Corrispondente di MEE a Ramallah, Palestina occupata.
29 dicembre 2024 Middle East Eye
La giovane reporter Shatha al-Sabbagh era impegnata a documentare sui social media la fatale campagna dell’Autorità Nazionale Palestinese a Jenin
Le forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) hanno ucciso una giovane giornalista nella città di Jenin, nella Cisgiordania occupata, secondo quanto ha dichiarato domenica la sua famiglia. Sabato sera l’ospedale governativo di Jenin ha dichiarato che Shatha al-Sabbagh, 21 anni, è morta per ferite di arma da fuoco alla testa.
La sua famiglia ha accusato i cecchini del servizio di sicurezza palestinese di averle sparato vicino a casa sua a Jenin, dove dall’inizio di dicembre l’ANP sta conducendo una repressione feroce contro i gruppi armati anti-israeliani.
Sabbagh è la sesta residente di Jenin ad essere uccisa durante la campagna dell’ANP, insieme ad un diciannovenne disarmato.
Almeno cinque membri delle forze di sicurezza palestinesi sono stati uccisi in scontri a fuoco.
“Riteniamo l’Autorità Nazionale Palestinese e i suoi servizi di sicurezza direttamente responsabili di questo crimine”, ha affermato la famiglia di Sabbagh in una dichiarazione.
“Questa pericolosa escalation dimostra che queste agenzie sono diventate strumenti repressivi che praticano il terrorismo contro il loro popolo, invece di proteggere la loro dignità e combattere l’occupazione israeliana”, hanno aggiunto.
Il portavoce dei servizi di sicurezza palestinesi Anwar Rajab ha negato l’accusa, affermando che la giornalista è stata uccisa da “fuorilegge” del campo profughi di Jenin.
Ha inoltre affermato che le indagini preliminari e i testimoni oculari avrebbero indicato che nessuna forza di sicurezza dell’ANP era presente sulla scena.
Cecchini sui tetti
Tuttavia i residenti del quartiere di Mahyoub nel campo profughi di Jenin, dove viveva Sabbagh, affermano che le forze di sicurezza palestinesi vi erano schierate dal 14 dicembre, con cecchini posizionati sui tetti di diverse case.
La famiglia ha affermato che quando è stata colpita Sabbagh era con sua madre e portava con sé dei bambini piccoli. Hanno detto che si trovava in una zona ben illuminata, senza scontri in corso o minacce alla sicurezza. Nonostante ciò è stata “deliberatamente presa di mira” da un cecchino dell’Autorità Nazionale Palestinese, hanno affermato.
Musab al-Sabbagh, il fratello della giornalista uccisa, ha dichiarato a Middle East Eye che poco prima della sua morte Shatha era con i suoi nipoti a casa di un vicino, all’ultimo piano.
Stava andando con loro, un bambino di tre anni e uno di 15 mesi in braccio, in un negozio lì vicino per comprar loro dei dolci.
“Era chiaro che era una donna con dei bambini. Nonostante questo, nel momento in cui è uscita dalla porta di casa il cecchino l’ha presa di mira alla testa”, ha spiegato Musab.
Ha detto di aver sentito delle urla seguite da forti spari mentre sua sorella cadeva a terra. Sua madre, che era dietro di lei, non è riuscita a prendere i bambini a causa degli spari fitti e indiscriminati e ha dovuto trascinarli via.
Gli spari sono continuati per circa 15 minuti. Un paramedico, che viveva lì vicino, ha tentato di curare Shatha, ma è stato ferito anche lui dagli spari, ha detto Musab.
Attribuire la colpa
Il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi ha dichiarato il lutto per Sabbagh e ha chiesto la formazione di un comitato di inchiesta indipendente per determinare la verità sulla sua morte e chiamare i colpevoli a risponderne.
Raya Arouq, una giornalista palestinese di Jenin, ha dato espressione allo shock provato dai giornalisti dopo l’omicidio.
“La sua morte non ci impedirà di continuare il nostro lavoro, anzi aumenterà la nostra determinazione nel proseguire a documentare la situazione”, ha detto Arouq a MEE.
Hamas ha condannato l’omicidio definendolo un “atto criminale” e accusando i servizi di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese di aver intenzionalmente ucciso la giornalista.
Il gruppo ha anche esortato l’Autorità Nazionale Palestinese a interrompere le sue operazioni di sicurezza a Jenin e a rintracciare i colpevoli.
La morte di Sabbagh segue l’uccisione di un suo fratello, Moatasem al-Sabbagh, da parte dell’esercito israeliano nel marzo 2023 all’interno del campo profughi di Jenin.
La giovane giornalista era attiva sui social media e documentava le difficoltà affrontate dai residenti di Jenin, in particolare durante le incursioni israeliane e la campagna di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese.
(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)


