Il gioco d’azzardo diplomatico sullo Stato palestinese non garantisce sicurezza ai palestinesi

Manifestazione per Gaza a Sarajevo e altre città della Bosnia il 20 aprile2025. Foto: Samır Jordamovıc – Anadolu Agency
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Ramona Wadi

3 giugno 2025 – Middle East Monitor

 

Dopo che la Francia ha annunciato la sua intenzione di riconoscere uno Stato palestinese Israele e gli USA hanno fatto pressioni contro questa possibilità. In giugno Francia e Arabia Saudita hanno in programma di organizzare un summit all’ONU sullo Stato palestinese. Il summit si basa sulla Risoluzione 79/81 dell’Assemblea Generale dell’ONU e intende “delineare un percorso irreversibile verso la definizione pacifica della questione della Palestina e l’attuazione della soluzione a due Stati.”

I più recenti commenti insensati sono arrivati dall’ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee. “Se la Francia è davvero tanto determinata a vedere uno Stato palestinese ho un suggerimento per loro: scorporate un pezzo della costa mediterranea francese e createvi uno Stato palestinese.” La Francia, ha detto Huckabee, non ha il diritto di “imporre quel tipo di pressione su una nazione sovrana”. L’idea che la Francia riconosca uno Stato palestinese, ha detto, è “abominevole.”

Mentre la Francia pone l’accento sul disastro umanitario a Gaza, che è un modo sicuro per i leader occidentali di impegnarsi rispetto alle violazioni del diritto internazionale eludendo la necessità di fermare il genocidio di Israele, il Ministro degli Esteri israeliano ha accusato Macron di condurre una “crociata contro lo Stato ebraico.”

Durante una visita a Singapore Macron ha avanzato la possibilità di applicare sanzioni contro gli israeliani se non viene interrotta la catastrofe umanitaria a Gaza. Dall’inizio delle operazioni il Gaza Humanitarian Fund (GHF) [ong creata da USA e Israele per distribuire aiuti sotto l’egida dell’esercito israeliano, ndt.] è stato collegato ai massacri dei palestinesi più di quanto lo sia stato con gli aiuti concreti.

Come era prevedibile, Israele ha minacciato l’annessione della Cisgiordania occupata se altri Paesi riconosceranno lo Stato palestinese. Per un governo che sostiene di disprezzare le cosiddette azioni unilaterali, anche se tali azioni sono il risultato di decenni di dibattiti e sono applicate così tardivamente da costituire niente di più che fatti simbolici, i dirigenti israeliani considerano a priori giustificate le azioni unilaterali. Il Ministro degli Esteri della Francia Jean-Noel Barrot ha specificato che la Francia sostiene uno Stato palestinese demilitarizzato. “Questo nell’interesse degli israeliani e per la loro sicurezza”, ha aggiunto Barrot. “L’unica alternativa ad uno stato permanente di guerra.”

Questa puntualizzazione, anche se fatta diverse volte da altri leader occidentali, è importante. Uno Stato palestinese demilitarizzato e finora simbolico nel migliore dei casi, ipotetico nel peggiore a causa del colonialismo israeliano, non comporterebbe comunque una reale indipendenza da Israele.

Benché il Ministro degli Esteri di Israele Gideon Saar abbia contestato le affermazioni della Francia dicendo “non potete decidere quali siano gli interessi degli israeliani”, occorre dire che la Francia, come altri Paesi occidentali, si preoccupa degli interessi di Israele. Se la Francia avesse a cuore l’interesse dei palestinesi invocherebbe la decolonizzazione.

In questo totale disastro diplomatico i palestinesi sono finora esclusi dall’equazione. L’atteggiamento sprezzante di Huckabee nei confronti di uno Stato palestinese – ricavarlo da una parte della costa mediterranea francese – indica una posizione che esclude i palestinesi da ogni discussione sul riconoscimento. Dopotutto è questo il colonialismo, negare ai popoli colonizzati il diritto di parlare.

E, incentrandosi unicamente sulle politiche tra Israele, gli USA e i Paesi che potrebbero riconoscere uno Stato palestinese, le rivendicazioni israeliane continuano ad avere la priorità. Anche senza le minacce di Israele resta il fatto che la creazione di uno Stato palestinese dipende dai negoziati tra i Paesi che sostengono Israele a diversi livelli, mentre Israele ha rivendicato la creazione del proprio Stato coloniale sulle macerie della Nakba palestinese.

Né le affermazioni puerili di Huckabee, né i rinnovati tentativi di Macron di giocare un ruolo di mediazione possono mutare i fatti. Lo Stato palestinese senza il contributo dei palestinesi resta ipotetico o simbolico. Non c’è da meravigliarsi se il mondo sta assistendo a un genocidio.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autrice e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)