Redazione Times of Israel e agenzie
30 novembre 2024,Times of Israel
L’ex capo dell’esercito afferma che le forze di difesa israeliane stanno già ripulendo parti di Gaza dagli arabi; denuncia le iniziative per annettere e occupare territori palestinesi, dice che il Primo Ministro e il governo stanno portando Israele alla ‘distruzione’.
Sabato l’ex Ministro della Difesa ed ex capo di stato maggiore dell’esercito Moshe Ya’alon ha detto che la leadership di Israele, guidata da soggetti di estrema destra che tentano di ricolonizzare Gaza, sta conducendo il Paese sulla strada della pulizia etnica nella Striscia di Gaza ed ha precisato che le forze di difesa stanno già ripulendo parti di Gaza dagli arabi, allertando inoltre che il governo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu sta portando la nazione alla “distruzione”.
“La strada su cui stiamo precipitando è quella dell’occupazione, annessione e pulizia etnica nella Striscia di Gaza”, ha detto a Democrat TV l’illustre critico del governo.
“Trasferimento, chiamatelo come volete, e insediamenti ebraici”, ha detto, riferendosi all’idea avanzata dall’estrema destra israeliana di un trasferimento di popolazione e “migrazione volontaria” di palestinesi da Gaza e il ripristino di insediamenti ebraici al loro posto. Netanyahu ha più volte ribadito che tali azioni non sono l’obbiettivo della guerra, né sono in programma.
Ya’alon è un politico di destra che è stato membro del Likud (principale partito di centro-destra del Paese, ndtr.) per anni e ministro della difesa del governo Netanyahu dal 2013 al 2016, ma negli ultimi anni è diventato un feroce critico di Netanyahu e delle politiche del suo governo.
Dice Ya’alon: “Guardate i sondaggi. Il 70% – a volte di più a volte poco meno – della popolazione nello Stato di Israele sostiene un percorso ebraico, democratico, liberale, ecc. anche con una separazione (dai palestinesi, ndtr.)”
“Perciò non va fatta confusione. Chi vuole confonderci è colui che attualmente ci sta conducendo a niente di meno che alla distruzione”, dice.
La giornalista Lucy Aharish che lo ha intervistato ha sottolineato che Ya’alon ha usato un linguaggio sorprendente con il termine “pulizia etnica”.
“Pulizia etnica nella Striscia di Gaza, è questo ciò che lei pensa? Che stiamo per fare questo?” ha chiesto, specificando di non aver mai pensato di sentirlo usare quel termine.
“Perché ‘stiamo per’?”, ha risposto Ya’alon. “Che cosa sta avvenendo là? Che cosa sta avvenendo là? Non esiste Beit Lahia, non esiste Beit Hanoun, [l’esercito] sta attualmente operando a Jabalia e sta sostanzialmente ripulendo la zona dagli arabi.”
Il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha criticato le affermazioni di Ya’alon scrivendo su X: “Gli irresponsabili commenti dell’ex ministro Moshe Ya’alon sono scorretti e diffamano Israele senza nessun fondamento. Lo invito a ritrattare le sue parole.”
In ottobre Israele ha ordinato all’intera popolazione restante del terzo settentrionale di Gaza, stimata in circa 400.000 persone, di evacuare verso sud e avrebbe bloccato gli aiuti umanitari per settimane prima di lasciarli nuovamente entrare, per le pressioni di USA e di altri.
Dopo aver scatenato un’operazione su larga scala nel nord di Gaza le truppe israeliane hanno sfollato migliaia di persone dalle zone nel nord dell’enclave cercando di distruggere i terroristi di Hamas che secondo l’esercito si stavano riorganizzando intorno a Jabalia, Beit Lahia e Beit Hanoun.
Israele ha ripetutamente respinto le accuse di pulizia etnica sostenendo che le sue operazioni intensive nel nord di Gaza nelle ultime settimane sono una risposta operativa agli sforzi di Hamas di riorganizzarsi. Al tempo stesso politici di estrema destra non hanno nascosto il desiderio di vedere Gaza almeno in parte spopolata e gli insediamenti ebraici ricostruiti.
Voci critiche hanno accusato Netanyahu di procrastinare la guerra e rifiutare una soluzione diplomatica a causa, almeno parzialmente, delle pressioni di quei politici che hanno minacciato di lasciare il governo se la guerra fosse terminata.
Anche se Israele dice che gli ordini di evacuazione sono giustificati dallo scopo della sicurezza dei civili e per lasciare operare l’esercito, la ricercatrice di Human Rights Watch Nadia Hardman ha detto che “Israele non può semplicemente farsi scudo della presenza di gruppi armati per giustificare lo sfollamento di civili.”
“Israele dovrebbe dimostrare in ogni situazione che lo sfollamento dei civili è l’unica opzione” per rispettare pienamente il diritto umanitario internazionale, ha affermato.
Il diritto bellico vieta il trasferimento forzato di popolazioni civili da un territorio considerato “occupato”, se non necessario per la sicurezza dei civili o per imperative ragioni militari.
HRW a metà novembre ha pubblicato un rapporto che ipotizza che la campagna militare di Israele a Gaza configuri il “crimine di guerra di trasferimento forzato”, soprattutto relativamente alle operazioni nel nord di Gaza.
“Dichiarazioni di alti dirigenti con responsabilità di comando mostrano che il trasferimento forzato è intenzionale e costituisce parte della politica di stato israeliana e perciò configura un crimine contro l’umanità”, ha aggiunto Human Rights Watch. “Le azioni di Israele inoltre sembrano corrispondere alla definizione di pulizia etnica” nelle zone in cui i palestinesi non saranno in grado di tornare, ha detto HRW.
Il rapporto di HRW sostiene che “le azioni delle autorità israeliane a Gaza sono le azioni di un gruppo etnico o religioso volte a rimuovere un altro gruppo etnico o religioso, i palestinesi, dalle aree all’interno di Gaza con mezzi violenti.”
Ipotizza che la natura del trasferimento fosse organizzata e che l’intenzione delle forze israeliane fosse quella di assicurarsi che le zone coinvolte “rimarranno per sempre svuotate e ripulite dai palestinesi.”
HRW afferma che le conclusioni del rapporto di 172 pagine sono basate su interviste con gazawi deportati, immagini satellitari e relazioni pubbliche condotte fino ad agosto 2024.
Israele ha respinto il rapporto in quanto “profondamente fuorviante” nel descrivere “gli sforzi dell’esercito per minimizzare i danni ai civili come finalizzati ad un trasferimento forzato.”
Sostiene di cercare di ridurre al minimo il numero di vittime civili e sottolinea che Hamas usa i civili di Gaza come scudi umani, combattendo da aree civili comprese case, ospedali, scuole e moschee.
Secondo le Nazioni Unite ad ottobre 2024 sono state trasferiti in tutta Gaza 1,9 milioni di palestinesi. Prima dell’inizio della guerra il 7 ottobre 2023 la popolazione ufficiale del territorio contava 2,4 milioni di abitanti.
La gran maggioranza della popolazione di Gaza risiede nella “zona umanitaria” definita da Israele, situata nell’area di al-Mawasi sulla costa meridionale di Gaza, nei quartieri occidentali di Khan Younis e a Deir al-Balah nel centro di Gaza. La dimensione della zona è cambiata molte volte, a seconda dell’evolversi delle operazioni dell’esercito israeliano contro Hamas.
Israele ha lanciato la sua operazione militare dopo che il 7 ottobre 2023 i terroristi di Hamas hanno massacrato 1.200 persone, per la maggior parte civili, nelle comunità del sud e hanno portato a Gaza 251 ostaggi.
Il Ministero della Sanità di Gaza gestito da Hamas afferma che finora nel conflitto sono state uccise o sono presumibilmente morte più di 43.000 persone nella Striscia, anche se la cifra non può essere verificata e non fa distinzione tra civili e combattenti. Israele afferma di aver ucciso circa 18.000 combattenti in battaglia fino a novembre e altri 1.000 terroristi all’interno di Israele il 7 ottobre.
(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)


