La controversia tra Trump e la BBC: il vero scandalo è la tendenziosità filo-israeliana riguardo a Gaza

La sede della BBC. Foto: Reuters
image_pdfimage_print

Faisal Hanif

10 novembre 2025 – Middle East Eye

L’azienda si trova a un bivio: da una parte ci sono l’autocensura e scuse vuote; dall’altra l’opinione pubblica per la quale è stata creata

Mentre il direttore generale e la responsabile delle notizie della BBC si dimettono nel mezzo del putiferio per un discorso erroneamente modificato del presidente USA Donald Trump, la narrazione sembra accurata: un errore, le conseguenze e quindi ne pagano le conseguenze.

Ma quest’ultimo scandalo è stato provocato dalla polemica sbagliata.

Mentre i titoli continuano a concentrarsi su un singolo errore di editing, la vera crisi al cuore dell’emittente pubblica britannica ha radici molto più profonde, in particolare perché non ha informato con onestà e coraggio sulla guerra israeliana contro Gaza.

E l’ironia è crudele: la BBC è stata scossa da uno dei suoi peccati veniali mentre quello mortale, la sua distorsione della situazione dei palestinesi, non viene sanzionato.

La gravità di questo fallimento è misurabile. Uno sconcertante rapporto del Centro per il Monitoraggio dei Media, che ha analizzato più di 35.000 articoli della BBC pubblicati tra l’ottobre 2023 e il maggio 2025, mostra che la copertura di Gaza da parte dell’azienda ha costantemente privilegiato il punto di vista israeliano marginalizzando le voci palestinesi.

I dati sono devastanti. I morti palestinesi, che sarebbero stati più di 42.000 durante il periodo analizzato, hanno ricevuto 33 volte meno attenzione per ciascun evento rispetto a quelli israeliani. La BBC ha utilizzato parole come “assassinio” 220 volte per gli israeliani ma solo una volta per i palestinesi e “massacro” 18 volte più spesso per le vittime israeliane. Politici e commentatori israeliani sono stati intervistati con una frequenza più che doppia rispetto a quelli palestinesi.

Persino quando sono state raccontate le sofferenze della popolazione, i palestinesi sono stati descritti come vittime passive – sfollati, affamati, morenti – e raramente come persone con diritti, una storia o soggetti attivi. Solo lo 0,5% dei resoconti ha fatto riferimento alla pluridecennale occupazione israeliana e solo il 2% ha citato la parola “apartheid”, nonostante venga usata da parte delle principali organizzazioni per i diritti umani.

Tendenziosità istituzionalizzata

Come ha concluso il Centro per il Monitoraggio dei Media, la BBC ha ripetutamente adottato il linguaggio e il quadro di riferimento dello Stato di Israele, ignorando nel contempo le voci di quanti sono sotto occupazione. Questo non è giornalismo imparziale, è tendenziosità istituzionalizzata a favore di Israele presentata come “equilibrata”.

Eppure la manipolazione di destra e i tentativi di distorcere la realtà non sono cessati. Due anni fa ho scritto di come le lamentele di Israele contro l’informazione della BBC fossero state “cinicamente sfruttate in una guerra culturale interna.” Ogni accusa di tendenziosità è diventata un’arma dei politici e commentatori di destra britannici che vogliono intimidire la rete con costanti avvertimenti.

La BBC ha passato l’ultimo anno a fare solo questo: placare le voci più aggressive invece di rimanere al fianco dei propri giornalisti o di rispettare il proprio dovere di raccontare la verità.

Le dimissioni della responsabile delle notizie della BBC Deborah Turness e del direttore generale Tim Davies evidenziano questa contraddizione. Nel suo messaggio di addio Turness ha lodato la propria professionalità in redazione e ha insistito che “le recenti accuse secondo cui BBC News è istituzionalmente di parte sono false.”

Ma questa affermazione suona vuota quando viene confrontata con le testimonianze della sua stessa redazione. Nel novembre 2024 più di 100 dipendenti della BBC hanno firmato una lettera interna che accusava la rete di doppio standard, affermando che non ha considerato Israele responsabile delle proprie azioni.

Queste tensioni erano già emerse un anno prima. Nel novembre 2023 Turness avrebbe detto alla redazione in una riunione d’emergenza: “Dobbiamo ricordare a tutti che questo è iniziato il 7 ottobre.” Secondo un articolo di Drop Side [sito di giornalismo investigativo con sede negli USA, ndt.], invece di ristabilire l’ordine in mezzo a un’accesa discussione tra i giornalisti e i dirigenti questa affermazione aveva semplicemente accentuato la rabbia di quanti ritenevano che inquadrare la guerra solo attraverso le lenti dell’attacco di Hamas cancellava decenni di spoliazione dei palestinesi e occupazione israeliana.

Il giornalista Owen Jones ha affermato che il personale descriveva un’atmosfera di terrore: un contesto editoriale in cui sollevare preoccupazioni sulla tendenziosità antipalestinese avrebbe potuto porre fine a una carriera. Ai livelli dirigenziali le proteste interne erano ignorate o archiviate, affermavano.

Macchina del fango

Ogni volta che la BBC ha tentato di inquadrare con accuratezza le azioni di Israele, la macchina del fango si è scatenata, il governo è intervenuto pesantemente e i giornali scandalistici hanno ululato. L’emittente televisiva, già maltrattata da anni di interferenze politiche, si è ritirata in una posizione di neutralità difensiva.

Il clamore in merito al documentario su Trump non riguarda l’integrità giornalistica. È un gioco di potere: il disciplinamento di un’emittente pubblica che ancora risponde teoricamente all’opinione pubblica invece che a media di proprietà di miliardari. È una guerra sulle parole, in cui il vocabolario giornalistico in sé è utilizzato come un’arma.

La BBC è punita per una ragione sbagliata. Perde i suoi dirigenti per un errore editoriale, mentre sfugge al fatto di dover rendere conto dei suoi fallimenti editoriali su Gaza. Come agli immigrati sotto lo sguardo indiscreto dei media britannici di estrema destra, all’emittente non sono consentiti sfumature né errori, solo la sottomissione.

Le dimissioni non sono una resa dei conti, ma sacrifici. Ogni scandalo tranquillizza i giornali scandalistici per una settimana, mentre il vero problema incancrenisce: la deferenza istituzionale della BBC al potere politico.

Come ha osservato l’ex direttore del Sun [quotidiano popolare britannico di destra, ndt.] David Yelland, quanti hanno effettivamente architettato un colpo di stato contro la dirigenza della BBC se la prendono con ben di più che poche teste sul patibolo. Il prezzo finale sarà lo smantellamento della rete in sé, la maggiore vittoria dei nemici interni del giornalismo del servizio pubblico contro la destra della Gran Bretagna e la sua sempre più baldanzosa estrema destra.

La BBC si trova a un bivio. Da una parte ci sono l’autocensura, l’arrendevolezza e scuse vuote; dall’altra l’opinione pubblica per il quale è stata creata: spettatori che meritano reportage che riconoscano, tra le altre cose, che i palestinesi sono persone, non problemi.

Il documentario su Trump può essere stato montato in modo sbagliato, ma la storia di Gaza è stata raccontata in modo sbagliato per molto più tempo. Se la BBC crede ancora nel suo motto “La Nazione parlerà di pace alla Nazione”, allora la pace deve iniziare dall’onestà.

E l’onestà inizia col dire: abbiamo sbagliato, non nel montaggio di un filmato, ma in come abbiamo parlato, e continuiamo a parlare, della storia di un intero popolo.

Le opinioni espresso in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Faisal Hanif è uno studioso dei mezzi di comunicazione presso il Centro per il Monitoraggio dei Media e in precedenza ha lavorato come inviato e ricercatore al Times e alla BBC. Il suo ultimo rapporto analizza come i media britannici raccontano il terrorismo.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)