9 settembre 2026 – Middle East Eye
Politici ed esperti israeliani vogliono trasferire gli arabi dai reparti ospedalieri in un Paese in cui i cittadini palestinesi costituiscono un quarto dei medici.
La distruzione del sistema sanitario a cui i palestinesi possono accedere non è affatto limitata a Gaza o alla Cisgiordania occupata.
Oltre agli arresti di medici in Cisgiordania, è stata lanciata sui media una campagna contro i medici che sono cittadini palestinesi di Israele e lavorano negli ospedali israeliani.
L’ultima campagna è stata scatenata dai parenti di un soldato ferito in Libano.
Yehoshua Shani, il responsabile di un forum che si oppone al cessate il fuoco a Gaza e sostiene la continuazione della guerra, ha denunciato che suo nipote è stato maltrattato dal personale arabo nel campus sanitario di Rambam a Haifa.
In un post su X Shani ha affermato che gli infermieri in servizio erano tutti “arabofoni” e che hanno ignorato la richiesta di acqua da parte del paziente e lo hanno girato nel letto “come una sardina”, facendogli sbattere la testa contro il letto.
La direzione ospedaliera di Rambam ha smentito l’accusa secondo cui questo paziente è stato trattato “inadeguatamente”.
La vicenda avrebbe dovuto finire lì. Ma così non è stato.
Istigazione esplicita
Israele ha subito discusso se gli arabi debbano essere ammessi a praticare la medicina in generale, per non parlare degli arabofoni negli ospedali ebraici.
“Un soldato non dovrebbe ascoltare in ospedale la lingua di coloro contro cui sta combattendo…ciò che sta accadendo in questo Paese è semplicemente pazzesco. Un soldato solo in una stanza, tutti che parlano arabo”, ha detto Boaz Golan, un giornalista israeliano.
Un membro della Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] ha giocato con il termine ebraico per discriminazione positiva – letteralmente “discriminazione rieducativa” – riformulandolo come “discriminazione nociva”.
“Continuerò a battermi per voi anche sulla questione dei medici arabi e della discriminazione nociva che danneggia i nostri ragazzi in servizio. Non mi arrenderò finché non correggeremo la situazione, cancelleremo la discriminazione e impediremo l’ammissione di studenti delle università terroriste dell’Autorità Palestinese negli ospedali di Israele”, ha detto il deputato del Likud [il partito di Netanyahu, ndt.] Moshe Saada.
Osnat Mark, avvocato ed ex deputato del Likud, ha chiesto la rimozione di tutti i medici e del personale sanitario palestinese dal sistema sanitario: “Abbiamo semplicemente bisogno di giudaizzare questa professione medica…farmacisti, infermieri. Arrivi in ospedale e ti senti quasi come se fossi a Ramallah”.
Mark si riferisce a circa un quarto dei medici di Israele, secondo uno studio pubblicato l’anno scorso il 27% degli infermieri e dentisti e poco meno della metà dei farmacisti.
C’era stato un aumento del numero dei palestinesi di nuova registrazione, ma oggi un numero crescente è disoccupato. Circa 5.000 medici qualificati non riescono a trovare lavoro, in quanto stanno venendo esclusi dai tirocini e molti stanno considerando l’idea di emigrare.
Un’ondata di persecuzioni
I palestinesi che lavorano nel sistema sanitario israeliano stanno affrontando un’ondata di attacchi razzisti.
Non ci sono dati ufficiali, ma l’associazione per i diritti umani ‘Medici per i Diritti Umani – Israele’ (PHRI) ha individuato provvedimenti disciplinari contro medici palestinesi dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023 in almeno 15 ospedali e in tutte e quattro i centri di assistenza medica di Israele.
“Il sistema sanitario pubblico di Israele sta assistendo ad un’ondata di persecuzioni contro personale palestinese, inclusi provvedimenti e inchieste disciplinari, sanzioni e licenziamenti in risposta a opinioni espresse o attività sui social media”, ha concluso l’organizzazione in un rapporto pubblicato ad aprile.
Ho parlato con dei medici palestinesi e, sotto anonimato, ecco ciò che mi ha detto uno di loro.
“Una volta ho avuto un paziente venuto per curarsi e, dopo aver visto il mio nome e capito che ero arabo, si è detto scioccato. Ha iniziato a dire in modo sarcastico ‘Un arabo vuole curarmi! Io non lo voglio proprio.’ Poi ha incominciato a fare battute arroganti, disgustose e razziste contro di me, che non vorrei ripetere.
Ciò che mi ha dato ancor più fastidio è stato che ha evidenziato la sensazione di averne diritto. Era del tutto a suo agio dicendo tutto ciò di fronte all’intero team medico, senza alcun imbarazzo né esitazione.”
Il dottore ha riferito l’incidente al suo responsabile, gli ha fornito il nome del paziente e il numero della carta di identità, ma non è successo niente. Il direttore intendeva comunque riceverlo e curarlo.
Al contrario, il segretario dell’ospedale ha avuto una reazione molto dura quando un paziente ha presentato un reclamo contro il medico. Il segretario ha suggerito che il reclamo potrebbe essere dovuto al suo razzismo.
“Tutti hanno preso ‘seriamente’ il reclamo, anche se di per sè, tanto per cominciare, non conteneva alcuna accusa di razzismo”, ha detto il dottore.
‘Arabi buoni’
I medici dicono che ci sono tentativi sempre più numerosi di sporgere reclami contro di loro. I pazienti che parlano ebraico reagiscono con stupore quando sentono parlare arabo.
“Personalmente non ci vedo nulla di male nel parlare arabo. In un’occasione una persona mi ha chiesto ‘Perché parla arabo di fronte a me?’ Ho risposto ‘Perché lei parla ebraico di fronte a me? Impari l’arabo se vuole capirmi’”.
Questo dottore si ostinava nel continuare a parlare arabo di fronte a pazienti ebrei israeliani.
“Non vedo ragione per giustificare la nostra posizione con parole scrupolosamente cortesi in ebraico. Chiunque voglia che offriamo mera forza lavoro sotto la direzione dell’ospedale non ha il diritto di chiederci di giustificare la nostra lingua araba verso di loro”, mi ha detto.
Un altro medico palestinese con cittadinanza israeliana ha detto a PHRI: “Il sistema ti dice…tu puoi essere arabo…ma devi essere…’un arabo buono’. Gli arabi che riescono a costruirsi una carriera e ad arrivare ad un posto più in alto… devono essere gentili verso la bandiera e i soldati e la lente d’ingrandimento sotto la quale si trovano di continuo.
Devi accettare che dato che sei palestinese lo sviluppo della tua carriera sarà più difficoltoso e tu non dovresti lamentarti per questo.”
Io solitamente evito di fare paragoni storici. Ogni conflitto ha i suoi specifici orrori, ma è quasi impossibile non pensare che nel 1938 le autorità naziste tolsero ai medici ebrei in Germania la licenza di praticare la medicina, consentendo solo ad un limitato numero di loro di continuare a curare esclusivamente pazienti ebrei.
Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autrice e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.
Lubna Masarwa è giornalista e capo dell’ufficio di Palestina e Israele di Middle East Eye. Vive a Gerusalemme.
(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)
