Redazione
10 marzo 2026 – Al Jazeera
Le famiglie di Gaza stanno comprando tutto ciò che possono finché durano le scorte, temendo che il cibo disponibile oggi potrebbe non esserci più domani.
La gente di Gaza si sta nuovamente riversando nei mercati per comprare tutto il cibo che può permettersi, mentre la guerra regionale che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran sta sconvolgendo un’enclave già dipendente da fragili aiuti e canali commerciali vitali.
Residenti e commercianti affermano che i prezzi sono aumentati vertiginosamente nel giro di pochi giorni, mentre alcuni beni di prima necessità sono diventati scarsi o sono scomparsi del tutto.
In un servizio da Gaza City, Hani Mahmoud di Al Jazeera ha affermato che “l’ultima escalation si sta facendo sentire nel modo più diretto possibile: attraverso la riduzione delle scorte e la restrizione degli accessi ai valichi di frontiera”.
Nei mercati locali i consumatori cercano di assicurarsi il cibo prima che le scorte si riducano temendo che ciò che è disponibile oggi potrebbe non esserci più domani.
Questa ansia riflette la dipendenza di Gaza dai valichi di frontiera con Israele ed Egitto. Quasi tutto il cibo, il carburante, le medicine e altri beni di prima necessità entrano nel territorio tramite camion. Quando questi valichi vengono chiusi o operano a capacità ridotta l’impatto si fa rapidamente sentire nei mercati, negli ospedali e nei sistemi idrici.
Israele ha chiuso i valichi di Gaza il 28 febbraio mentre le forze israeliane e statunitensi attaccavano l’Iran bloccando l’accesso umanitario da e per Gaza e il movimento dei pazienti che necessitavano di evacuazione medica. Le autorità israeliane hanno successivamente riaperto il valico di Karem Abu Salem (Kerem Shalom per gli israeliani) per l'”ingresso graduale” degli aiuti, ma l’accesso è rimasto limitato.
Il valico di Rafah con l’Egitto è rimasto chiuso e le agenzie umanitarie affermano che i volumi attuali sono ben al di sotto del necessario.
Hanan Balkhy, direttrice regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il Mediterraneo orientale, ha dichiarato a Reuters questa settimana che solo circa 200 camion al giorno entravano a Gaza, rispetto ai circa 600 necessari quotidianamente per sostenere la popolazione del territorio. Ha anche affermato che circa 18.000 persone, tra cui bambini feriti e pazienti con malattie croniche, erano ancora in attesa di essere evacuate.
I prezzi schizzano in alto sui mercati locali
Sul terreno Mahmoud afferma che l’impatto è evidente nel costo dei prodotti freschi. Un chilo di pomodori, venduto a circa 1,50 dollari un mese fa, ora costa quasi 4 dollari. Anche cetrioli e patate sono diventati significativamente più costosi rendendo il cibo fresco fuori dalla portata di molte famiglie i cui redditi sono già stati distrutti da mesi di guerra e sfollamenti.
“La gente non può più permettersi di comprare frutta e verdura a causa degli alti prezzi causati dalla guerra tra Israele e Iran”, ha detto un acquirente ad Al Jazeera.
Questo segna un’inversione di tendenza rispetto a solo poche settimane prima. Il monitoraggio dei mercati del Programma Alimentare Mondiale (WFP) di febbraio aveva mostrato un certo miglioramento nella disponibilità di cibo e prezzi più bassi per alcuni prodotti di base rispetto alle fasi precedenti della guerra. Ma il WFP ora afferma che le ultime chiusure delle frontiere hanno innescato forti aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari e che, sebbene alcuni valichi siano stati riaperti, i prezzi rimangono elevati.
Il sistema di aiuti è sotto pressione
Le agenzie umanitarie affermano che le pressioni si estendono ben oltre le bancarelle dei mercati. L’OCHA ha affermato che la chiusura ha costretto al razionamento delle limitate riserve di carburante a Gaza spingendo i partner umanitari a sospendere la raccolta dei rifiuti solidi tramite veicoli e a ridurre la produzione di acqua. Ha aggiunto che sono state attivate misure di emergenza in ospedali e centri di assistenza sanitaria primaria.
Il contesto generale della sicurezza alimentare rimane estremamente fragile. L’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), il sistema globale di monitoraggio della fame utilizzato dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie, ha dichiarato a dicembre che Gaza non era più in condizioni di carestia dopo il miglioramento dell’accesso agli aiuti durante il cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Tuttavia, aveva avvertito che la ripresa delle ostilità o l’interruzione degli aiuti avrebbero potuto rapidamente annullare tali progressi.
Anche il WFP ha avvertito che i fragili progressi a Gaza potrebbero essere rapidamente annullati se l’accesso non fosse sostenuto. Ha affermato che la riapertura di Karem Abu Salem potrebbe offrire un certo sollievo, ma che senza corridoi umanitari affidabili l’agenzia potrebbe essere costretta a tagliare le razioni alimentari per un gran numero di persone.
Con un accesso ancora così limitato le famiglie di Gaza affrontano una crescente incertezza sulla possibilità di garantirsi scorte alimentari essenziali nei giorni a venire.
(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)


