La società di spedizioni internazionali Maersk disinveste da compagnie che collaborano con l’impresa di colonizzazione israeliana

Una nave porta container della società MAERSK transita per il canale di Suez. Foto: Stringer/Bloomberg
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Redazione di MEMO

17 giugno 2025 – Middle East Monitor

In seguito a una importante campagna di attivisti palestinesi e ad un crescente controllo della sua complicità in crimini di guerra, il gigante danese delle spedizioni Maersk ha annunciato piani per porre fine agli accordi con compagnie legate alle colonie israeliane nella Cisgiordania occupata illegalmente.

La decisione è stata presa un mese dopo che durante la sua assemblea generale annuale la grande impresa internazionale delle spedizioni ha votato per bloccare le spedizioni di armi ad Israele.

La decisione di disinvestire dalle colonie israeliane è stata resa pubblica sul sito web della Maersk in seguito a mesi di crescente pressione condotta dal Movimento dei Giovani Palestinesi (PYM) che ha accusato la Maersk di agevolare la catena di forniture militari israeliane, inclusa la consegna di componenti di armi.

Secondo la società la decisione è stata sollecitata da una revisione delle operazioni cargo relative alla Cisgiordania. Maersk ha affermato di aver migliorato le sue procedure di controllo “in relazione alle colonie israeliane” e di essersi attenuta al database delle Nazioni Unite sulle società impegnate in attività all’interno dei territori occupati.

Il database in questione è curato dall’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ed è stato istituito in risposta alla risoluzione 31/36 del 2016 del Consiglio ONU per i Diritti Umani. La lista individua le società che sono coinvolte in o traggono beneficio dal complesso di colonie israeliane, inclusa la fornitura di servizi, infrastrutture o supporto finanziario.

Mentre Maersk non ha reso pubblici i nomi delle compagnie con cui cesserà di collaborare, la società ad Al Jazeera ha confermato la decisione. Gli attivisti hanno salutato con favore gli sviluppi come un primo passo ma hanno sollecitato ulteriori azioni.

Ciò invia un chiaro messaggio all’industria internazionale della logistica: la conformità con il diritto internazionale e i diritti umani fondamentali non è facoltativa,” ha detto Aisha Nizar del PYM. “Fare affari con le colonie illegali israeliane non è più sostenibile e il mondo sta osservando con attenzione chi sarà il prossimo.”

Nizar ha tuttavia criticato Maersk perché continua a trasportare forniture militari per le forze armate israeliane, inclusi ricambi per i caccia F-35. “Maersk continua a fare profitti dal genocidio del nostro popolo consegnando regolarmente componenti per F-35 usati per bombardare e massacrare i palestinesi,” ha detto. “Continueremo a fare pressione e a mobilitare le persone fin quando la Maersk non taglierà tutti i rapporti con il genocidio e smetterà di trasportare le armi ed i relativi componenti ad Israele.”

Gli attivisti hanno ripetutamente denunciato il coinvolgimento della Maersk nella economia di guerra di Israele. Proprio lo scorso anno la Spagna ha vietato alle navi che trasportano materiale militare ad Israele di attraccare nei suoi porti. All’inizio di questo mese il PYM ha pubblicato dati secondo i quali la Maersk stava usando il porto olandese di Rotterdam come fondamentale punto di transito per i componenti destinati al programma israeliano degli F-35, nonostante una sentenza olandese abbia proibito tali esportazioni.

Sebbene la Maersk insista a sostenere di adottare politiche che proibiscono la consegna di armi in zone di conflitto attivo, ha confermato ad Al Jazeera che la sua controllata negli Stati Uniti, la Maersk Line Limited, è ancora coinvolta nel trasporto di materiali per la catena di forniture globali degli F-35.

(traduzione dall’inglese di Gianluca Ramunno)