Opinioni: Il progetto “Esther” e il sionismo come arma

Il palazzo della Heritage Foundation a Washington. Foto: Kevin Mohatt/Reuters
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Belén Fernández

19 maggio 2025-Al Jazeera

Un progetto conservatore in teoria per contrastare l’antisemitismo, in pratica porta avanti una posizione filo-israeliana per mascherare gli obiettivi dei nazionalisti bianchi.

Il 7 ottobre 2024 – esattamente a un anno dall’inizio del genocidio israeliano appoggiato dagli Stati Uniti nella Striscia di Gaza che finora ha ucciso più di 53.000 palestinesi – la Heritage Foundation con sede a Washington ha lanciato un documento politico intitolato Project Esther: una strategia nazionale per combattere l’antisemitismo

Il think tank conservatore è la stessa forza dietro il Progetto 2025, un piano per il consolidamento del potere esecutivo negli Stati Uniti e forgiare la più estrema distopia di destra di sempre. La “strategia nazionale” proposta dal Progetto Esther, che prende il nome dalla regina biblica alla quale si attribuisce il merito di aver salvato gli ebrei dallo sterminio nell’antica Persia, sostanzialmente consiste nella criminalizzazione dell’opposizione all’attuale genocidio di Israele e nell’annientamento della libertà di parola e di pensiero insieme a un sacco di altri diritti.

Il primo passaggio chiave elencato nel rapporto è che “il movimento pro-palestinese in America è virulentemente anti-israeliano, anti-sionista e anti-americano e fa parte di una Rete Globale di Supporto ad Hamas (HSN)”. Non importa che, in realtà, non esista una “Rete Globale di Supporto ad Hamas “, così come non esistono presunte “Organizzazioni di Appoggio affiliate ad Hamas HASSA Affiliated Hamas Organizations (HSO)” che la Fondazione Heritage si è anche presa la libertà di inventare.

Tra queste presunte HSO ci sono importanti organizzazioni ebraiche americane come “Jewish Voice for Peace” [Voce ebraica per la pace, organizzazione ebraica USA antisionista e contro l’occupazione, ndt.]. Un altro passaggio chiave del rapporto è che la cosiddetta HSN sarebbe “sostenuta da attivisti e finanziatori impegnati a distruggere il capitalismo e la democrazia”, una curiosa scelta di termini, senza dubbio, da parte un think tank che, proprio in questo momento, sta facendo del suo meglio per sradicare ciò che resta della democrazia dagli Stati Uniti.

La frase “capitalismo e democrazia” appare non meno di cinque volte nel rapporto, sebbene non sia del tutto chiaro cosa Hamas abbia a che fare con il capitalismo, a parte il governo di un territorio palestinese che ha ricevuto per più di 19 mesi miliardi e miliardi di dollari di distruzione militare finanziata dagli Stati Uniti. Dal punto di vista dell’industria delle armi, almeno, il genocidio è il capitalismo al suo meglio.

E secondo la logica genocida di Progetto Esther, protestare contro il massacro di massa dei palestinesi è fondamentalmente antisemita – da qui la necessità di perseguire la strategia nazionale prescritta di “estirpare l’influenza dell’HSN dalla nostra società”.

La pubblicazione ad ottobre del rapporto della Heritage Foundation si è verificata durante l’amministrazione del presidente Joe Biden, che il think tank ha individuato come “decisamente anti-israeliano” nonostante la sua completa e totale complicità nel genocidio di Gaza. Il rapporto includeva molti suggerimenti su come “combattere il flagello dell’antisemitismo negli Stati Uniti … quando un’amministrazione benintenzionata occupa la Casa Bianca”.

Sono passati rapidamente sette mesi e una recente analisi del New York Times indica che, dall’inaugurazione della presidenza degli Stati Uniti Donald Trump a gennaio, “la Casa Bianca e altri repubblicani hanno chiesto azioni che sembrano rispecchiare più della metà delle proposte di Progetto Esther”. Questi vanno dalle minacce di trattenere notevoli somme di finanziamenti federali per le università statunitensi che si rifiutano di mettere a tacere la resistenza al massacro sistematico, agli sforzi per espellere residenti legalmente presenti negli USA per il crimine di aver espresso solidarietà con i palestinesi.

Oltre a una presunta infiltrazione nel mondo accademico degli Stati Uniti e la diffusione di “narrazioni anti-sioniste in università, scuole superiori e scuole elementari, spesso sotto l’ombrello o all’interno della categoria della diversità, dell’equità e dell’inclusione (DEI) e di una simile ideologia marxista”, gli autori del Progetto Esther sostengono che “l’HSN e gli HSO hanno imparato ad usare l’ambiente mediatico progressista americano [e] sono pronti a attirare l’attenzione su ogni dimostrazione, non importa quanto grande o piccola, a ogni rete in tutto il Paese”.

E non è tutto: “L’HSN e gli HSO hanno fatto un uso esteso e incontrollato di piattaforme di social media, come Tiktok, attraverso l’intero ecosistema digitale per diffondere propaganda antisemita”.

Per tutti questi fini il documento politico offre una intera serie di raccomandazioni su come eliminare il movimento interno filo-palestinese, nonché gli atteggiamenti umani ed etici in generale: dall’epurazione dei “membri di facoltà e del personale che sostengono le HSO” dalle  istituzioni educative, a rendere i “potenziali dimostranti timorosi di affiliarsi alle HSO” sino a bloccare i “contenuti antisemiti” dai social media, che nel linguaggio della Heritage Foundation significa naturalmente i contenuti contro il genocidio.

Eppure, nonostante tutto il chiasso del Progetto Esther sulla apparentemente apocalittica minaccia antisemita posta dall’HSN, si scopre che, secondo un articolo di dicembre pubblicato da Forward, da quando è stato reso pubblico “nessuna grande organizzazione ebraica sembra aver partecipato alla stesura del piano o lo ha approvato pubblicamente”.

Forward, un periodico che si rivolge agli ebrei americani, ha riferito che la Fondazione Heritage aveva “lottato per attirare sostenitori ebrei per il suo piano contro l’antisemitismo, che sembra essere stato assemblato da diversi gruppi cristiani evangelici” e che il Progetto Esther “si concentra esclusivamente sui critici di sinistra di Israele, ignorando i problemi di antisemitismo dei gruppi suprematisti bianchi”.

Nel frattempo, in una lettera aperta pubblicata questo mese, influenti leader ebrei americani hanno avvertito che attualmente una “serie di attori” negli Stati Uniti sta “usando una presunta preoccupazione per la sicurezza ebraica come un manganello per indebolire l’istruzione superiore, il giusto processo, il sistema istituzionale di pesi e contrappesi, la libertà di parola e la stampa”.

Ora, se l’amministrazione Trump sembra fare suo il Progetto Esther e seguirlo, ciò è sommamente inquietante a causa della diffusione di un’agenda nazionalista cristiana bianca che utilizza il sionismo e accuse di antisemitismo ai suoi fini estremisti. E questo, sfortunatamente, è solo l’inizio di un progetto molto più elaborato.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autrice e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Al Jazeera.

(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)