Chi sta pagando il prezzo delle violenze del maggio 2021?

Haifa maggio 2021. Foto: Maria Zreik/Activestills.org)
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Baker Zoubi

20 dicembre 2022 – +972 Magazine

Le condanne comminate dopo la rivolta del maggio 2021 rivelano stridenti disparità tra imputati ebrei e palestinesi

Lo scorso giugno un ebreo israeliano, Ya’akov Cohen, è stato condannato per aver aggredito violentemente durante la rivolta del maggio 2021 Said Musa, un palestinese cittadino israeliano, nella città costiera di Bat Yam. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna da 4 a 7 anni per Cohen, trentunenne, che ha colpito Musa mentre era inerme a terra dopo essere stato trascinato fuori dalla sua auto da vari aggressori ebrei, tra cui Cohen. Ma il giudice ha deciso di condannarlo solo a 15 mesi di prigione e ha giustificato la sentenza affermando che Cohen “in quel momento credeva che la vittima del reato (Musa) stesse cercando di investirlo con la sua macchina.”

Alla fine di novembre un arabo, Adham Bashir, è stato condannato per aver preso parte a San Giovanni d’Acri durante lo stesso periodo nel maggio 2021 a un’aggressione contro Mor Janashvili, un ebreo israeliano. Il pubblico ministero aveva chiesto che Adham Bashir, che aveva lanciato una pietra contro l’auto di Janashvili e rotto il parabrezza durante un attacco in gruppo, venisse condannato a 10-13 anni. I tre giudici hanno accolto la richiesta e lo hanno condannato a 10 anni di carcere. Il giudice ha spiegato: “Si è trattato di una feroce e oscura aggressione che richiede una punizione esemplare.”

La differenza nella condanna – 15 mesi di prigione per l’ebreo che ha partecipato all’aggressione contro un arabo rispetto ai 10 anni per l’arabo che ha partecipato all’attacco contro un ebreo – ha scatenato tra molti palestinesi in Israele accuse di discriminazione tra imputati ebrei e arabi.

Questa sensazione di essere discriminati viene rafforzata dal fatto che l’ufficio del pubblico ministero ha deciso di non presentare accuse contro ebrei israeliani sospettati di essere coinvolti nella sparatoria contro Musa Hassona a Lydda/Lod nel maggio 2021. Nel contempo, sette arabi della stessa città sono stati imputati per l’uccisione di Yigal Yehoshua dopo aver ammesso di aver lanciato pietre contro la sua auto.

Secondo i dati raccolti dal centro Mossawa, organizzazione per i diritti umani con sede ad Haifa [città israeliana con una consistente presenza palestinese, ndt.], sui fatti del maggio 2021 la polizia e lo Shin Bet [servizio segreto interno israeliano, ndt.] hanno arrestato circa 3.600 cittadini palestinesi [di Israele]. Circa 360 di questi sono stati processati e più di 100 condannati e attualmente si trovano in prigione. Non sono ancora state prese decisioni per gli altri casi e gli accusati rimarranno agli arresti domiciliari o in carcere fino alla fine del processo. Secondo Mossawa, nei casi in cui è stato presentato appello la Corte Suprema ha aggravato le condanne.

Non ci sono dati precisi riguardo al numero di ebrei condannati in seguito agli avvenimenti di maggio o alle sentenze di condanna, ma è chiaro che ci sono disparità molto evidenti. I dati forniti nel giugno 2021 ad Aida Touma-Suleiman, parlamentare della Knesset [il parlamento israeliano] del partito di sinistra Hadash, mostrano che in seguito alla rivolta l’ufficio del pubblico ministero ha chiesto l’arresto di 190 cittadini palestinesi e di 17 cittadini ebrei. Nel contempo il Centro Al-Mezan per i Diritti Umani ha riportato che il 77% delle imputazioni per il delitto di incitamento alla violenza e al razzismo presentati dall’ufficio della procura negli ultimi anni riguardano cittadini arabi.

Non ci sono dati sulle sentenze mediamente emesse contro gli imputati arabi, ma in base a casi recenti sembrano pesanti. Per esempio, alla fine dello scorso mese quattro abitanti della città settentrionale di Tamra hanno subito condanne dai cinque ai sette anni di carcere dopo essere stati imputati di aver lanciato pietre e percosso un ebreo israeliano entrato a Tamra durante gli avvenimenti di maggio. Fatto inconsueto, l’ebreo, Shir Alkalay, in realtà aveva chiesto che i suoi aggressori ottenessero una condanna più lieve dopo aver firmato con loro un tradizionale accordo di “sulha” (perdono), ma il tribunale ha sentenziato che “in questo caso il danno all’interesse pubblico deve essere preso in considerazione in modo più generale… la sicurezza personale e il diritto alla libertà di movimento della popolazione ebraica sono stati profondamente danneggiati.”

Un’altra sentenza che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica araba sono stati i 15 anni comminati a Mohammado Agbaria, un abitante del villaggio di Mu’awiya, nei pressi di Umm Al-Fahm. Agbaria è stato processato dopo aver confessato di aver sparato con un’arma da fuoco, che deteneva senza licenza, contro poliziotti all’incrocio Ein Ibrahim a Wadi Ara, e il giorno dopo di aver lanciato mattoni contro la polizia e funzionari dello Shin Bet dal tetto della sua casa quando sono arrivati per arrestarlo, ferendoli. La sua famiglia sostiene che la confessione gli è stata estorta con la forza.

Agbaria è stato accusato di tentato omicidio, aggressione, ferimento e possesso illegale di armi e munizioni. Tuttavia in Israele molti palestinesi hanno evidenziato che, quando gli imputati che fanno parte di organizzazioni criminali nelle zone arabe sono accusati di porto illegale di armi, le loro condanne sono molto più lievi.

Sabrin Bashir, la madre di Adham, condannato a 10 anni di carcere per il suo coinvolgimento nell’aggressione di Acri, sostiene che gli avvenimenti di quella notte si sono svolti nei pressi della loro casa, quando suo figlio era tornato dal lavoro nel suo negozio di barbiere. Secondo lei un ebreo aveva lanciato la sua auto contro alcuni giovani arabi e suo figlio “era andato a vedere il giovane che era stato investito e si trattava di un nostro parente.”

Bashir dice a +972 che il giorno dopo l’incidente la polizia è arrivata al negozio di barbiere del figlio e lo ha arrestato. “Ci è stato impedito di vederlo per parecchi mesi,” spiega. “Continuano a dirci che l’imputazione parla del lancio di una pietra contro un veicolo di passaggio, benché il conducente fosse fuori dalla macchina e fosse fuggito. Ricevi una simile condanna per aver lanciato una pietra contro una macchina vuota? La sentenza non è proporzionata.”

Secondo la madre, suo figlio era stato liberato dagli arresti domiciliari e il suo avvocato aveva detto alla famiglia che al peggio lo avrebbero condannato ai servizi sociali.” Poi il legale ha iniziato a dire che la situazione stava peggiorando e la pena sarebbe stata di due anni,” continua. “Nel peggiore dei casi non ci saremmo aspettati una condanna a 10 anni e una multa di 150.000 shekel [oltre 40.000 €]. Ce ne siamo andati da (Acri) per stare a Shefa-Amr con nostro figlio, perché gli era stato vietato di risiedere in città. Abbiamo passato due anni veramente difficili e abbiamo pagato un sacco di soldi, ma ciò non è importante perché volevamo solo che Adham venisse rilasciato, ed ecco cosa abbiamo ottenuto.”

Bashir critica anche la dirigenza palestinese in Israele. “Nessun leader arabo ci ha parlato, né i membri della Knesset né i politici arabi del Comune di Acri o altrove. Nessuno ci ha aiutati,” afferma. “Alcuni di loro ci hanno contattati dopo il verdetto e hanno detto che ci avrebbero aiutati, ma non abbiamo ancora sentito niente. Ora li sto contattando io. Adham è figlio anche vostro, non solo mio. Voi proteggete i nostri interessi e dovete seguire il caso di mio figlio.”

Ilham Agbaria, sorella di Muhammad, sostiene che non si aspettavano che gli fosse comminata una sentenza così dura. “Quindici anni è come un ergastolo,” dice. “Muhammad è sposato ed ha un figlio e una figlia. Non posso immaginare che i suoi figli crescano senza di lui.”

Ilham afferma che suo fratello è stato in prigione per un anno e mezzo prima di essere condannato. “Stiamo presentando appello alla Corte Suprema, ma non ci aspettiamo che la sua condanna venga ridotta,” dice. “Delinquenti e assassini non vengono condannati a 15 anni, ma quando un giovane esce in strada e protesta perché vengano rispettati lui e il suo popolo, ottiene una punizione così ingiusta. Vogliono trasformare chiunque protesti in un esempio per le generazioni più giovani.”

Vediamo come puniscono gli ebrei che hanno attaccato arabi e come puniscono criminali armati nella nostra società,” dice Nassim Qabha, il genero di Agbaria. “Pensando di poter impedire ai giovani di protestare la prossima volta, ma non gli servirà, perché la forza non funziona contro il nostro popolo.”

Alla fine della scorsa settimana un tribunale israeliano ha emesso una sentenza sorprendentemente lieve contro Muhammad Al-Awar e Muhammad Hassuna, due giovani di Lydda che sono stati processati per aver sparato e incendiato automobili durante le violenze di maggio (Al-Awar è stato condannato a 18 mesi mentre Hassuna a 38 mesi). Una delle ragioni è che Muhammad Hassuna è cugino di Musa Hassuna, colpito da un’arma da fuoco e ucciso da un ebreo israeliano durante gli scontri.

Nel contempo alla fine della scorsa settimana decine di madri del quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est hanno organizzato una protesta davanti al tribunale distrettuale di Gerusalemme, dove la madre del prigioniero Bilal al-Jabari ha detto che il figlio diciannovenne è detenuto da un anno senza processo e il pubblico ministero ha chiesto per lui una condanna a otto anni di carcere. “Le autorità insistono con punizioni ingiuste contro i giovani, nonostante le quotidiane aggressioni agli abitanti di Sheikh Jarrah da parte dei coloni, tutte con la protezione della polizia,” afferma.

Il segretario di Balad [partito arabo israeliano di sinistra, ndt.] Sami Abu Shehadeh, che ha partecipato alla manifestazione di Gerusalemme, ha affermato che “le sentenze ingiuste sono una chiara dimostrazione del fatto che questo sistema è parte del regime di apartheid israeliano, che consente agli assassini degli shahid (martiri) Musa Hassuna e Muhammad Qiyan (un cittadino palestinese di Israele ucciso da poliziotti in borghese a Umma al-Fahm nel maggio 2021) vanno in giro liberamente, mentre la vittima che ha difeso la propria casa viene messo sotto processo.”

Secondo Al-Mezan, benché si siano somiglianze nei dettagli delle denunce presentate contro ebrei e quelle contro gli arabi, le sentenze contro gli imputati arabi “sono appositamente impostate per punire giovani arabi per la loro partecipazione agli avvenimenti del maggio 2021. Nelle sentenze su imputazioni relative a questioni nazionali c’è un doppio standard tra ebrei e arabi … le pesanti punizioni sono un pericoloso precedente e indicano che il sistema giudiziario israeliano sta correndo verso l’estremismo e la discriminazione.”

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)