Redazione di Palestine Chronicle
12 agosto 2025, Palestine Chronicle
“Perché ucciderlo proprio ora, alla vigilia dei piani per conquistare Gaza City? La risposta è chiara. Penso che Israele abbia ucciso Anas Al Sharif semplicemente perché era un giornalista”. Yuval Abraham.
I servizi segreti israeliani hanno istituito un’unità speciale allo scopo di giustificare le azioni dell’esercito a Gaza, compresa l’uccisione di giornalisti, secondo il giornalista investigativo israeliano Yuval Abraham.
“Dopo il 7 ottobre, una squadra chiamata ‘Cellula di legalizzazione’ è stata istituita all’interno di AMAN (i servizi segreti militari)”, ha scritto Abraham su X lo scorso lunedì, dopo l’ultimo omicidio, portato a termine con un attacco aereo, di sei giornalisti, tra cui il reporter di Al Jazeera Anas Al Sharif.
“Gli agenti dei servizi segreti cercano informazioni per fornire una ‘legittimazione’ alle azioni dell’esercito a Gaza: errori nel lancio di missili da parte di Hamas, uso di scudi umani, utilizzo della popolazione civile, il consueto armamentario che ben conosciamo”, ha aggiunto.
Abraham ha detto che “la principale missione della Cellula di legittimazione era di trovare dei giornalisti che potessero essere presentati dei media come segretamente affiliati ad Hamas”, aggiungendo che questa unità ha attivamente identificato i giornalisti uno ad uno ed ha cercato informazioni su di loro”.
“Non hanno trovato nulla”
Abraham ha confermato che “hanno passato delle intere giornate alla ricerca di qualcosa, e non hanno trovato nulla”.
“Perché fare delle ricerche del genere? Per come la capisco io, per fornire ai media un modo per ‘legittimare’ in generale il fatto che dei giornalisti sono stati uccisi”, ha aggiunto Abraham.
Abraham ha aggiunto che “identificare un giornalista come un membro di Hamas sotto copertura permette di insabbiare la morte di tutti gli altri giornalisti”.
Il giornalista ha fatto notare che Israele “ha ammesso che l’obiettivo dell’attacco alla tenda della stampa davanti all’ospedale al-Shifa era Anas Al Sharif”.
Osservando che “era noto da mesi dove si trovava”, Abraham si è chiesto il motivo della tempistica dell’omicidio di Al Sharif.
“Perché ucciderlo ora? Alla vigilia dei piani per conquistare Gaza City? La risposta è chiara. Io penso che Israele abbia ucciso Anaf Al Sharif semplicemente perché era un giornalista”, ha aggiunto Abraham.
“I documenti [presentati dall’esercito israeliano] sono stati il mezzo”, ha aggiunto ancora. “Per lo stesso motivo per cui si sono attivati per cercare dei giornalisti che potessero essere presentati come membri di Hamas, per fornire una ‘legittimazione’ all’uccisione di giornalisti in generale… E per lo stesso motivo ai media internazionali viene impedito di entrare a Gaza: per fare in modo che i crimini siano visti di meno”.
Questi ultimi omicidi fanno salire a 238 il numero di giornalisti assassinati durante il genocidio contro Gaza in corso dall’ottobre 2023.
Un “grande massacro” in preparazione
Lo scorso lunedì il direttore dell’ospedale Al Shifa, il dottor Mohammed Abu Salmiya, ha preavvisato che l’uccisione dei giornalisti da parte di Israele è avvenuta in preparazione di un “grande massacro” che Israele non vuole venga raccontato dai media.
“Ecco cosa temiamo: che l’esercito di occupazione stia preparando un “grande massacro”, ma questa volta senza che ne siano trasmessi i suoni o le immagini”, ha dichiarato il dottor Abu Salmiya. Israele vuole uccidere ed espellere il maggior numero possibile di palestinesi di Gaza City, ma questa volta senza le voci di Anas, Mohammed, Al Jazeera e degli altri canali satellitari”.
I corrispondenti di Al Jazeera Anas Al Sharif e Mohammed Qreiqea sono stati uccisi nell’attacco, insieme ai cameramen Ibrahim Zaher e Moamen Aliwa, e al loro assistente Mohammed Nofal. Anche un altro giornalista, Mohammed Al Khalidi, è deceduto in seguito alle ferite.
L’avvertimento di Al Sharif
Il mese scorso Al Sharif aveva avvertito in una dichiarazione su X che l’esercito israeliano “ha lanciato una campagna di minacce e incitamenti all’odio contro di me a causa del mio lavoro come giornalista per Al Jazeera”.
Ha aggiunto: “lo ribadisco: Io, Anas Al Sharif, sono un giornalista senza affiliazioni politiche. La mia unica missione è raccontare la verità dal campo, così com’è, senza pregiudizi. In un momento in cui una carestia mortale sta devastando Gaza, dire la verità è diventato, agli occhi dell’occupazione, una minaccia”.
L’assassinio di Al Sharif e dei suoi colleghi ha suscitato condanne e manifestazioni di cordoglio in tutto il mondo.
(traduzione dall’inglese di Federico Zanettin)


