraica né arresterà la colonizzazione ebraica. Tali scambi commerciali sono irrisori se confrontati con l’ingente volume di affari che questi Paesi intrattengono con Israele.
Solo un boicottaggio totale e categorico dello Stato israeliano, responsabile di genocidio, e di tutti i suoi organi potrebbe portare a tali risultati.
E ciò sarebbe, peraltro, giusto nei confronti dei coloni.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Middle East Eye.
Joseph Massad è docente di politica araba moderna e storia intellettuale presso la Columbia University di New York. È autore di numerosi libri e articoli, sia accademici che giornalistici. Tra le sue opere figurano: Colonial Effects: The Making of National Identity in Jordan [Effetti coloniali: la formazione dell’identità nazionale in Giordania]; Desiring Arabs [Il desiderio degli arabi]; The Persistence of the Palestinian Question: Essays on Zionism and the Palestinians [La persistenza della questione palestinese: saggi sul sionismo e sui palestinesi]; e, più recentemente, Islam in Liberalism [L’Islam nel liberalismo]. I suoi libri e articoli sono stati tradotti in una decina di lingue.
(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)
