Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite accusa le forze israeliane di stupro e abuso sessuale su detenuti palestinesi

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Foto: Richard Drew/AP
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Liza Rozovsky

29 maggio 2026 – Haaretz

Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha aggiunto le forze di sicurezza israeliane alla lista delle Nazioni Unite di soggetti accusati di violenza sessuale nei conflitti. Il rapporto cita diversi casi di stupro e altre violenze sessuali commesse dalle forze israeliane contro detenuti palestinesi in custodia e durante gli interrogatori.

Secondo una relazione annuale presentata al Consiglio di Sicurezza di cui Haaretz ha preso visione il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha aggiunto le forze di sicurezza israeliane a una lista ONU di soggetti accusati di violenza sessuale nei conflitti.

Il rapporto afferma che le Forze di Difesa, il Servizio Carcerario e l’Unità Antiterrorismo della Polizia di Frontiera di Israele sono responsabili di abusi denunciati contro i palestinesi, principalmente nei centri di detenzione, e invita Israele a prevenire tali violazioni e a perseguire i responsabili.

In base al rapporto del Segretario Generale sulla violenza sessuale in situazioni di conflitto, nel 2025 le Nazioni Unite hanno verificato numerosi casi di violenza sessuale connessi al conflitto israelo-palestinese, inclusi casi di tortura. Il rapporto afferma che le Nazioni Unite hanno identificato 31 vittime provenienti dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania: quattordici uomini, sette donne, nove minorenni e una ragazza. Tredici di questi casi si sono verificati nel 2025, mentre diciotto nel 2023 e nel 2024.

“Le violazioni citate consistono in stupri, anche con oggetti, stupri di gruppo, tentati stupri, violenze fisiche ai genitali, sparatorie mirate ai genitali, toccamenti al seno e ai genitali, perquisizioni corporali e ispezioni delle cavità corporee condotte senza apparente giustificazione per ragioni di sicurezza, nudità forzata e minacce di stupro”, si legge nel rapporto.

Secondo il rapporto nove vittime, la maggior parte delle quali abitanti di Gaza, sono state sottoposte a stupri e stupri di gruppo, in alcuni casi ripetutamente.

Il rapporto afferma che la maggior parte dei reati è stata commessa durante la detenzione e l’interrogatorio di palestinesi in diverse strutture, tra cui campi militari come la base di Sde Teiman e il centro di detenzione di Etzion, nonché nelle prigioni israeliane di Megiddo, Ofer, Ramla, HaSharon, Shatta, Nafha e Damon e nella stazione di polizia di Gush Etzion.

Riferisce inoltre che le forze di sicurezza hanno aggredito palestinesi ai posti di blocco e durante le operazioni militari in Cisgiordania, aggiungendo che tra le vittime figurano giornalisti e difensori dei diritti umani.

Il rapporto indica che molti dei casi denunciati riguardano molteplici forme di violenza sessuale avvenute simultaneamente e in alcuni casi documentate tramite filmati o fotografie, tra cui almeno uno stupro. Descrive gli abusi subiti dalle detenute come minacce di stupro, nudità forzata, contatti fisici indesiderati e umilianti perquisizioni corporali effettuate senza evidente giustificazione per motivi di sicurezza.

Uomini e ragazzi sarebbero stati vittime di stupro o tentato stupro e di violenze dirette ai genitali, «con la conseguenza che cinque vittime di sesso maschile hanno sofferto di gravi emorragie rettali o gonfiori per diversi giorni o settimane e in alcuni casi non hanno ricevuto cure mediche».

Il documento afferma inoltre che gli effetti a lungo termine della violenza sessuale sui detenuti rilasciati e rimpatriati a Gaza sono stati aggravati dalle pessime condizioni di vita e aggiunge che la crisi umanitaria e i ripetuti spostamenti di massa nell’enclave hanno esposto donne e ragazze a un rischio maggiore di violenza sessuale.

La relazione cita inoltre le conclusioni della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU sui Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e su Israele, che, vi si legge, ha ripetutamente documentato quella che definisce una “sistematica mancanza di assunzione di responsabilità” per le violazioni contro i palestinesi, contribuendo così a creare “un clima di impunità“.

Si fa riferimento a un caso in cui cinque riservisti israeliani sono stati incriminati nel febbraio 2025 per una grave aggressione avvenuta nel campo militare di Sde Teiman, ma si afferma che l’atto d’accusa non includeva accuse di violenza sessuale o stupro, nonostante le prove presentate, tra cui materiale video e referti medici. Il rapporto aggiunge che tutte le accuse sono state ritirate nel marzo 2026, ammonendo che tali esiti rischiano di “rafforzare un clima di impunità che potrebbe favorire il ripetersi di reati di violenza sessuale nel corso del conflitto”.

Le forze di sicurezza israeliane sono state menzionate insieme ad Hamas, che è stato inserito nella lista nera delle Nazioni Unite lo scorso anno per le violenze sessuali commesse dai suoi membri il 7 ottobre e nei confronti degli ostaggi.

L’elenco comprende anche una serie di attori statali e non statali, tra cui Hayat Tahrir al-Sham [organizzazione politica-paramilitare sunnita coinvolta nella guerra civile in Siria, ndt.], lo Stato Islamico, le forze governative siriane guidate da Bashar al-Assad, l’esercito sudanese e le milizie alleate, l’esercito nazionale somalo e al-Shabaab, nonché le forze armate russe.

Sulla base del documento il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha scritto di aver avvertito l’ anno scorso sia la Russia che Israele di porre fine agli atti di violenza sessuale e di adottare misure per prevenire gli abusi istituzionali e assicurare i responsabili alla giustizia. Ha affermato che i due Paesi non hanno adottato misure preventive adeguate e hanno continuato a bloccare l’accesso agli organismi di monitoraggio delle Nazioni Unite competenti.

Il rapporto rileva che i casi verificati riflettono probabilmente solo una parte di un modello più ampio. Le Nazioni Unite affermano che le loro conclusioni dovrebbero essere considerate indicative piuttosto che esaustive, citando quello che descrivono come un continuo diniego di accesso da parte di Israele alle strutture di detenzione e a Gaza. Dicono inoltre che le segnalazioni di violenze sessuali rimangono difficili a causa di quelle che definiscono minacce esplicite da parte delle forze armate e di sicurezza israeliane volte a costringere i detenuti a non denunciare gli abusi.

Il rapporto rileva inoltre che la rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, Pramila Patten, è rimasta in contatto con il governo israeliano e la società civile in seguito all’avvertimento lanciato ad Israele lo scorso anno, secondo il quale il Paese avrebbe potuto essere inserito nella lista nera. Tuttavia, Israele non ha fornito informazioni che indicassero l’adozione delle misure previste dalle Nazioni Unite.

Nel gennaio 2025 Haaretz ha riportato che Patten aveva cercato di approfondire la sua indagine sulla violenza sessuale contro gli israeliani durante il massacro del 7 ottobre perpetrato da Hamas, ma non aveva potuto effettuare una seconda visita in Israele dal momento che le autorità le avevano negato l’accesso alle strutture in cui sono detenuti i palestinesi. Patten è anche autrice del rapporto delle Nazioni Unite più completo fino ad oggi sulla violenza sessuale nel corso dell’attacco del 7 ottobre perpetrato da Hamas.

Guterres ha esortato il governo israeliano a “cessare immediatamente ogni atto di violenza sessuale” e ad attuare rapidamente gli impegni volti ad affrontare e prevenire tali abusi. Ha inoltre chiesto che i responsabili delle violenze sessuali nel massacro del 7 ottobre siano chiamati a risponderne, sottolineando al contempo l’importanza del giusto processo. Il rapporto afferma che le Nazioni Unite non hanno ricevuto informazioni da Israele in merito a eventuali incriminazioni per violenza sessuale contro palestinesi detenuti per il loro presunto ruolo nell’attacco del 7 ottobre.

Nella relazione il Segretario generale delle Nazioni Unite ha ribadito il suo appello a Israele affinché “cessi immediatamente ogni atto di violenza sessuale” e attui “impegni con scadenza definita” per prevenire tali abusi. Ha inoltre esortato Israele a garantire “accesso illimitato” agli organi delle Nazioni Unite per indagare sulle presunte violazioni, comprese le violenze sessuali legate al conflitto, e ha chiesto che i responsabili dei crimini commessi durante gli attentati del 7 ottobre e successivamente siano chiamati a risponderne “nel rispetto del giusto processo”, esortando al contempo Hamas ad adottare misure per contrastare la violenza sessuale.

Secondo il rapporto le Nazioni Unite non hanno ancora ricevuto da Israele informazioni relative alle incriminazioni per violenza sessuale mosse contro i palestinesi detenuti in Israele con l’accusa di aver partecipato al massacro del 7 ottobre. Il rapporto sottolinea inoltre che Israele dovrebbe garantire che i prigionieri palestinesi siano trattati «in modo dignitoso» e indagare e perseguire tutte le accuse di violenza sessuale nei confronti dei detenuti.

I crimini sessuali di Hamas sono stati descritti in dettaglio anche negli ultimi due rapporti annuali, pubblicati nel 2024 e nel 2025. Questa volta il rapporto si è concentrato sulla violenza sessuale contro gli ostaggi israeliani tenuti prigionieri dal gruppo combattente a Gaza.

In base a quanto riportato, dopo il rilascio di oltre 50 ostaggi sulla base di due accordi nel 2025 sei ostaggi hanno testimoniato pubblicamente di aver subito violenza sessuale. Una donna, rilasciata a gennaio, ha testimoniato in merito di numerosi episodi di violenza sessuale. Nel marzo 2025 altre due donne, rilasciate nel 2023, hanno testimoniato su atti violenza sessuale. Anche tre uomini, rilasciati nell’ottobre 2025, hanno riferito di aver subito violenza sessuale.

Il rapporto sottolinea che le Nazioni Unite non sono state in grado di verificare queste testimonianze perché Israele non ha permesso agli organi competenti dell’organizzazione di condurre le indagini.

Intervenendo venerdì in una conferenza stampa sui risultati del rapporto, Patten ha detto che Israele era stato informato in anticipo della sua inclusione nella lista nera e aveva risposto al rapporto a marzo negando la presenza di «qualsiasi forma di violenza sessuale» nei confronti dei palestinesi e inviando un documento contenente le proprie prassi giuridiche e le direttive destinate alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e alle forze dell’ordine.

Tuttavia il documento “non conteneva informazioni su alcuna indagine, processo o condanna completa per casi di violenza sessuale”, ha dichiarato Patten, aggiungendo che il caso di Sde Teiman, in cui filmati trapelati mostrano abusi su una detenuta palestinese nella struttura, è emblematico.

“Non solo nell’atto d’accusa non c’era menzione di violenza sessuale, ma le incriminazioni sono state addirittura ritirate del tutto dal procuratore generale militare”, ha concluso.

L’anno scorso i riservisti sono stati accusati di maltrattamenti aggravati e lesioni personali gravi nei confronti del detenuto. Secondo l’atto d’accusa lo avrebbero picchiato, trascinato sul pavimento, calpestato e colpito con un taser. Il detenuto ha riportato fratture alle costole, un polmone perforato e una perforazione del colon.

Sempre l’anno scorso l’uomo è stato rilasciato dalla custodia delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e rimandato a Gaza senza che le autorità israeliane avessero raccolto la sua testimonianza sui presunti maltrattamenti subiti dalle guardie israeliane.

“Questo è il caso, come forse ricorderete, che ha scatenato manifestazioni da parte di alcuni membri della Knesset per protestare contro l’arresto dei soldati, tra cui attacchi al campo di Sde Teiman, e a coloro che indagavano sul caso”, ha dichiarato Patten venerdì.

Nel luglio 2024 centinaia di persone hanno protestato davanti alla struttura contro l’arresto dei soldati in una manifestazione culminata con l’irruzione nella base da parte di un gruppo di manifestanti guidati dal deputato di estrema destra Zvi Succot.

L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite Danny Danon e il Ministero degli Esteri israeliano hanno criticato il Segretario Generale dell’ONU per la decisione. Il Ministero degli Esteri, sul sito X, ha definito la decisione un “tentativo di creare una falsa simmetria tra Israele e le reali atrocità sessuali commesse da Hamas”.

Danon e il Ministero degli Esteri hanno dichiarato che avrebbero “interrotto i rapporti” con il Segretario Generale fino alla nomina di un nuovo Segretario Generale dell’ONU.

Nel frattempo il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato di aver chiesto al Procuratore Generale del Paese di aprire un’indagine penale sul trattamento riservato dalle forze israeliane agli attivisti francesi che hanno partecipato all’ultima flottiglia diretta nella Striscia di Gaza.

Barrot ha dichiarato in un’intervista a France Inter che la decisione è stata presa in seguito a una relazione del Console Generale in Turchia, secondo la quale gli attivisti sarebbero stati vittime di violenze sessuali, umiliazioni e percosse.

(Traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)