Come il dominio dei rabbini sta alimentando una guerra santa in Israele

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Jonathan Cook

13 febbraio 2019, Middle East Eye

Palestinesi, laici e donne devono far fronte a un contesto più ostile in quanto si sono consolidate tendenze teocratiche

In quale Paese la scorsa settimana un importante religioso stipendiato dallo Stato ha invitato i propri fedeli a diventare “guerrieri” e a emulare un gruppo di giovani uomini che hanno assassinato una donna di un’altra fede? Il religioso lo ha fatto nella più totale impunità. Di fatto stava solo facendo eco ad altri suoi colleghi di alto rango che hanno approvato un libro che – di nuovo nella più totale impunità – esorta i discepoli ad uccidere bambini di altre religioni.

Dove il capo del clero può chiamare “scimmie” le persone di colore e invocare l’espulsione di altre comunità religiose?

Dove un’élite religiosa esercita così tanto potere da decidere da sola chi può sposarsi o divorziare – ed è appoggiata da una legge che può condannare al carcere chi tenti di sposarsi senza la sua approvazione? Possono persino far chiudere il sistema ferroviario nazionale senza preavviso. Dove ci sono uomini santi talmente temuti che le donne sono cancellate dai cartelloni pubblicitari, i campus universitari adottano la segregazione in base al genere per accontentarli e le donne si ritrovano letteralmente spinte in fondo agli autobus?

Questo Paese è l’Arabia Saudita? O il Myanmar? O forse l’Iran?

No. Questo è Israele, l’unico Stato al mondo autoproclamatosi Stato ebraico.

Quali “valori condivisi”?

C’è almeno un politico a Washington che intenda essere eletto che non abbia a un certo punto dichiarato un “legame indissolubile” tra gli Stati Uniti e Israele, o sostenuto che entrambi difendono “valori condivisi”? Pochi, a quanto pare, hanno una qualche idea di quali valori Israele effettivamente rappresenti. Ci sono molti motivi per criticare Israele, compresa la sua brutale oppressione dei palestinesi sotto occupazione e il suo sistema di segregazione e discriminazione istituzionalizzate contro il quinto della sua popolazione che non è ebreo – la sua minoranza palestinese.

Ma chi critica ha totalmente ignorato le crescenti tendenze teocratiche di Israele. Ciò non si è dimostrato semplicemente regressivo per la popolazione ebraica di Israele, in quanto i rabbini esercitano un controllo anche maggiore sulle vite sia degli ebrei religiosi che laici, soprattutto donne. Ciò ha anche allarmanti implicazioni per i palestinesi, sia per quelli sotto occupazione che per quelli che vivono in Israele, in quanto il conflitto nazionale con risapute origini coloniali si è gradatamente trasformato in una guerra santa, alimentata da rabbini estremisti con l’implicita benedizione dello Stato.

Controllo della condizione personale

Nonostante i padri fondatori di Israele fossero dichiaratamente laici, la separazione tra Stato e religione in Israele è sempre stato quantomeno tenue – e ora sta crollando a un ritmo sempre più rapido.

Dopo la fondazione di Israele, David Ben Gurion, il primo capo del governo israeliano, decise di subordinare importanti aspetti della vita degli israeliani ebrei alla giurisdizione di un rabbinato ortodosso, che rappresenta la corrente più rigida, tradizionalista e conservatrice dell’ebraismo. Fino ad ora altre correnti più liberali non hanno un riconoscimento ufficiale in Israele.

La decisione di Ben Gurion rifletteva in parte un desiderio di garantire che il nuovo Stato accogliesse due diverse concezioni dell’ebraismo: sia di quelli che si identificavano come ebrei in senso laico, etnico o culturale, che di quelli che conservavano le tradizioni religiose dell’ebraismo. Sperava di fonderle in una nuova nozione di “nazionalità” ebraica.

Per questa ragione ai rabbini ortodossi venne concesso il controllo esclusivo su importanti aspetti della sfera pubblica – questioni di condizione personale, come la conversione, la nascita, la morte e il matrimonio.

Giustificazioni bibliche

Rafforzare il potere dei rabbini era una necessità urgente dei dirigenti laici di Israele per nascondere le origini del colonialismo di insediamento dello Stato. Ciò avrebbe potuto essere ottenuto utilizzando l’educazione per sottolineare le giustificazioni bibliche dell’usurpazione delle terre della popolazione autoctona palestinese da parte degli ebrei.

Come ha osservato il defunto attivista per la pace Uri Avnery, la rivendicazione sionista era “basata sulla storia biblica dell’Esodo, della conquista di Canaan, del regno di Saul, David e Salomone…le scuole israeliane insegnano la Bibbia come una storia reale.”

Tale indottrinamento, insieme a un tasso di natalità molto maggiore tra gli ebrei religiosi, ha contribuito a un’esplosione nel numero di persone che si identificano come religiose. Esse ora costituiscono metà della popolazione.

Oggi circa un quarto degli ebrei israeliani appartiene alla corrente ortodossa, che interpreta la Torah [libro sacro che contiene le leggi e le norme di condotta degli ebrei, ndtr.] in modo letterale, e uno su sette a quella ultra-ortodossa, o Haredim, la più fondamentalista delle correnti religiose ebraiche. Alcune stime suggeriscono che in 40 anni questi ultimi rappresenteranno un terzo della popolazione ebraica del Paese.

Conquistare il governo”

In Israele sia il crescente potere che l’estremismo degli ortodossi sono stati evidenziati nell’ultima settimana di gennaio quando uno dei loro più influenti rabbini, Shmuel Eliyahu, è intervenuto pubblicamente in difesa di cinque studenti accusati dell’uccisione di Aisha Rabi, una palestinese madre di otto figli. In ottobre essi hanno lanciato pietre contro la sua auto nei pressi di Nablus, nella Cisgiordania occupata, facendola uscire di strada.

Eliyahu è il figlio dell’ex rabbino capo di Israele, Mordechai Eliyahu, ed egli stesso siede nel Consiglio Rabbinico Supremo, che controlla molti aspetti della vita degli israeliani. È anche rabbino comunale di Safed, una città che nell’ebraismo ha lo stesso status di Medina per l’Islam o Betlemme per la Cristianità, per cui le sue parole hanno una grande importanza per gli ebrei ortodossi.

All’inizio del mese è apparso un video del discorso che ha tenuto presso il seminario in cui studiano i cinque accusati nella colonia illegale di Rehelim, a sud di Nablus.

Eliyahu non solo ha lodato i cinque come “guerrieri”, ma ha detto agli studenti che essi dovrebbero abbattere il “corrotto” sistema dei tribunali laici. Ha detto loro che era vitale anche “conquistare il governo”, ma senza fucili o carrarmati. “Dovete occupare le posizioni chiave dello Stato,” li ha esortati.

Giudici che violano la legge

In realtà questo processo è già molto avanzato.

La ministra della Giustizia Ayelet Shaked, che avrebbe dovuto essere la prima a denunciare le affermazioni di Eliyahu, è totalmente allineata con i coloni religiosi. Significativamente lei e altri ministri del governo hanno mantenuto uno scrupoloso silenzio.

Ciò perché i rappresentanti politici delle comunità ebraiche religiose di Israele, compresi i coloni, sono ora diventati il fulcro delle coalizioni governative israeliane. Hanno molto potere e possono estorcere ad altri partiti cospicue concessioni. Da tempo Shaked ha utilizzato la propria posizione per inserire giudici più esplicitamente nazionalisti e religiosi nel sistema giudiziario, compreso il tribunale più importante del Paese, la Corte Suprema.

Due dei suoi attuali 15 giudici, Noam Sohlberg e David Mintz, hanno trasgredito apertamente alla legge, in quanto vivono in colonie della Cisgiordania in violazione del diritto internazionale. Molti altri giudici nominati membri della corte da Shaked sono religiosi e conservatori.

Questa è una significativa vittoria per i religiosi ortodossi e per i coloni. La Corte è l’ultima linea di difesa per i laici contro l’assalto alla loro libertà religiosa e all’uguaglianza di genere.

E la Corte offre l’unica risorsa ai palestinesi che cercano di mitigare i peggiori eccessi delle politiche violente e discriminatorie del governo, dell’esercito e dei coloni israeliani.

Popolo eletto

Un altro ideologo del movimento dei coloni, Naftali Bennett, collega di Shaked, è da quattro anni ministro dell’Educazione nel governo di Netanyahu. Questo incarico è stato a lungo fondamentale per gli ortodossi, perché forma la prossima generazione di israeliani.

Dopo decenni di concessioni ai rabbini, il sistema scolastico israeliano è già pesantemente incentrato sulla religione. Uno studio del 2016 ha mostrato che il 51% degli alunni ebrei frequentava scuole religiose segregate in base al sesso, che enfatizzavano dogmi biblici – rispetto al 33% solo 15 anni prima.

Ciò può spiegare come mai un recente sondaggio ha evidenziato che il 51% crede che gli ebrei abbiano un diritto che gli viene da dio sulla terra di Israele, e qualcuno in più – il 56% – crede che gli ebrei siano un “popolo eletto”.

È probabile che questi risultati peggiorino ulteriormente nei prossimi anni. Bennett ha dato molta più importanza nel curriculum all’identità tribale ebraica, agli studi biblici e alle rivendicazioni religiose sul Grande Israele, compresi i territori palestinesi – che vuole annettere.

Al contrario scienze e matematica sono sempre più ridimensionate nel sistema educativo e totalmente assenti nelle scuole degli ultra-ortodossi. L’evoluzionismo, ad esempio, è stato per lo più eliminato dal programma, persino in scuole laiche.

Nessuna pietà” per i palestinesi

Un altro ambito fondamentale del potere dello Stato di cui si sono impadroniti i religiosi, e soprattutto i coloni, sono i servizi di sicurezza. Il capo della polizia Roni Alsheikh ha vissuto per anni in una colonia ben nota per i suoi violenti attacchi contro i palestinesi, e anche l’attuale rabbino capo del corpo, Rahamim Brachyahu, è un colono.

Entrambi hanno attivamente promosso un progetto che recluta più ebrei religiosi nelle forze di polizia. Nahi Eyal, il fondatore del programma, ha affermato che la sua intenzione è di aiutare la comunità dei coloni a “farsi strada nei ranghi di comando.”

La tendenza è ancora più forte nell’esercito israeliano. I dati mostrano che la comunità nazional-religiosa, da cui vengono i coloni – benché sia solo il 10% della popolazione – rappresenta la metà di tutti i nuovi allievi ufficiali. Metà delle accademie militari israeliane ora è religiosa.

Ciò si è tradotto in un crescente ruolo dei rabbini ortodossi estremisti nel motivare i soldati sul campo di battaglia. Durante l’invasione di terra israeliana di Gaza nel 2008-09 [l’operazione “Piombo Fuso”, ndtr.] i soldati hanno ricevuto pamphlet del rabbinato militare che utilizzavano precetti biblici per convincerli a “non dimostrare pietà” per i palestinesi.

Istigazione ad uccidere bambini

Al contempo la popolazione ultra-ortodossa in rapida crescita è stata incoraggiata dal governo a spostarsi nelle colonie della Cisgiordania, costruite apposta per loro, come Modi’in Illit e Beitar Illit. Ciò a sua volta sta alimentando l’emergere di un nazionalismo aggressivo tra i giovani.

Una volta gli Haredim erano apertamente ostili, o quanto meno ambivalenti, nei confronti delle istituzioni statali, convinti che uno Stato ebraico fosse sacrilego, finché non arriverà il Messia a governare sugli ebrei.

Ora per la prima volta giovani Haredim stanno facendo il servizio militare nell’esercito israeliano, mettendo sotto pressione il comando militare perché si adegui alla loro ideologia fondamentalista. È stato coniato un nuovo termine per questi aggressivi soldati haredi: vengono chiamati “Hardal” [crasi di “haredì” e “datì leumì”, cioè nazional religiosi, ndtr.].

Brachyahu e rabbini Hardal sono tra gli importanti rabbini che hanno appoggiato un libro terrificante, la “Torah del Re”, scritto da due rabbini coloni, che invita gli ebrei a trattare senza pietà i non-ebrei, e specificamente i palestinesi.

Fornisce la benedizione di dio al terrorismo ebraico – non solo contro i palestinesi che cercano di resistere alla loro espulsione da parte dei coloni, ma contro tutti i palestinesi, persino i bambini, in base al principio che “è chiaro che cresceranno per farci del male.”

Si estende la segregazione per genere

La notevole crescita della religiosità ha creato problemi interni anche alla società israeliana, soprattutto per la popolazione laica in calo e per le donne.

In alcune parti del Paese manifesti per le imminenti elezioni – come più in generale per gli annunci pubblicitari – sono stati “ripuliti” da volti femminili per evitare di oltraggiare [la sensibilità religiosa, ndtr.].

Lo scorso mese la Corte Suprema ha criticato il Consiglio Israeliano per l’Educazione Superiore per aver consentito che la separazione tra uomini e donne nelle aule dei college si diffondesse nel resto dei campus, comprese le biblioteche e le zone comuni. Le studentesse e le docenti si stanno confrontando con norme per un abbigliamento “pudico”.

Il consiglio ha persino annunciato di avere intenzione di estendere la separazione perché si è dimostrato difficile persuadere gli ebrei religiosi a frequentare l’educazione superiore.

Violenza della folla

Israele è sempre stata una società profondamente strutturata per tenere separati ebrei e palestinesi, sia fisicamente che in termini di diritti. Ciò è altrettanto vero per la numerosa minoranza palestinese di Israele, un quinto della popolazione, che vive quasi totalmente separata dagli ebrei in comunità segregate. I loro bambini sono tenuti lontani da quelli ebrei in scuole separate.

Ma in Israele la maggiore sottolineatura della definizione religiosa di ebraicità significa che i palestinesi ora non solo devono affrontare la fredda violenza strutturale concepita dai fondatori laici di Israele, ma anche un’ostilità “calda”, autorizzata dalla Bibbia, da parte di estremisti religiosi.

Ciò è soprattutto evidente nella rapida crescita di aggressioni fisiche contro i palestinesi e le loro proprietà, così come contro i loro luoghi di culto, in Israele e nei territori occupati. Tra gli israeliani questa violenza è legittimata in quanto attacchi del “prezzo da pagare”, come se i palestinesi si provocassero danno da soli.

Ora su Youtube ci sono tanti video di coloni armati di fucili o bastoni che attaccano palestinesi, in genere quando questi ultimi cercano di accedere ai loro uliveti o sorgenti, mentre i soldati israeliani stanno lì senza intervenire o collaborano.

Incendi dolosi si sono estesi dagli uliveti alle case dei palestinesi, a volte con terribili risultati, in quanto alcune famiglie sono state bruciate vive.

Rabbini come Eliyahu hanno alimentato questa nuova ondata di attacchi con giustificazioni bibliche. Il terrorismo di Stato e la violenza della folla si sono fuse.

Distruggere al-Aqsa

Il maggior punto critico potenziale è nella Gerusalemme est occupata, in cui il crescente potere simbolico e politico di questi rabbini messianici rischia di esplodere nel complesso della moschea di al-Aqsa.

A lungo politici laici hanno giocato col fuoco in questo luogo santo islamico, utilizzando rivendicazioni di carattere archeologico per cercare di trasformarlo in un simbolo dello storico diritto ebraico sulla terra, compresi i territori occupati.

Ma la loro affermazione secondo cui la moschea è stata costruita su due templi ebraici, l’ultimo dei quali distrutto due millenni fa, è stata rapidamente riconfigurata per scopi incendiari della politica attuale.

La crescente influenza di ebrei religiosi in parlamento, nel governo, nei tribunali e nei servizi di sicurezza significa che le autorità diventano ancora più sfrontate nell’adottare rivendicazioni materiali per la sovranità su al-Aqsa.

Ciò comporta anche un’indulgenza persino maggiore verso gli estremisti religiosi che chiedono più di un controllo concreto sul sito della moschea. Vogliono distruggere al-Aqsa e sostituirla con il Terzo Tempio.

La guerra santa che si prepara

Lentamente Israele sta trasformando un progetto di colonizzazione di insediamento contro i palestinesi in una battaglia con il più complessivo mondo islamico. Sta trasformando un conflitto territoriale in una guerra santa.

La crescita demografica della popolazione religiosa di Israele, il fatto che il sistema scolastico coltivi un’ideologia ancora più estremista basata sulla Bibbia, l’occupazione dei centri di potere fondamentali dello Stato da parte dei religiosi e l’emergere di una classe di influenti rabbini che predicano il genocidio contro i vicini di Israele ha preparato il terreno per una tempesta perfetta nella regione.

Ora la questione è quando gli alleati di Israele, negli USA e in Europa, finalmente si accorgeranno della catastrofica direzione verso cui Israele sta andando – e troveranno la forza di prendere l’iniziativa necessaria per bloccarla.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Jonathan Cook, giornalista inglese che vive a Nazareth dal 2001, è autore di tre libri sul conflitto israelo-palestinese. Ha vinto il “Martha Gellhorn Special Prize for Journalism”.

(traduzione di Amedeo Rossi)

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