«Stiamo con le Ong – stiamo con Gaza»: un appello. Le prime firme e il link per chi vuole aderire.

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Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi, delle 37 ONG a cui Israele ha negato il permesso di operare a Gaza, rifiuterà di consegnare alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese, ritenendola una richiesta incompatibile con i princìpi umanitari e con il dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite. Questa decisione coraggiosa non è un atto di sfida: è un imperativo etico e legale.

 

Nel marzo 2025, le autorità israeliane hanno annunciato che le ONG operanti a Gaza avrebbero dovuto fornire nomi e informazioni sul proprio personale. Il 30 dicembre è stato poi comunicato che le registrazioni preliminari di 37 ONG umanitarie erano scadute e che le organizzazioni avrebbero dovuto cessare le attività entro 60 giorni oppure trasmettere tali dati, senza chiare garanzie sulla sicurezza degli operatori.

Questa richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come dimostrato dai dati degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, la misura contribuisce a screditare le ONG agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, ponendole in una situazione di scelta comunque sbagliata.

I dati parlano con drammatica chiarezza. Nel 2022 a Gaza erano presenti 16.259 operatori sanitari, di cui il 18,2% impiegato presso organizzazioni non governative. Dal 7 ottobre 2023, circa 1.700 di questi professionisti sono stati uccisi — il 10,4% dell’intera forza lavoro sanitaria — con un’età media all’uccisione di 38,8 anni e una perdita stimata di 68.089 anni di vita.

Tra i sanitari uccisi, 15 appartenevano allo staff di Medici Senza Frontiere. Parallelamente, 656 operatori sanitari sono emigrati al di fuori di Gaza, mentre oltre 360 sono stati illegalmente detenuti dalle forze israeliane.

La violenza contro il personale sanitario non si limita a Gaza. Anche in Cisgiordania si è assistito a un drammatico incremento degli attacchi contro le strutture e il personale sanitario da parte delle forze israeliane. Secondo i dati consolidati di Insecurity Insight sugli attacchi alla sanità nel territorio palestinese occupato tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025, sono stati registrati 778 episodi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con 12 operatori sanitari uccisi e 161 arrestati.

In questo contesto, consegnare i nomi dei colleghi palestinesi significherebbe trasformarli in potenziali bersagli, esporli ad un ulteriore rischio di arresto o uccisione e violare il nostro dovere legale ed etico di proteggerli, oltre a tradire i principi fondamentali dell’azione umanitaria. Allo stesso tempo, impedire alle ONG l’ingresso a Gaza significa privare centinaia di migliaia di gazawi da cure essenziali e violare nuovamente il diritto internazionale.

L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario

Dal 7 ottobre 2023 Israele ha parzialmente o completamente bloccato l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, aggravando una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti. Gli ospedali operano senza i materiali più elementari: garze, antibiotici, anestetici, soluzioni fisiologiche, materiale chirurgico. Physicians for Human Rights ha documentato come perfino i bisturi siano stati classificati come materiale “dual use” e bloccati all’ingresso.

Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, Israele non ha rispettato gli accordi sull’ingresso degli aiuti: secondo Al Jazeera, al 9 dicembre 2025 il cessate il fuoco era stato violato almeno 738 volte, con 377 palestinesi uccisi e solo il 38% dei camion concordati effettivamente autorizzati a raggiungere le proprie destinazioni.

Il 29 gennaio 2026, le Forze di Difesa Israeliane hanno riconosciuto come accurate le cifre del Ministero della Salute di Gaza: oltre 71.000 palestinesi uccisi da Ottobre 2023. Per più di due anni, questi dati sono stati sistematicamente screditati come “propaganda di Hamas” da funzionari israeliani, canali mediatici Occidentali e persino dal Congresso degli Stati Uniti.

Il Congresso Americano ha addirittura vietato per legge ai dipartimenti governativi di citare le statistiche del Ministero della Salute di Gaza, contribuendo attivamente alla delegittimazione di una fonte che, storicamente, si è dimostrata affidabile.

Israele stesso ha confermato ciò che organizzazioni internazionali indipendenti e articoli apparsi su prestigiose riviste scientifiche sostenevano da tempo: questi numeri sono reali. Anzi, sono conservativi non includendo le migliaia di persone ancora sepolte sotto le macerie né i morti per fame, infezioni e malattie prevenibili. Studi pubblicati su The Lancet stimavano, già a luglio 2024, che il bilancio reale potesse superare i 100.000 morti.

A Gaza si è assistito al più grave crollo dell’aspettativa di vita mai registrato, passando da 75,5 a soli 40,5 anni da ottobre 2023 a settembre 2024. Con i civili che rappresentano oltre l’80% delle vittime e circa 20.000 bambini uccisi, a Gaza si registrano le più alte percentuali di uccisioni di civili e di bambini mai documentati in un singolo contesto di violenza organizzata contro una popolazione.

Non sono solo le prove empiriche e di salute pubblica a corroborare il verdetto di genocidio, ma anche le posizioni ufficiali di IAGS, Commissione d’inchiesta ONU, Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem e relatori speciali ONU, tutti concordi nel riconoscere che a Gaza è in corso un genocidio.

Chiediamo pertanto ai nostri governi e alla società civile di:

● esprimere un forte sostegno e solidarietà alle ONG che proteggono il loro personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in elenchi di bersagli;

● esigere che Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il proseguimento delle attività delle ONG sul territorio;

● garantire l’ingresso degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi.

Le Convenzioni di Ginevra non sono suggerimenti. La protezione del personale medico non è negoziabile.

Quando a un’organizzazione umanitaria viene imposto di scegliere tra consegnare i nomi dei propri colleghi a una forza che ne ha già uccisi 1.700, arrestati illegalmente e torturati oltre 360 in poco più di due anni, oppure cessare le operazioni, è la scelta stessa a rivelare la natura del regime che la impone.

Stiamo con MSF e Oxfam. Stiamo con le ONG. Stiamo con Gaza.

Il silenzio è complicità. L’azione è dovere.

Firma anche tu!

Per info: digiunogaza@gmail.com 

Coordinatori della petizione

  • Luisa Morgantini (AssoPacePalestina)
  • Jonathan Montomoli (#DigiunoGaza)
  • Roberto De Vogli (Università di Padova)
  • Ghassam Abu-Sittah (University of Glasgow, University of Beirut)
  • Gennaro Giudetti (operatore umanitario)

Soggetti promotori

  1. #DigiunoGaza
  2. Sanitari per Gaza
  3. AssoPacePalestina
  4. FNOMCEO – Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri
  5. Global Movement to Gaza Italia
  6. Assemblea Corpi e Terra – Non unə di meno
  7. Medicina Democratica
  8. SPIGC – Società Polispecialistica Italiana Giovani Chirurghi
  9. RUP – Ricerca e Università per la Palestina
  10. Specializzandi per la Palestina
  11. Women in Surgery Italia
  12. Isde Italia – Associazione Medici per l’Ambiente
  13. EPHA – European Public Health Alliance
  14. People’s Health Movement Europe
  15. G2H2 – Geneve Global Health Hub
  16. SID – Society for International Devolopment

Associazioni prime firmatarie/First signatories associations

  1. Rimini4Gaza
  2. Ecomapuche – Emilia Romagna
  3. Ass.ne Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – CDCA Abruzzo
  4. Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Trieste
  5. Comitato “Fermiamo la guerra” – Firenze
  6. Coordinamento Fiorentino contro il Riarmo
  7. Fucina per la Nonviolenza – Firenze
  8. SUMUD Centro Culturale palestinese delle Marche
  9. Comunità delle Piagge – Firenze
  10. Rete Pace e Disarmo Fano – Pesaro
  11. Centro Culturale Paolo VI – Rimini
  12. La Bottega del Barbieri
  13. Rifugio antispecista Agripunk – Arezzo
  14. Circolo Arci Ugo Winkler, Brentonico
  15. Fondazione Cetacea – Riccione
  16. Associazione Periferie al Centro – Fuori Binario – Firenze
  17. Sanitari per Gaza Ravenna
  18. Presidio Libera Potenza “Elisa Claps e Francesco Tammone”
  19. Libere Cittadine per la Palestina – Roma
  20. Associazione Progetto Arcobaleno – Firenze
  21. Mani Rosse Antirazziste – Roma
  22. Associazione Culturale Lavoratori e Lavoratrici del commercio equo e solidale “Flavio Iuliani”
  23. Statunitensi contro la guerra – Firenze
  24. Casa dei Diritti dei Popoli – Firenze
  25. Zeitun , Notizie e libri sulla Palestina

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