Persino i palestinesi sono rimasti sbigottiti: l’alleanza tra esercito israeliano e coloni ha raggiunto un nuovo livello

A destra il padre di Khalid Shehadeh uno dei due giovani uccisi da un cecchino israeliano. Foto: Alex Nevac

Gideon Levy e Alex Levac

12 settembre 2026 – Haaretz

Un colono ha denunciato il furto di alcune pecore, a quanto pare un’accusa infondata, innescando una catena di eventi: l’esercito ha fatto irruzione in un villaggio palestinese unendosi ai coloni nel furto di decine di pecore e capre e uccidendo a colpi d’arma da fuoco due giovani [palestinesi ndt]nel corso dell’operazione

Sembrava che fosse già stato detto e scritto tutto sull’incredibile ruolo svolto dalle Forze di Difesa Israeliane nei pogrom dei coloni in Cisgiordania. Tuttavia, questa settimana siamo venuti a conoscenza di un episodio che potrebbe superare tutti gli altri.

Un colono ha denunciato il furto di 12 delle sue capre da parte di abitanti del vicino villaggio di Al-Mughayyir. L’esercito ha abbandonato ogni altra attività, irrompendo nel villaggio e intimando al sindaco di provvedere all’immediata restituzione del gregge. Trascorsa la mezzanotte, quando il sindaco ha fornito le prove che le capre appartenevano a un abitante del luogo, la questione sembrava risolta.

Ma la sera seguente è arrivato un imponente contingente dell’IDF e ha sottratto 11 pecore a un pastore beduino. Qualche ora più tardi le truppe sono tornate e hanno rubato decine di pecore e capre da altri recinti. Si sono dirette poi verso il centro dell’abitato, dove dei cecchini hanno preso posizione sui tetti e hanno aperto il fuoco contro degli adolescenti scesi in strada: due di loro sono stati uccisi.

Per raggiungere Al-Mughayyir, nella zona centrale della Cisgiordania, percorriamo quella che Mohammad Romaneh, ricercatore sul campo dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, definisce “la strada della morte”. Percorrerla è effettivamente pericoloso. La strada passa accanto alla cittadina “americana” di Turmus Ayya, dove una percentuale compresa tra l’80 e il 90% degli abitanti possiede la cittadinanza statunitense e dove sabato scorso si è recato in visita l’ambasciatore in Israele Mike Huckabee. Tale località rappresenta attualmente l’unica via d’accesso ad Al-Mughayyir. Da circa un mese un nuovo avamposto abusivo eretto dai coloni incombe sulla strada e i coloni stessi attaccano le auto in transito. Secondo i palestinesi sette veicoli sono già stati danneggiati e i coloni ne hanno anche rubato uno, una Mercedes appartenente a un residente di Nablus, dopo aver costretto gli occupanti alla fuga. Tra i passeggeri c’era un cittadino statunitense.

Nel suo modesto ufficio il sindaco di Al-Mughayyir, Amin Abu Aaliya, ci racconta quanto accaduto mercoledì scorso. Nemmeno questo villaggio martoriato, che dal 7 ottobre ha perso 13 abitanti e migliaia di acri di terra, aveva mai vissuto nulla di simile.

Avevamo visitato il villaggio ad aprile, documentando il furto di 170 pecore da parte dei coloni e l’uccisione di un ragazzino di 12 anni e di un uomo di 32 anni per mano di un colono in uniforme dell’esercito. Tuttavia Abu Aaliya riferisce che la situazione è peggiorata: di recente, soldati e agenti di polizia accompagnano i coloni mentre questi sottraggono bestiame agli abitanti del villaggio. Gli eventi della scorsa settimana ne sono un esempio emblematico.

Prima della mezzanotte di martedì 1° settembre Abu Aaliya ha ricevuto una chiamata da un impiegato dell’Amministrazione Civile. Un colono, gli ha riferito il funzionario, sosteneva che un abitante del villaggio avesse rubato dodici delle sue capre. Il sindaco si è mostrato scettico fin dall’inizio. Gli abitanti della zona non osano avvicinarsi a quelli che ormai vengono definite “fattorie”, ma che in realtà sono avamposti coloniali e, in ogni caso, rubare bestiame al pascolo, come veniva sostenuto, non è un’impresa da poco. Nemmeno con venti jeep, afferma, gli abitanti del villaggio avrebbero potuto riuscirci.

Ha chiesto di vedere le fotografie in possesso del colono che ritraevano le capre presumibilmente rubate per poi svegliare il possessore degli animali in questione. Questi gli ha mostrato le foto delle stesse identiche capre nere scattate la primavera precedente. Avevano delle macchie bianche sulle orecchie, ha spiegato Abu Aaliya, vestendo i panni di un investigatore forense. Si è scoperto che il giorno prima alcuni coloni si erano recati ad Al-Mughayyir e avevano fotografato quelle stesse capre per poi sostenere che fossero loro.

«Avete già avuto parecchi feriti. Fareste meglio a restituire il bestiame», ha avvertito l’ufficiale rivolgendosi al sindaco. «Siamo già all’ingresso del vostro villaggio».

Quella stessa notte il sindaco ha inviato all’Amministrazione Civile le foto acquisite delle capre maculate. Il funzionario con cui interloquiva ha risposto: «Inshallah khair (Andrà tutto bene)». Abu Aaliya era convinto che la questione fosse chiusa.

Tuttavia mercoledì sera gli abitanti del villaggio sono stati colti di sorpresa dall’arrivo di un imponente contingente misto composto da soldati, agenti di polizia e coloni. Questi dapprima hanno attaccato una famiglia beduina alla periferia del paese rubando 11 pecore, per poi riapparire qualche ora più tardi nel centro abitato. Hanno sgomberato le strade usando gas lacrimogeni e granate stordenti per poi dedicarsi al furto di bestiame da diversi recinti della zona: 48 pecore e 12 capre.

I soldati hanno protetto i coloni mentre questi facevano uscire gli animali e li spingevano verso il l’avamposto sulla collina.

I proprietari degli animali hanno lanciato l’allarme sui social media: “Ci stanno rubando il bestiame!”. Abitanti sconvolti, tra cui molti giovani, si sono riversati in strada. Nel frattempo, secondo i testimoni oculari, dei cecchini sono saliti sul tetto di un edificio in costruzione e hanno iniziato a sparare proiettili veri. Khalil Shehadeh, 17 anni, è stato il primo a rimanere ucciso. Pochi minuti dopo è stato colpito a morte il suo vicino Omar al-Naasan, di 19 anni.

Secondo i testimoni entrambi sono stati colpiti dallo stesso cecchino, appostato sullo stesso tetto, da una distanza di poche decine di metri. Khalil è morto sul colpo. Omar è deceduto sull’ambulanza che lo stava trasportando d’urgenza in ospedale. L’infermiere Mujahid Abu Alia ci ha raccontato questa settimana di aver trasportato Omar sull’ambulanza, ma ormai era troppo tardi: il giovane, che, a quanto ci è stato riferito, sperava di iscriversi all’Università di Birzeit quest’anno, era stato colpito alla schiena.

Alle 21:30 di mercoledì, due ore dopo il suo inizio, l’operazione “Furto di pecore”, come è stata denominata dall’esercito, si è conclusa. Le forze in campo si sono ritirate lasciandosi alle spalle due cadaveri e portando via con sé decine di pecore (e alcune capre).

Il sindaco, Abu Aaliya, ha dichiarato: “Provo pena per i coloni. I loro figli dovrebbero frequentare la scuola o l’università. Invece, rubano e uccidono. Quando cresceranno rivolgeranno la loro violenza contro di voi, in Israele. Le mafie e le organizzazioni criminali li sfrutteranno, perché la violenza è l’unica cosa che conoscono. È strano che Israele, con tutta la sua potenza, non lo capisca e non faccia nulla”.

Il sindaco ha anche qualcosa da dire sulla visita dell’ambasciatore Huckabee alla vicina Turmus Ayya: “Ha detto che c’è solo una manciata di coloni violenti? Non è uno dei nostri. Gli americani che ha incontrato a Turmus Ayya sono diversi dagli americani della colonia [ebraica] di Shiloh. A quanto pare, un americano di Shiloh ha il diritto di rubare terra a un americano di Turmus Ayya e di attaccarne anche la casa”.

Siamo scesi in strada nel punto in cui le vite dei due adolescenti sono state spezzate. A quanto riferito, i cecchini hanno sparato in entrambe le direzioni. Una vittima è crollata a terra ed è morta alla destra dell’edificio su cui si trovavano, l’altra alla sinistra. Una suddivisione equa. I residenti, in segno di ricordo, hanno piantato un alberello in ciascuno dei punti in cui sono caduti.

Il giorno della nostra visita Ghasem, 38 anni, padre di Khalil, siede affranto dal dolore nella stanza degli ospiti, ben curata, della sua casa; indossa un berretto e una camicia grigi. È un operaio agricolo e padre di quattro figli, tra cui Khalil, il maggiore, che stava per iniziare l’undicesimo anno di scuola.

La sera prima che il figlio venisse ucciso, Ghasem si trovava in casa con lui quando ha sentito il vicino, Abu Nabil, gridare aiuto. Soldati e coloni avevano fatto irruzione nel suo ovile e avevano iniziato a portare via il gregge. Ghasem e Khalil sono corsi fuori per cercare di proteggere Abu Nabil e le sue pecore. Circa due minuti dopo, ricorda l’uomo, i lampioni si sono spenti e una pioggia di proiettili si è abbattuta su di loro. Khalil è caduto sotto i suoi occhi. Il padre lo ha trasportato in fretta verso un’auto privata per poterlo evacuare, ma sapeva già che Khalil era morto.

Al momento della pubblicazione non è giunta alcuna risposta dall’ufficio stampa dell’IDF.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)