I coloni israeliani sui tetti di Hebron minacciano l’identità palestinese della città

Una struttura mobile costruita dai coloni sul tetto di un esercizio commerciale palestinese . Foto: Mosab Shawar/Al Jazeera

Mosab Shawer

4 novembre 2026 – Al Jazeera

Nella Città Vecchia di Hebron i coloni israeliani si sono allargati e minacciano la presenza di abitanti e commercianti palestinesi.

Hebron, Cisgiordania occupata – Yusef al-Khatib, 65 anni, non avrebbe mai immaginato che l’edificio che ospitava nella Città Vecchia di Hebron il negozio di sartoria, che ha ereditato dal padre e dove ha passato buona parte della sua vita, sarebbe stato occupato da una colonia illegale israeliana.

Continua ad esercitare l’attività commerciale che è stata per decenni parte della storia della sua famiglia. Ma i coloni di una struttura prefabbricata costruita da poco sul tetto del suo negozio hanno determinato una situazione di incertezza sul futuro della sua bottega di sartoria.

Yusuf afferma che suo padre iniziò a lavorare in quella attività circa 80 anni fa, e di aver iniziato ad aiutare in negozio fin da quando aveva solo cinque anni. Circa 60 anni dopo ci sta ancora lavorando. “Questo negozio è la fonte di reddito mia e della mia famiglia. Mi consente di crescere i miei figli e fornire loro un’educazione,” dice ad Al Jazeera.

Nella Città Vecchia di Hebron i coloni sono presenti dal 1978, ma da allora questi avamposti illegali si sono estesi per coprire una zona più ampia. Circa 500 coloni vivono nella Città Vecchia, nonostante in base alle leggi internazionali siano illegali; gli abitanti palestinesi vivono con il timore che essi alla fine inglobino tutta Hebron.

L’espansione delle colonie

Nel corso degli anni Yusuf ha assistito a notevoli cambiamenti nella Città Vecchia, dalla chiusura di mercati e vie per i palestinesi fino alla creazione di avamposti coloniali israeliani nel cuore stesso di Hebron.

Le attività commerciali palestinesi che si trovano su via Shalala, l’entrata principale della Città Vecchia di Hebron, sono limitrofe a via Shuhada, chiusa ai palestinesi dal 1994 dopo che un colono israeliano uccise 29 palestinesi mentre pregavano nella moschea di Ibrahim [la Tomba dei Patriarchi per gli ebrei israeliani, ndt.] della città. I coloni, presenti a centinaia, hanno continuato a trovare modi per espandersi nella zona della Città Vecchia e obbligano gli abitanti palestinesi ad andarsene.

Il 29 ottobre alcuni coloni hanno piazzato sul tetto di edifici commerciali della zona strutture mobili che si prevede accoglieranno 20 nuove unità di coloni: secondo gli attivisti cambieranno il carattere palestinese dell’area.

Ciò include l’edificio abitativo sul tetto della bottega di sartoria di Yusuf. Di fronte a questa pressione la sua risposta è tenere aperto il negozio per preservare l’eredità che gli ha lasciato suo padre.

“E’ un lascito che ho ricevuto da mio padre e continuerò a proteggerlo e preservarlo, nonostante la mia paura dei coloni sul tetto sopra il negozio e le minacce che potremmo subire.”

Bader al-Daour al-Tamimi, che ha quattro figli all’università, ha visto i coloni occupare il tetto del suo negozio e trasformarlo in un nuovo avamposto. Teme che un giorno potrebbe perdere l’accesso alla sua attività, unica fonte di reddito che ha per sostenere l’istruzione dei suoi figli. “I proprietari di negozi sono giunti al punto di aspettarsi di non poterli più aprire da un giorno all’altro a causa delle costanti minacce di coloni e soldati,” dice. “La nostra presenza qui non riguarda solo il commercio, è la casa dei nostri padri e nonni e parte della nostra storia.”

Retaggio

Per Abdel Mustafa al-Shuyukhi, 67 anni, il negozio rappresenta un’altra vicenda del rapporto di lunga data con la Città Vecchia. L’ha ereditato da suo padre ed ha passato circa 50 anni lavorandovi, familiarizzandosi con ogni centimetro del quartiere.

“Conosco ogni suo angolo e i commercianti uno per uno,” racconta ad Al Jazeera.

Anche lui nel corso della sua vita lavorativa ha assistito ai cambiamenti della Città Vecchia, osservando la chiusura di mercati e l’aumento di cancelli dell’esercito all’ingresso dei quartieri. Ricorda quando le autorità israeliane hanno iniziato a emanare restrizioni che hanno impedito a clienti e commercianti palestinesi di raggiungere i negozi.

Ma al-Shuyukhi crede che tenere aperto il suo non sia solo una necessità economica ma anche fondamentale per conservare l’identità palestinese della Città Vecchia. Vuole che i suoi figli continuino a gestirlo quando morirà esattamente come suo padre glielo ha lasciato.

“Nonostante tutte le restrizioni siamo irremovibili e non vogliamo abbandonare i nostri negozi,” afferma. “Ho detto ai miei figli che, se mi succedesse qualcosa, devono venire qui e aprire il negozio in modo che rimanga aperto e non lo lasciamo.”

Dalla divisione di Hebron all’espansione

Issa Amro, 46 anni, un attivista contro la colonizzazione e fondatore dell’associazione Youth Against Settlements [Giovani contro le Colonie], inserisce l’attuale espansione in un contesto storico più complessivo che risale al massacro della moschea di Ibrahim del 1994 e agli accordi che ridefinirono il controllo su Hebron.

Prima di allora la Città Vecchia ospitava un mercato affollato ricco di verdure, animali da cortile, cammelli e falegnamerie. Ciò cambiò dopo il massacro e le conseguenti restrizioni imposte ai palestinesi dalle forze israeliane.

Amro afferma che Hebron è diversa dalle altre città della Cisgiordania in quanto è retta da un accordo speciale, il Protocollo di Hebron del 1997, che divide la città in due aree, H1 e H2. In base a questo accordo circa l’80% della città ricade nella H1, dove l’Autorità Palestinese ha responsabilità civili e per la sicurezza. Il restante 20%, noto come H2, è rimasto sotto il controllo israeliano per la sicurezza, compresa la Città Vecchia e le zone in cui vivono i coloni.

A differenza delle altre città della Cisgiordania i coloni vivono in mezzo ai quartieri palestinesi, mentre gli abitanti palestinesi devono anche affrontare restrizioni più rigide riguardo agli spostamenti e all’accesso alle proprie case e attività economiche.

L’occupazione dell’edificio del Vecchio Municipio, un simbolo della sovranità palestinese a Hebron, e la creazione di una posizione militare sul suo tetto ha coinciso con la sostituzione dei nomi arabi di strade e quartieri con quelli ebraici. Le bandiere israeliane che sventolano sopra gli edifici dei coloni sono viste come un ulteriore attacco all’identità palestinese della Città Vecchia.

“I coloni in genere rimanevano relegati in certe zone, ma oggi stiamo vedendo un’espansione oltre le aree chiuse dal 1994 e hanno raggiunto l’edificio del Vecchio Municipio e i tetti di proprietà commerciali,” sostiene Amro. “Queste restrizioni intendono svuotare la zona dai suoi abitanti palestinesi ed espandere la presenza delle colonie.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)