Jim DeBrosse
25 settembre 2025 – The Electronic Intifada
Mentre l’invasione militare israeliana, i massacri indiscriminati e la fame imposta a Gaza continuano, restano senza risposta le domande su come circa 3.000 combattenti guidati da Hamas siano riusciti a violare le barriere di sicurezza israeliane il 7 ottobre 2023.
Il governo israeliano continua a respingere un’indagine indipendente e si stanno accumulando prove che i massimi vertici civili e militari dello Stato non solo non abbiano colto i segnali di un imminente attacco, ma potrebbero averli volutamente ignorati. Il motivo era giustificare la pulizia etnica di Gaza, l’annessione della Cisgiordania e la creazione di un Israele più grande nella Palestina occupata.
Inoltre l’attività sospetta del mercato azionario avvenuta pochi giorni prima dell’attacco di ottobre, sorprendentemente passata sotto silenzio, avvalora la teoria che qualcuno da qualche parte sapesse qualcosa.
All’inizio di questo mese un’inchiesta di Haaretz [quotidiano israeliano di centro sinistra, ndt.] ha scoperto che il comandante in capo militare israeliano per l’area di Gaza aveva visitato il luogo del rave Supernova il 7 ottobre solo un’ora prima dell’attacco e non aveva preso alcuna precauzione.
Il tenente colonnello Haim Cohen, comandante della Brigata Nord della Divisione di Gaza, ha notato che solo un piccolo contingente di agenti di polizia era in servizio al festival molto affollato, ma ha dichiarato agli investigatori militari di non aver avuto informazioni che suggerissero che avrebbe dovuto disperdere la folla o rafforzare la sicurezza.
Il rave Supernova, dove sono state uccise 378 persone e 44 sono state prese in ostaggio, è stato il singolo luogo con il maggior numero di vittime in una giornata che ha visto un totale di 1.139 persone uccise e 240 prese in ostaggio.
Non è ancora chiaro quanti dei morti siano stati uccisi dai combattenti palestinesi e quanti siano stati uccisi da Israele stesso, a causa della sua mortale Direttiva Annibale [impedire il rapimento di civili o soldati israeliani anche a costo di ucciderli, n.d.t.].
Anche la risposta immediata del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla crisi è stata oggetto di esame. Il suo capo di stato maggiore e confidente più stretto, Tzachi Braverman è accusato di aver alterato i registri telefonici di Netanyahu per far sembrare che i suoi primi ordini ai militari, la mattina del 7 ottobre, fossero arrivati prima di quanto non fosse in realtà.
La notte prima
Tuttavia, l’esercito israeliano aveva ricevuto avvertimenti su un altissimo rischio imminente la notte prima del 7 ottobre, ma i massimi livelli di comando avevano scelto di ignorarli.
Secondo quanto riportato da Ynet, il più grande sito web di notizie israeliano, un’unità di intelligence militare aveva notato segnali di un imminente lancio di razzi su Israele e “insolite attività delle forze aeree di Hamas” che avrebbero dovuto far scattare l’allarme. Invece l’esercito “ha scelto di evitare di rivelare fonti di intelligence sensibili piuttosto che [adottare misure per] essere pronto a reagire”.
Davvero? La protezione di pochi agenti [dello spionaggio] valeva il rischio di un massiccio attacco missilistico sul territorio israeliano senza avvertire i civili? Dieci giorni dopo che tali segnalazioni sono diventate di dominio pubblico, l’ufficio di Netanyahu ha riconosciuto di non aver trasmesso il promemoria che descriveva dettagliatamente le attività sospette la notte prima del 7 ottobre, ma la giustificazione per non averlo fatto è che l’allerta era etichettata come “non urgente”.
I leader israeliani sembrano essere stati più preparati a espellere i palestinesi da Gaza che a sventare un possibile attacco. Pochi mesi dopo l’attacco di ottobre, chiedevano già la “migrazione volontaria” dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza, mentre negoziavano con diversi Paesi per il loro reinsediamento.
Tali idee sono state rapidamente respinte da Egitto, Giordania e una serie di altre Nazioni arabe, ma Israele continua a prendere in considerazione altri Paesi per la deportazione forzata dei palestinesi da Gaza, tra cui Indonesia, Etiopia e Libia, con l’aiuto dell’amministrazione statunitense di Donald Trump.
Ancora più sconcertante è che i funzionari israeliani fossero in possesso, con un anno di anticipo, di una copia del piano d’assalto di 40 pagine e siano rimasti a guardare mentre Hamas si addestrava e preparava lo sfondamento, come riportato dal New York Times nel novembre 2023.
A confermare il sospetto che i principali dirigenti israeliani abbiano volontariamente ignorato lo sconcertante numero di segnali premonitori, l’ufficio di Netanyahu si è rifiutato di consentire che venga avviata un’inchiesta sui suoi errori il 7 ottobre consentendo invece un’indagine sul ruolo e la risposta dell’esercito. Netanyahu continua ad opporsi a una commissione statale indipendente che prenda in considerazione “l’immagine complessiva” del coinvolgimento politico, civile e militare.
Come se i piani dettagliati e persino le registrazioni video pubbliche delle esercitazioni di Hamas non fossero sufficienti, gli investigatori finanziari israeliani non hanno notato un altro campanello d’allarme: un improvviso picco, nei giorni precedenti il 7 ottobre, di contrattazioni che scommettevano sul crollo imminente dei valori dei principali titoli azionari israeliani. La ragione più probabile della scommessa era che gli investitori sapevano che la guerra sarebbe presto scoppiata e avrebbe messo a dura prova l’economia israeliana.
Operazioni sospette
La tempistica sospetta dell’attività del mercato azionario è stata rivelata in uno studio di 67 pagine pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti dalla CNN.
Gli autori dello studio hanno scoperto che investitori non identificati in Israele e negli Stati Uniti avevano venduto le loro azioni di importanti società israeliane pochi giorni prima dell’attacco di Hamas.
Con una pratica nota come “vendita allo scoperto” gli investitori hanno poi riacquistato le loro azioni a un prezzo molto più basso, ricavandone milioni di dollari di profitti.
Lo studio, intitolato “Trading on Terror?” [Fare affari con il terrorismo], è stato redatto dall’ex presidente della Securities and Exchange Commission [Commissione per i Titoli Bancari e gli Scambi, entre federale USA che controlla le attività in borsa, ndt.] Robert Jackson Jr., ora professore alla New York University, e dal professore di diritto della Columbia University Joshua Mitts, esperto nel monitoraggio delle attività di vendita allo scoperto sui mercati azionari.
“I nostri risultati suggeriscono che i trader informati degli imminenti attacchi abbiano tratto profitto da questi tragici eventi”, hanno scritto gli autori, aggiungendo che “giorni prima dell’attacco, i trader sembravano anticipare gli eventi a venire”. Lo studio ha rilevato che il 2 ottobre “quasi il 100% del volume di scambi fuori borsa nel [mercato azionario israeliano]… consisteva in vendite allo scoperto”.
Nessuno degli autori del rapporto né gli uffici stampa della Columbia University hanno risposto alle richieste di interviste.
Nel servizio della CNN del 4 dicembre 2023, Jonathan Macey, professore alla Yale Law School, ha dichiarato al canale di notizie che i risultati erano “scioccanti”. “Le prove che i trader informati abbiano tratto profitto anticipando l’attacco terroristico del 7 ottobre sono solide”, ha affermato Macey. “Le autorità di regolamentazione sembrano non essere in grado di individuare le entità responsabili di queste operazioni, il che è deplorevole”.
Un articolo apparso lo stesso giorno su Haaretz ipotizzava che fossero stati investitori legati ad Hamas a ritirare i loro soldi, non israeliani o filo-israeliani, sebbene gli autori dell’articolo affermassero di non essere in grado di identificare gli investitori.
Tuttavia se i venditori allo scoperto avessero effettivamente avuto legami con Hamas è probabile che gli israeliani lo avrebbero saputo.
Il New York Times ha scritto che almeno dal 2015 l’intelligence israeliana ha monitorato i finanziamenti che sostengono Hamas, chiudendo un occhio. I critici ritengono che la strategia dei leader israeliani fosse quella di sostenere la leadership di Hamas a Gaza contro il controllo limitato dell’Autorità Nazionale Palestinese su alcune parti della Cisgiordania occupata, in modo che le due fazioni continuassero a dividere il popolo palestinese e a impedire la creazione di uno Stato palestinese unificato.
Chi ne ha tratto profitto? Le autorità di regolamentazione statunitensi della Securities and Exchange Commission e di Wall Street hanno dichiarato alla CNN che la loro politica prevede di non confermare né smentire alcuna indagine. Questo accadeva 19 mesi fa.
Le autorità di regolamentazione israeliane hanno promesso di indagare sull’insolita attività, ma, solo un giorno dopo, hanno dichiarato di non aver trovato prove di vendite allo scoperto. I funzionari della Borsa di Tel Aviv hanno criticato il rapporto “Trading on Terror?” definendolo inaccurato e irresponsabile e hanno sottolineato che un errore di calcolo della valuta da parte degli autori ha gonfiato i potenziali profitti delle vendite allo scoperto da circa 9,5 milioni di dollari a poco meno di 1 miliardo. Indipendentemente dall’errore di calcolo, gli autori del rapporto hanno dichiarato a Institutional Investor [rivista finanziaria USA, ndt.] di essere ancora convinti della veridicità della sostanza del loro rapporto.
Yaniv Pagot, responsabile del trading per la Borsa di Tel Aviv, ha dichiarato a Reuters che era improbabile che gli investitori legati ad Hamas potessero aver violato le norme di sicurezza della borsa contro il “riciclaggio di denaro o simili”. Quindi, forse, la vendita allo scoperto è stata opera di investitori israeliani o filo-israeliani informati da funzionari dell’intelligence israeliana o da leader politici. O forse magari i funzionari israeliani a conoscenza dell’imminente attacco erano essi stessi venditori allo scoperto.
Dato che Israele ha finora sistematicamente eliminato cinque alti dirigenti militari di Hamas, 11 membri dei suoi uffici politici e ha tentato di assassinarne altri proprio questo mese con un attacco militare contro il Qatar, alleato degli Stati Uniti, scoprire chi ha tratto profitto dal 7 ottobre dovrebbe essere una priorità assoluta per i leader israeliani.
O, a giudicare dalla riluttanza del governo israeliano a indagare sul proprio ruolo, forse no.
Jim DeBrosse, Ph.D., a veteran reporter and a retired assistant professor of journalism, is the author of See No Evil: The JFK Assassination and the US Media.
Jim DeBrosse, dottorato, giornalista veterano e professore associato di giornalismo in pensione, è autore di “See No Evil: The JFK Assassination and the US Media” [Non vedere il male: l’assassinio di JFK e i media USA].
(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)


