Lo stop al commercio con le colonie illegali annunciato dal Regno Unito è un primo passo molto positivo per garantire giustizia ai palestinesi

Il ministro degli esteri inglese Ed Miliband. Foto: AFP

Abtisam Mohamed – parlamentare laburista dal 2022

8 settembre 2026 Middle East Eye

La proibizione dei commerci decisa dal Regno Unito da sola non porrà fine all’occupazione illegale israeliana, ma la pressione economica limiterà le risorse, cambierà le decisioni aziendali e incoraggerà altri Paesi a fare lo stesso

La decisione del governo del Regno Unito di vietare tutti i commerci con le colonie illegali israeliane ha tutte le caratteristiche di un potente riequilibrio degli affari internazionali presa da un ministro degli Esteri finalmente disponibile ad ascoltare e a dimostrarsi un leader. 

Due mesi fa ho condotto un dibattito in Parlamento sulla gravità della situazione nei territori palestinesi occupati e sul divario tra i nostri principi e le nostre azioni. 

Ho esposto le complicità che legano il Regno Unito alle attività commerciali che si svolgono negli insediamenti illegali che vanno spesso a vantaggio del governo israeliano. 

Un’indagine condotta di recente da Al Jazeera ha rivelato che il Regno Unito ha 2,1 miliardi di sterline (2,85 miliardi di dollari) in contratti con ditte legate a tali insediamenti. 

Quindi il cambiamento odierno da parte del governo è molto positivo e atteso da tempo. 

Secondo me c’erano tre domande che avrebbero dovuto guidare le azioni del Regno Unito dal nostro insediamento al governo. Siamo legalmente obbligati ad agire? Siamo eticamente obbligati ad agire? E avremmo già agito se le vittime fossero ucraine o israeliane? 

Oggi possiamo cominciare a rispondere a tali quesiti. 

La parte giusta della storia

Oggi il ministro degli Esteri Ed Milliband sta affrontando una schiera di detrattori, da Mike Huckabee, l’ambasciatore statunitense in Israele, a Benjamin Netanyahu, ma ha fatto la cosa giusta.

Riconoscendo che l’espansione illegale di Israele e l’impunità con cui tratta i palestinesi sono le maggiori minacce alla soluzione dei due Stati, oggi le sue azioni lo hanno fermamente collocato dalla parte giusta della storia.



Erroneamente alcuni credono che questa decisione darà all’estrema destra in Israele un’ennesima vittoria alle elezioni in autunno, ma forse non hanno capito bene il trend destrorso nella società del Paese o lo spostamento da una retorica pericolosa a un intento totalmente genocida che abbiamo visto di recente da parte dei suoi ministri. 

È inconcepibile chiedere ai palestinesi di aspettare fino a dopo le elezioni nella speranza che un governo moderato conceda loro i diritti, particolarmente perché quasi tutti partiti, seppure con diverse politiche, sono uniti nel credere che ai palestinesi si debba negare il principio fondamentale della statualità.

Anzi, qualsiasi sia il risultato delle imminenti elezioni la situazione che si è creata sul territorio con l’approvazione del progetto E1 è destinata a durare.

Si tratta infatti della più vasta espansione delle colonie nella storia di Israele che ha già ottenuto l’approvazione del governo, le cui mappe sono state ridisegnate praticamente dando conferma della fine di un possibile Stato palestinese. 

Altri mettono in dubbio l’utilità della misura dicendo che l’ammontare in gioco non è tale da far abbastanza pressione per far cambiare le politiche israeliane.

Un divieto serio

Questa mattina ci sono state sostanziali minacce da parte di Huckabee, che ha ipotizzato una risposta statunitense che penalizzerebbe le imprese anglosassoni in Florida dove danno lavoro a circa 70.000 persone. 

Forse Huckabee ne ha intenzione, ma sembra improbabile che le metterà in pratica tagliando nello Stato un posto di lavoro su 226 solo per dare una lezione al Regno Unito. 

Poi ci sono quelli che dicono che il divieto non è abbastanza specifico, che è impossibile differenziare i prodotti provenienti dalle colonie da quelli di Israele e che questo diventerebbe di fatto un divieto contro i prodotti israeliani. 

È un bene che la gente si renda conto della quantità dei maneggi che succedono ai confini dove i prodotti sono mescolati per far passare per israeliani quelli delle colonie, ma hanno un’idea migliore su come far rispettare gli accordi esistenti sul trattamento preferenziale o preferirebbero che le colonie continuino a strangolare l’economia palestinese al costo di miliardi di sterline?

Un serio divieto deve andare oltre lo scaffale dei supermercati. Deve estendersi a prodotti, servizi e investimenti che mantengono le colonie effettuando appropriati controlli della catena di approvvigionamento e serie conseguenze in caso di evasione. 

Da oggi non si può più permettere di continuare tramite un intermediario diverso o semplicemente ignorando le norme.

Non è un caso che il sistema sia così com’è. 

I coloni ne beneficiano: hanno bisogno di finanziamenti, costruzioni, trasporti, accesso ai mercati. Ogni relazione commerciale che premia l’espansione senza controlli mina tutti i nostri sforzi per la soluzione dei due Stati.  

Una buona partenza

Noi sappiamo che da solo lo stop britannico ai commerci non porrà fine all’occupazione illegale, ma non possiamo aspettare che una singola misura soddisfi tale requisito prima di agire.

La pressione economica, come ha fatto quando usata nel passato contro l’apartheid in Sudafrica, limiterà risorse, cambierà decisioni commerciali e incoraggerà altri Paesi a fare altrettanto. 

Anche se ci vorranno decenni, il Regno Unito ha ragione a smettere di contribuire all’ingiustizia, indipendentemente dal fatto che altri ci seguano immediatamente.

Per ultimo ho sentito molti commentatori definire erroneamente questo come un tentativo di “favorire” certe comunità. 

È un tentativo vergognoso di ignorare la convinzione ampiamente condivisa che le colonie israeliane sono illegali ai sensi del diritto internazionale, che noi abbiamo l’obbligo di non aiutarle o sostenerle, secondo la decisione del 2024 della Corte Internazionale di Giustizia che dichiara tali colonie illegali.

Sento regolarmente le preoccupazioni di colleghi e delle comunità ebraiche e palestinesi del Regno Unito. Per loro è chiaro che le azioni del governo israeliano non possono essere equiparate alle comunità ebraiche britanniche.

A qualsiasi comunità si appartenga si ha diritto a sicurezza, dignità e al diritto di determinare il proprio futuro. 

La decisione di oggi non vuole metter in confitto le due comunità, vuole piuttosto che la dignità valga per entrambe.  

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autrice e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Abtisam Mohamed dal 2024 è rappresentante parlamentare laburista per il collegio di Sheffield Central, la prima di origine yemenita e araba. In precedenza ha condotto lo sviluppo comunitario a Sheffield per 17 anni, praticando come avvocata specializzata in diritto dell’asilo e dei diritti umani.

Traduzione dall’inglese di Mirella Alessio