Settimana palestinese: coloni israeliani aggrediscono una giornalista e dei diplomatici

Un palestinese fugge dagli attacchi dei coloni a Abu Falah il 16 ottobre 2026. Foto: Ammar Awad/Reuters]

Redazione di Al Jazeera

20 ottobre 2026 Al Jazeera

Gli attacchi dei coloni durante la raccolta delle olive superano il totale del 2025; una giornalista e alcuni diplomatici vengono aggrediti, mentre Israele blocca le importazioni commerciali verso Gaza

Più di un mese prima della fine della stagione di raccolta delle olive il vice portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq ha dichiarato venerdì che l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha registrato dal primo settembre più di 200 attacchi israeliani contro gli agricoltori palestinesi, superando i 185 documentati dall’OCHA durante l’intera stagione del raccolto nel 2025.

Gli attacchi hanno già ucciso un palestinese, ferito più di 120 persone e danneggiato più di 2.500 alberi. La Commissione per la Resistenza alla Colonizzazione e al Muro ha registrato venerdì 34 attacchi israeliani che hanno ferito almeno 19 persone, e altre 40 sabato.

I coloni israeliani stanno effettuando attacchi e furti su larga scala con il sostegno di alcune figure religiose. Venerdì il rabbino Dov Lior, guida spirituale del partito Jewish Power del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, ha stabilito che i coloni possono prelevare olive dagli oliveti palestinesi, proclamando che “agli ebrei è consentito raccogliere olive anche in aree lontane dagli insediamenti ebraici per dimostrare pubblicamente la nostra proprietà della terra e adempiere così al comandamento di conquistare la terra”.

«Oggi, in Giudea e Samaria [la Cisgiordania occupata], un ulivo ha più peso di un fucile M16», si legge in un post apparso questa settimana in una chat di coloni.

«I coloni stanno sottraendo ai palestinesi il raccolto di olive su vasta scala, come mai nei miei 22 anni di lavoro su questo fronte», ha dichiarato Sarit Michaeli, già direttrice del patrocinio internazionale dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem.

Sotto tale pressione ideologica ogni giorno vengono segnalate decine di aggressioni ai danni di chi raccoglie le olive. Il 16 ottobre, ad Abu Falah a nord-est di Ramallah, circa 80 coloni a volto coperto e armati di bastoni hanno assalito alcuni palestinesi impegnati nella raccolta. Come confermato da diversi video e dal racconto diretto della vittima, la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine, 63 anni, è caduta a terra ed è stata picchiata dai coloni per oltre 10 minuti. Ha riportato la frattura di alcune costole e ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico alla mano; inoltre, le sono stati sottratti la macchina fotografica, il telefono e il passaporto. L’attivista israeliano Jonathan Pollak ha riferito che i soldati hanno poi sparato a un membro del consiglio locale, Abdel Jaber Obeid, colpendolo a una coscia.

Sabato poi un gruppo di coloni a volto coperto e armati di bastoni ha aggredito una delegazione in visita a Taybeh, a est di Ramallah, che comprendeva il console generale del Belgio, alcuni diplomatici francesi e polacchi nonché alcuni rappresentanti della Chiesa. Un finestrino dell’auto del console belga è andato in frantumi. Nel corso dell’aggressione, il sindaco francese Bernard Baudoux, 78 anni, è stato preso a calci e percosso.

In risposta a questi episodi il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha dichiarato che Washington è “molto turbata”, mentre l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee ha definito l’aggressione a Levine “un vile atto di terrorismo compiuto da codardi mascherati”. La Francia ha chiesto che vengano effettuati degli arresti e l’Unione Europea ha affermato di attendersi una “piena assunzione di responsabilità”.

Da parte sua, l’esercito israeliano ha definito “grave” l’attacco a Taybeh; Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha descritto la violenza dei coloni come “terrorismo ebraico sotto l’egida del governo di Israele”, secondo quanto riportato dal Times of Israel. Sull’aggressione a Levine l’ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha tuttavia espresso una condanna condizionata, sostenendo che restiano ancora dubbi su “chi abbia dato inizio alla violenza”. Anche in seguito all’attacco a Taybeh, il suo ufficio ha mantenuto una posizione ambigua, osservando che “più grave è l’accusa, più solide devono essere le prove a sostegno”.

Lunedì la polizia e l’agenzia di intelligence interna Shin Bet hanno dato il via all’“Operazione Foglia d’Ulivo”, arrestando 10 israeliani nel corso di blitz vicino a Ofra e Shiloh in relazione agli attacchi contro giornalisti e diplomatici stranieri.

Attacchi in tutta la Cisgiordania

Tuttavia non sono stati annunciati altri arresti o indagini in relazione alle decine di ulteriori aggressioni da parte di coloni contro i palestinesi, avvenute nel solo fine settimana. Oltre agli episodi che hanno fatto notizia, coloni a volto coperto – spesso affiancati da soldati – hanno preso di mira agricoltori, greggi, abitazioni e terreni.

Tra le aggressioni si segnalano:

– Martedì, a Beit Lid, alcuni coloni hanno picchiato due donne; giovedì, a Burqa, hanno ferito un cittadino statunitense, Haytham Tayseer, provocandogli profonde ferite alla testa.

– Sei persone, tra cui quattro donne e un bambino, sono rimaste ferite sabato a Ma’in, a Masafer Yatta, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa.

– A Turmus Aya, dei coloni hanno dato alle fiamme quattro veicoli tra cui un mezzo della protezione civile, e hanno appiccato un incendio in una moschea a Mikhmas, come riporta l’agenzia di stampa palestinese Wafa.

– A Kafr Malek dei coloni hanno ucciso a coltellate circa 20 pecore, ha dichiarato ad Al Jazeera il sindaco Najeh Rustum.

– A Kafr Malek dei bulldozer hanno sradicato centinaia di alberi di ulivo, mentre a Kisan, vicino a Betlemme, dei coloni ne hanno abbattuti 120, secondo quanto riferito dall’agenzia Wafa.

Gaza: il blocco degli scambi commerciali accentua i timori di carestia

A Gaza la situazione umanitaria, già in costante peggioramento, sta deteriorandosi ora ancora più rapidamente. Il 14 ottobre Israele ha annunciato il blocco dell’ingresso di merci commerciali nella Striscia, adducendo come motivazione una disputa tra i commercianti e Hamas riguardante una tassa di 10.000 shekel (3.220 dollari) per ogni camion. L’Ufficio stampa del governo di Gaza ha definito tale affermazione una “palese campagna di disinformazione”, precisando che la somma costituiva un contributo volontario destinato a un fondo per vedove e orfani. Secondo quanto riferito dai residenti, da domenica i prezzi hanno subito un netto rialzo: il costo di una confezione di uova è passato da 35 shekel (10 euro) a 60-70 shekel (18-20 euro), mentre quello di un sacco di farina è salito da 25-35 shekel (7-10 euro) a circa 80 shekel (23 euro).

Questi aumenti dei prezzi si verificano proprio mentre il Programma Alimentare Mondiale ha annunciato, questa settimana, una riduzione del numero di persone assistite mensilmente a Gaza: da 1,6 milioni a 1,1 milioni. Il Ministero della Salute di Gaza ha reso noto che, dall’inizio del 2024, 466 persone sono morte a causa della malnutrizione e che, fino alla fine dell’anno, il 67% della popolazione dovrà affrontare una situazione di insicurezza alimentare di livello critico o peggiore.

Nel frattempo le forze israeliane hanno continuato a uccidere quotidianamente palestinesi a Gaza. Al 19 ottobre il Ministero della Salute di Gaza ha detto che, dal “cessate il fuoco” dell’anno scorso, il bilancio è salito a 1.522 morti e 5.421 feriti; nell’ultima settimana si sono registrate 27 vittime, contro le 33 della settimana precedente e le 38 di quella ancora precedente. Dal 7 ottobre 2023 il bilancio complessivo delle vittime ha raggiunto quota 74.480.

Tra i palestinesi uccisi figurano:

• Tre minori, tra cui il quattordicenne Muhammad Riyad Abu Hammad, a Deir el-Balah – secondo il Ministero dell’Istruzione, sabato mentre tornava da scuola delle schegge hanno trafitto il suo zaino – e Misk Hazem al-Dalu e Tamer Shadi Subh, rimasti uccisi rispettivamente nel campo di Maghazi e a Beit Lahiya nella giornata di domenica. L’UNICEF ha reso noto che, dal momento del cessate il fuoco, sono stati uccisi oltre 340 bambini.

• Nell’ultima settimana attacchi condotti tramite droni hanno causato la morte di Ahmad Raja al-Shaer e Basel Nabil Qeshta ad al-Qarara; di Reem Awad, colpita in un appartamento a Gaza City; di Mahmoud al-Madhoun e Ubaida Murtaja, sempre a Gaza City; di Abdullah e Imad Jaber e dello sceicco Majid al-Sabbagh – direttore di una scuola coranica – nel quartiere di Tuffah, il 17 ottobre; di Amer al-Horani, nei pressi di una clinica a Jabalia lo stesso giorno e dell’agente di polizia Abd al-Jawad Joudeh a Rafah.

• Secondo l’agenzia Wafa e attivisti locali, altre persone sono state uccise in sparatorie: Saddam al-Za’anin a Jabalia; Hatem Abu Hasanein, colpito dal fuoco di un quadricottero; Huda Abu Adwan, 49 anni, ad al-Mawasi; e Wijdan Shurrab, 28 anni, nella zona orientale di Khan Yunis.

L’esercito israeliano ha dichiarato che diversi individui uccisi questa settimana erano membri di Hamas. Tali affermazioni non sono state verificate in modo indipendente.

Nel frattempo sabato le forze israeliane hanno fatto avanzare la cosiddetta “Linea Gialla” più in profondità nel quartiere di Shujayea, posizionando blocchi di cemento lungo via al-Qa’qa. Tale linea delimita le aree sotto il controllo di Israele, che ora si estendono su oltre il 65 % della Striscia di Gaza: un’estensione ben superiore a quanto previsto dall’accordo di “cessate il fuoco” raggiunto lo scorso anno.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)