Editoriale di Haaretz
28 gennaio 2025 – Haaretz
La “Gazificazione” della Cisgiordania continua, compresa l’intollerabile facilità con cui vengono uccisi dei bambini.
All’inizio di gennaio Reda Besharat, 8 anni, e suo cugino Hamza Besharat, 10 anni, sono stati uccisi dall’attacco di un drone israeliano nel villaggio di Tammun. Il padre di uno dei ragazzini ha affermato il giorno seguente che, quando sono stati colpiti, suo figlio e suo nipote si stavano preparando per andare a scuola e si trovavano nel cortile di casa. Nell’attacco è stato ucciso anche un terzo cugino, il ventitreenne Adam Besharat.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno risposto a questa terribile tragedia con un’indagine che non si può che definire offensiva. Ha rilevato che il drone ha sparato “sulla base dell’indicazione che nel momento dell’incidente era difficile stabilire che (i bersagli) erano dei minorenni.” Se un drone che sta sorvegliando la zona non è in grado di distinguere tra bambini e adulti, allora perché i suoi dati vengono utilizzati per approvare attacchi così letali?
In effetti l’indagine è un modello per sottrarsi a ogni responsabilità. Secondo l’IDF i bambini sono stati erroneamente identificati come adulti che avevano collocato un ordigno esplosivo, benché in seguito nella zona non sia stata trovata alcuna bomba.
L’indagine ha anche rivelato che questo errore fatale non è stato bloccato da nessuno lungo la catena di comando, incluso il capo del Comando Centrale, il generale Avi Bluth. Una delle conclusioni dell’indagine dell’esercito è che sarebbe stato opportuno prendere ulteriori iniziative per verificare l’identità dei bersagli.
“Sarebbe stato opportuno” è un eufemismo. Un’indagine su un’azione irresponsabile con tali orribili conseguenze non dovrebbe concludersi con quello che “sarebbe stato opportuno” fare, ma piuttosto prendendo misure significative contro i responsabili.
Nel passato la polizia militare apriva automaticamente un’indagine dopo l’uccisione di palestinesi in Cisgiordania. Ora il comportamento predefinito è aprire un’indagine sugli “incidenti di combattimento” solo dopo un controllo della procura generale militare. Ovviamente gli avvenimenti in Cisgiordania sono sempre più spesso classificati come incidenti di combattimento. Le conclusioni dell’indagine riguardo ai bambini sono state trasmesse al capo del comando generale e non sono state ancora sottoposte alla procura generale militare.
Sabato sera una bambina di 2 anni è stata colpita e uccisa dal fuoco dell’IDF in un villaggio nei pressi di Jenin. L’esercito ha affermato che le forze hanno sparato contro un edificio in cui, secondo l’intelligence, si nascondeva un uomo armato. Tuttavia in casa della bimba non c’era un uomo armato barricato all’interno, bensì una famiglia che stava cenando.
Appena si sono accorti di aver colpito una bambina i soldati hanno chiamato la Mezzaluna Rossa palestinese e hanno portato via anche la madre, lievemente ferita a un braccio. L’IDF sta ancora indagando sull’incidente. Ma che benefici trarrà dai suoi risultati la bimba uccisa?
Dopo le massicce uccisioni a Gaza di decine di migliaia di persone, tra cui minori, sembra che l’IDF stia perdendo ogni freno anche in Cisgiordania. Questa tendenza pericolosa deve essere immediatamente fermata.
Il presente articolo è l’editoriale principale di Haaretz come pubblicato in Israele nelle edizioni in ebraico e in inglese del giornale.
(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)


