Faisal Ali
25 ottobre 2025-Al Jazeera
Israele ha dispiegato robot esplosivi telecomandati in tutta Gaza, causando numerose vittime civili palestinesi e distruzioni diffuse.
Un palestinese tornato nel suo quartiere di Gaza, distrutto dai bombardamenti israeliani, ha trovato un ordigno israeliano inesploso tra le macerie dove ha dovuto allestire un rifugio temporaneo. Le famiglie hanno iniziato a fare ritorno nella città meridionale di Khan Younis dopo il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre, insieme alle oltre 435.000 persone che hanno fatto ritorno nella direzione opposta, verso le zone settentrionali, dai campi profughi più a sud.
Molti hanno trovato quartieri rasi al suolo, lamiere aggrovigliate e persino armi pericolose dove un tempo sorgevano edifici residenziali e case. Senza un posto dove stabilirsi e con ampie zone di Gaza ancora occupate dall’esercito israeliano, Ayman Qadourah ha dovuto piantare la tenda della sua famiglia sopra un imponente mezzo militare, noto localmente come “robot esplosivo”, che trasportava potenti bombe utilizzate per radere al suolo interi isolati.
I robot esplosivi telecomandati sono stati dispiegati da Israele nelle aree urbane di Gaza causando danni ingenti alle infrastrutture. Qadourah è tornato a casa sua a Khan Younis un mese fa. La casa del suo vicino conteneva un altro ordigno esplosivo, ha detto. Un missile F-16 aveva scavato un cratere profondo tre metri tra le due proprietà, mentre altri due avevano colpito il retro della sua casa.
“Ordigni inesplosi come quello rappresentano un grave pericolo”, ha dichiarato ad Al Jazeera. “Ad esempio, se si avvicina un liquido infiammabile si leveranno fiamme enormi fino al cielo”. Qadourah teme che, se uno degli esplosivi dovesse esplodere, potrebbe distruggere un intero quartiere. Per ridurre il rischio ricopre regolarmente i dispositivi con la sabbia.
All’inizio di settembre l’ufficio stampa governativo di Gaza ha riferito che Israele aveva fatto esplodere più di 100 robot carichi di esplosivo nelle ultime tre settimane di agosto. L’analisi delle immagini satellitari del Centro Satellitare delle Nazioni Unite (UNOSAT) ha rilevato che nel governatorato di Khan Younis sono stati colpiti più di 42.000 edifici, di cui almeno 19.000 nella città stessa, la seconda più popolosa della Striscia di Gaza. In tutta la Striscia di Gaza, secondo le valutazioni delle Nazioni Unite, sono state danneggiate più di 227.000 unità abitative, lasciando centinaia di migliaia di persone senza un posto dove tornare a vivere.
Luke David Irving, a capo del Servizio delle Nazioni Unite di Azione contro le Mine nei Territori Palestinesi Occupati, descrive la minaccia rappresentata dagli ordigni esplosivi a Gaza come “incredibilmente elevata”. La sua agenzia ha identificato almeno 560 ordigni di questo tipo nelle aree che è riuscita a raggiungere, sebbene la reale portata rimanga sconosciuta. Dall’ottobre 2023, 328 persone sono state uccise o ferite da ordigni inesplosi, secondo i rapporti ricevuti dalle Nazioni Unite, anche se si ritiene che il bilancio delle vittime sia più alto.
I figli di Qadourah ora indossano abiti che ha recuperato da sotto le macerie. Gli indumenti hanno causato gravi infezioni cutanee, tra cui eruzioni e ascessi. “Nonostante tutto siamo costretti a vivere qui, semplicemente perché non ci sono alternative. Al momento non c’è nessun posto dove andare”, ha detto. “Non c’è più un centimetro di spazio”, ha aggiunto, riferendosi alle condizioni di sovraffollamento del campo di al-Mawasi a sud. I palestinesi rimasti nel sud “non si muoveranno finché non si troverà una soluzione definitiva” al problema degli alloggi, ha aggiunto Qadourah.
Dopo il cessate il fuoco le agenzie umanitarie hanno intensificato le consegne di aiuti distribuendo cibo, tende, prodotti igienici e carburante, ma Israele continua a limitare pesantemente il flusso di aiuti e l’obiettivo di far arrivare 600 camion al giorno nell’enclave devastata e disperata è attualmente ben lungi dall’essere una realtà.
(traduzione dall’ Inglese di Giuseppe Ponsetti)


