Editoriale// Netanyahu, secondo le sue stesse parole

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Haaretz 6 marzo 2017

Sarebbe opportuno che Netanyahu dichiarasse all’opinione pubblica che crede nella soluzione dei due Stati, che è disposto ad un compromesso sui territori e comprende che l’espansione delle colonie deve essere fermata.

Il documento redatto dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu e pubblicato da Haaretz domenica (Netanyahu ha offerto al leader dell’opposizione Herzog di insistere insieme per un’iniziativa di pace regionale – e poi ha fatto marcia indietro”, di Barak Ravid), è una buona notizia per gli israeliani che credono nella soluzione dei due Stati.

Il documento aveva il fine di rendere possibile la formazione di un governo di unità con il partito Laburista per avviare un accordo di pace regionale. Dal documento emerge che Netanyahu sostiene una soluzione diplomatica che comprende un compromesso territoriale, riconosce il popolo palestinese ed il suo diritto all’autodeterminazione e accetta che Israele debba interrompere l’attività di espansione delle colonie. Inoltre segnala che Netanyahu assume una visione positiva dello spirito generale dell’iniziativa di pace araba.

La dichiarazione di Netanyahu rivela che il primo ministro e il suo principale e rumoroso alleato della coalizione, Habayit Hayehudi (Casa Ebraica), che sostiene l’annessione dei territori occupati, hanno un’ampia divergenza ideologica. I membri di Casa Ebraica stanno approfittando di questa divergenza per condurre un’ingannevole campagna pubblicitaria, sostenendo che l’opinione pubblica ha abbandonato la soluzione dei due Stati e sogna invece l’annessione ed una nazione unica con due sistemi giuridici.

Negli ultimi anni in Israele si è sviluppata una cultura politica di basso profilo, in base alla quale i partiti politici devono mentire sui loro veri punti di vista diplomatici, o almeno essere il più possibile vaghi riguardo alla propria volontà di accettare un compromesso territoriale. Il ricordo dell’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin è un valido deterrente per chiunque pensi di contestare questa posizione. Sembra che anche l’alleanza tra il Likud e Casa Ebraica sia basata su questo tipo di menzogna.

Il risultato è che si crea una dinamica distruttiva: il partito dei coloni trascina a destra il governo, mentre il partito al potere è costretto a dimostrare, attraverso leggi e dichiarazioni, di essere più di destra, più estremista, più aggressivo e addirittura più razzista. Questo significa che un partito con soli otto seggi alla Knesset, che rappresenta una popolazione che vive in gran parte, se non del tutto, in un territorio al di fuori della sovranità dello Stato di Israele, sta imponendo una tragica e storica direzione, in base ai suoi propri interessi, che sono contrari a quelli della popolazione che vive all’interno di Israele nella sua totalità.

E’ possibile che Netanyahu abbia scritto il documento per prendere tempo fino al termine della presidenza di Barak Obama, oppure che abbia incominciato a preoccuparsi delle ripercussioni politiche di un processo diplomatico di così ampia portata. Ma se non è così e il documento rappresenta davvero la sua intenzione, allora sarebbe opportuno che dichiarasse all’opinione pubblica che crede nella soluzione dei due Stati, che è disposto ad un compromesso sui territori e comprende che l’espansione delle colonie deve essere fermata. Ciò renderebbe più facile riportare Israele sulla via della normalità e tendere la mano in pace ai nostri vicini. La stessa mano potrebbe dare l’addio al partito dei coloni.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)