Mera Aladam
9 giugno 2926 – Middle East Eye
Da un nuovo studio emerge che è stato individuato del materiale pericoloso nel terreno agricolo a circa 20 km dal confine con Gaza
Da un nuovo studio emerge che la produzione agricola locale in Israele è stata contaminata da sostanze chimiche pericolose rilasciate dalle esplosioni dell’esercito durante i due anni di genocidio a Gaza.
La ricerca è stata condotta da esperti della Hebrew University, del Ministero della Sanità, dell’Istituto Volcani e dell’Organizzazione per la Ricerca Agricola dell’Arava meridionale [regione del distretto meridionale di Israele, ndtr.].
Essa ha rivelato che PFAS – un gruppo di prodotti chimici sintetici di lunga durata – sono stati individuati in patate campionate in decine di campi vicino al confine con Gaza.
Lo studio aggiunge che l’inquinamento da PFAS è stato rilevato in pozzi per l’acqua e terreni fino a 19 km da Gaza.
I ricercatori ipotizzano che il materiale chimico sia stato probabilmente trasportato dal vento sul terreno agricolo dopo essere stato rilasciato dagli esplosivi a Gaza, evidenziando l’impatto ambientale della devastante guerra di Israele.
I PFAS sono notoriamente di difficile smaltimento nell’ambiente e nel corpo umano e sono inoltre resistenti al calore, guadagnandosi il soprannome di “sostanze chimiche eterne”.
Certi tipi di PFAS sono stati collegati a diverse problematiche di salute, inclusi danni al sistema riproduttivo e immunitario, problemi di sviluppo nei feti e aumento del rischio di cancro.
In Israele circa il 15% dei pozzi di acqua potabile e il 70% delle sorgenti d’acqua usate per l’agricoltura contengono residui di PFAS, portando alla chiusura di importanti pozzi d’acqua in tutto il Paese.
L’impronta di CO2 causata dalla guerra genocida di Israele a Gaza ha peggiorato un ambiente già fragile con emissioni che nei primi 15 mesi dell’aggressione sono stimate superiori a quelle di 100 Paesi.
La Rete di Ricerca di Scienze Sociali [piattaforma scientifica statunitense in rete, ndtr.], ha evidenziato che il costo climatico della distruzione israeliana di Gaza – incluse la rimozione dei detriti e la ricostruzione – potrebbe superare l’equivalente di 31 milioni di tonnellate di diossido di carbonio.
E’ più delle emissioni annuali del 2023 di molti Paesi, compresi Costa Rica, Afghanistan e Zimbabwe.
Ha rilevato che l’impatto complessivo delle guerre di Israele a Gaza e Libano, come anche dei precedenti conflitti militari con Yemen e Iran, equivale all’attività di 84 centrali elettriche per un anno.
Il cambiamento climatico e gli attacchi di Israele alle infrastrutture ambientali hanno afflitto a lungo Gaza e altre parti della Palestina occupata.
Dopo la Nakba – la pulizia etnica e la distruzione delle comunità palestinesi nel 1948 da parte delle forze sioniste – il Jewish National Fund (JNF) ha piantato foreste di monocoltura di pini, spesso sulle rovine dei villaggi palestinesi.
Nel 2013 la Società per la Protezione della Natura in Israele ha rivelato che i progetti del JNF hanno avuto un impatto devastante sulla biodiversità locale.
Nel 2021 Fadel al-Jadba, direttore del dipartimento di orticoltura del Ministero dell’Agricoltura palestinese, ha detto a Middle East Eye che nel decennio scorso si è verificata una notevole diminuzione della produzione agricola.
(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)


