La settimana in Palestina: a Gaza un anno di ‘cessate il fuoco’ è stato contrassegnato da altre uccisioni israeliane

Una palestinese ispeziona un palazzo colpito dai bombardamenti l'11 ottobre a Gaza City. Foto: AFP

Redazione Al Jazeera

13 ottobre 2026 Al Jazeera

A Gaza, un anno dopo il cessate il fuoco, gli attacchi israeliani continuano mentre in Cisgiordania la violenza dei coloni ostacola la raccolta delle olive.

A Gaza il 10 ottobre è stato il primo anniversario del cessate il fuoco, ma oltre 100 organizzazioni umanitarie e dei diritti umani dicono che esiste “solo di nome”.

Islamic Relief ha riferito che da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco l’esercito israeliano a Gaza ha ucciso o ferito in media un palestinese ogni 90 minuti.

Il 12 ottobre il ministero della Salute di Gaza dalla tregua ha contato 1.493 morti e 5.299 feriti, in aumento rispetto ai 1.460 della settimana precedente; il totale dei morti da ottobre 2023 è arrivato a 74.382.

Palestinesi uccisi a Gaza nel corso dalla scorsa settimana:

  • Sabato quattro palestinesi sono stati uccisi vicino al centro commerciale Panda nella parte occidentale di Gaza City a causa di un attacco di un drone che Israele ha detto aveva come bersaglio membri della forza Nukhba di Hamas

  • Sempre sabato Shahd al-Najjar, otto anni, è stata uccisa dal fuoco israeliano che l’ha colpita dentro la sua tenda nella zona occidentale di Gaza City.

  • Domenica Jihad al-Ghandour, sette anni, è deceduto a causa delle sue ferite in un altro scontro a fuoco vicino al campo di Jabalia a nord di Gaza City.

  • Giovedì una mamma con il suo bambino sono stati uccisi quando, dopo un avviso di evacuazione, un velivolo militare ha colpito una casa a Gaza City, nel quartiere di al-Sabra.

  • Domenica un drone ha colpito un punto di ricarica a ovest di Khan Younis uccidendo quattro persone, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa.

  • Lunedì altri due uomini sono stati uccisi in un attacco vicino a una moschea ad al-Mawasi, a sud. In dichiarazioni descriventi gli attacchi l’esercito israeliano ha sostenuto che parecchi degli uccisi erano combattenti palestinesi.

L’esercito israeliano ha detto che i due uomini uccisi vicino all’ospedale da campo giordano erano combattenti del jihad islamico; Wafa ne ha identificano uno come un ex prigioniero recentemente liberato; separatamente-inoltre ha detto che il lavoratore della difesa civile ucciso mentre soccorreva un ferito vicino all’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza era stato un cecchino di Hamas, che a sua volta ha respinto l’accusa, non verificata da fonti indipendenti.

Il sistema sanitario a Gaza al collasso:

  • Il ministero della Salute di Gaza ha detto che il 44% delle medicine essenziali sono completamente esaurite.

  • Un rapporto di Physician for Human Rights Israel rivela che a un anno dal cessate il fuoco neanche uno dei 36 ospedali di Gaza sta lavorando a pieno regime.

  • Oltre 18.500 pazienti necessitano di evacuazione medica e oltre 1.000 sono morti nell’attesa, secondo dichiarazioni comuni di ONG.

  • Questa settimana il ministero della Salute ha detto che la scorsa settimana a nessun paziente è stato permesso di uscire dal valico di Rafah. Questa settimana l’esercito israeliano ha anche continuato a spingere ulteriormente la cosiddetta Linea Gialla, che segna l’area sotto il controllo israeliano, verso i quartieri residenziali di Gaza City, causando nuovi sfollamenti.

A un anno dal cessate il fuoco il Board of Peace, l’organismo di controllo della transizione, non è riuscito a realizzare la maggior parte dei suoi impegni principali: non è stata dispiegata nessuna forza internazionale di stabilizzazione, i camion di aiuti stanno entrando a un ritmo pari a circa un terzo dei numeri stabiliti e ora Israele controlla circa due terzi della Striscia, ben oltre il circa 50% che avrebbe dovuto tenersi prima di un ulteriore ritiro e di un trasferimento futuro sotto controllo palestinese.

Raccolta delle olive minacciata da attacchi coordinati

La raccolta delle olive, per i palestinesi tradizionalmente un momento di celebrazioni dedicato alla famiglia, si è intensificata mentre i coloni e i soldati israeliani moltiplicano i loro sforzi per ostacolarla. Sono stati uccisi, attaccati e bloccati dei raccoglitori, mentre le famiglie isolate hanno affrontato giorni interi di assedio dei coloni.

Gli attacchi includono:

  • Il 7 ottobre Ali Hassan Yasser al-Bazzari, 44 anni, è stato ucciso quando coloni e soldati hanno aperto il fuoco sui raccoglitori di olive fra Burqa e Ramin, a nord-ovest di Nablus, nella Cisgiordania occupata. Almeno altri 16 sono stati feriti durante gli attacchi, un continuo pogrom contro palestinesi in Cisgiordania, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa.

  • La Società Palestinese della Mezzaluna Rossa ha detto che l’esercito israeliano ha attaccato il personale delle ambulanze che cercava di raggiungere dei raccoglitori di olive feriti, trattenendo per un breve periodo tre paramedici. I soldati hanno poi fatto un raid contro il villaggio vicino, effettuando arresti, mentre i coloni che avevano partecipato all’attacco marciavano accanto indisturbati.

  • La Commissione della Colonizzazione Palestinese e Resistenza al Muro ha registrato 19 attacchi di coloni solo venerdì, altri 12 sabato e altri 18 domenica, secondo Wafa.

  • L’organizzazione israeliana per i diritti Yesh Din ha già documentato 109 incidenti legati alla raccolta delle olive causati dai coloni in 75 comunità palestinesi in 10 giorni dal 27 settembre al 6 ottobre.

  • La Commissione ha detto che coloni e soldati hanno distrutto quest’anno circa 50.000 alberi fino ad ora. Gli attacchi seguono uno schema simile da villaggio a villaggio, secondo Wafa e relazioni sul campo di residenti locali e attivisti:

  • Coloni a Qusra hanno rubato le olive a un contadino prima di sradicare con un bulldozer oltre 50 delle sue piante.

  • A Birin dei coloni dell’avamposto Adorim recentemente fondato hanno aizzato un cane contro una signora di 79 anni che raccoglieva nei dintorni facendola finire in ospedale.

  • Coloni dello stesso avamposto hanno tagliato l’elettricità varie volte nel corso della settimana a circa 20 case.

  • Sabato ad al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, i soldati hanno seguito i coloni per le strade del villaggio, hanno preso a calci una signora anziana che stava cercando di tornare a casa e sparato proiettili veri e gas lacrimogeni dentro le case “senza motivo apparente,” secondo Jonathan Pollack, attivista israeliano che monitora i campi. Le incursioni giornaliere fanno parte di una campagna di coloni contro i villaggi che dura da mesi.

  • A Deir Abu Mash’al un raccolto di solidarietà organizzato dalla Commissione della Colonizzazione Palestinese e Resistenza al Muro ha attirato un attacco da parte dei coloni nell’Area B, con il ferimento di otto persone, incluso un fotogiornalista ferito alla coscia, ha riferito Wafa.

L’esercito israeliano blocca anche di frequente il raccolto. I soldati usano altoparlanti montati su droni per cacciare i contadini da Wadi Abwein e mandar via i raccoglitori da parecchi altri posti.

Le chat di gruppo dei coloni israeliani rivelano come essi inquadrino tali attacchi al contrario, attraverso le lenti messianiche: i raccoglitori palestinesi che vanno nelle loro terre a Deir Abu Mash’al starebbero tentando di “impadronirsi” delle terre e la stessa raccolta delle olive è interpretata come una copertura per i palestinesi per raccogliere “informazioni” e non le olive come hanno fatto le loro famiglie per generazioni. È stato documentato che i coloni hanno ripetutamente rubato le olive dai terreni dei palestinesi da quando alla fine del mese scorso è iniziato seppur in modo non ufficiale il raccolto.

Manovre politiche in vista delle elezioni

Ancora una volta Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese, ha rimandato le elezioni legislative, questa volta a settembre, citando le restrizioni israeliane sull’ingresso a Gaza e Gerusalemme Est dei materiali elettorali e degli osservatori e le continue violenze dei coloni. Mustafa Barghouti, presidente dell’Iniziativa Nazionale Palestinese, ha detto che la decisione rivela che “tutto è concentrato nelle mani dell’autorità esecutiva”, senza controlli da parte del parlamento o di una magistratura indipendente.

In Israele, con elezioni legislative ad alto rischio il 27 ottobre, Yousef Jabareen, leader della Lista Unita, ha detto che la sua alleanza, costituita in maniera predominante da cittadini palestinesi di Israele, è pronta a dare un appoggio esterno a una coalizione contro l’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Come riportato da The Times of Israel l’appoggio sarebbe dato in cambio di impegni politici, incluso un percorso verso lo stato palestinese, un percorso potenziale verso una maggioranza che i sondaggi indicano come irraggiungibile da nessuno dei due blocchi senza il sostegno del partito Arabo.

Questa settimana le autorità israeliane hanno anche cominciato a demolire case ad al-Dahiya, un villaggio beduino non riconosciuto nel Naqab, dopo che un tribunale distrettuale ha respinto una richiesta di congelare gli ordini: circa 60 case rischiano la demolizione.

Per quanto riguarda le notizie diplomatiche il consolato del Regno Unito nella Gerusalemme Est occupata che da tempo gestiva le relazioni con i palestinesi è stato ridimensionato formalmente a una “missione” alla scadenza imposta da Israele.

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)