Collusione per garantire che l’autorità dell’ONU ostacoli il diritto al ritorno dei palestinesi

la chiave del diritto al ritorno
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Ramona Wadi

28 agosto 2018 Middle East Monitor

È possibile che gli argomenti a favore della tutela del diritto palestinese al ritorno cadano nelle trappole semantiche che Israele ha esplicitamente perfezionato per molti decenni. Mentre l’amministrazione Trump si dice stia preparando la propria definizione di coloro che debbano essere catalogati come rifugiati palestinesi, la loro storia e memoria vengono nuovamente frammentate ed isolate, al punto che il popolo è separato dal processo politico.

Il ministro israeliano dell’Educazione, Naftali Bennett, ha dichiarato che “una cancellazione da parte americana del riconoscimento del fittizio ‘diritto’ al ritorno e del fittizio status di rifugiato per discendenza sarebbe un passo coraggioso e giusto che smaschera montagne di bugie.” Definendo il diritto al ritorno un’“invenzione”, ha poi aggiunto: “Lo status di rifugiato non si trasmette per eredità.” A meno che, avrebbe dovuto aggiungere, tu non sia un ebreo, e quindi abbia il “diritto” di andare nella “Terra Promessa”, a prescindere da quante generazioni in esilio siano passate.

Pur con diverse intenzioni e prospettive, anche i palestinesi hanno costruito la loro retorica intorno al concetto di discendenza. L’Agenzia dell’ONU di soccorso e occupazione per i rifugiati palestinesi (UNRWA) è chiara sul fatto che i suoi servizi sono a disposizione dei rifugiati palestinesi e dei loro discendenti.

La comunità internazionale ha incoraggiato Israele a promuovere la narrazione dell’“ereditarietà” della condizione di rifugiato. Con la creazione di un’agenzia dipendente [dall’ONU] ed il sostegno ad un ente politico che attenua il diritto al ritorno dei palestinesi – l’Autorità Nazionale Palestinese – il concetto di rifugiato palestinese è ora imbalsamato in imposizioni umanitarie, mentre i diritti politici sono stati da tempo manipolati. Le radici di ciò si possono trovare nella Risoluzione 194 dell’Assemblea Generale dell’ONU, una risoluzione non vincolante che dà priorità al processo coloniale israeliano rispetto al diritto al ritorno dei palestinesi.

È facile scorgere come l’affermazione di Bennett si inserisca nel retroterra stabilito dall’ONU. Proprio come l’organizzazione internazionale ha eliminato il contesto coloniale, lo stesso fa l’affermazione di Bennett. Il nocciolo della questione non è il problema dell’ereditare lo status di rifugiato: è la complicità tra Israele e la comunità internazionale che ha creato una popolazione di palestinesi rifugiati permanenti.

Inoltre i parametri restrittivi imposti ai palestinesi dall’ONU hanno facilitato l’assimilazione del concetto di “ereditarietà” dello status di rifugiato anche tra gli stessi palestinesi. Deve essere posto in chiaro che, ben lungi dall’ereditare tale status, i palestinesi sono vittime di una aggressione coloniale che continua, che li ha resi rifugiati a causa della connivenza tra Israele e la comunità internazionale, che impedisce che il diritto dei palestinesi al ritorno sia messo in pratica. Se si aggiungono gli espedienti escogitati dall’ANP quando si tratta dei diritti dei rifugiati, appare chiaro che sono stati fatti sforzi considerevoli per avallare la narrazione internazionale nonostante il fatto che sia del tutto discordante rispetto ai legittimi diritti dei palestinesi.

Perché quindi la questione dello status di rifugiato è predominante? Una delle principali ragioni è la costante definizione del diritto dei palestinesi al ritorno tramite la Risoluzione 194. Dal 1948 in poi, inchinarsi davanti all’ONU ha avuto la precedenza sulla memoria palestinese. L’ONU ha incoraggiato questo atteggiamento disfattista, ben sapendo che il passaggio della causa palestinese da questione di diritti politici a questione umanitaria alla fine avrebbe plasmato il proprio corso. Nel frattempo il diritto al ritorno dei palestinesi ha seguito molteplici traiettorie a partire da un’ottica presumibilmente solidale, diventando oggetto di ricerche, istanze e riflessioni, il tutto con la garanzia che non ci si allontani dalla Risoluzione 194.

Intanto Israele ha manipolato a proprio vantaggio le divergenze. L’affermazione di Naftali Bennett è errata in quanto elimina il contesto coloniale, tuttavia rivela una sottile collusione che insidia i diritti dei rifugiati palestinesi, poiché l’adesione all’ONU, attraverso uno spettro politico che dichiara di sostenere la Palestina, è stato privilegiato rispetto ai diritti legittimi di una popolazione palestinese colonizzata e costantemente deportata con la forza.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autrice e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)