Louise Adler
12 gennaio 2026 – The Guardian
La cancellazione dell’invito all’autrice australiano-palestinese Randa Abdel-Fattah indebolisce la libertà di espressione ed è un’avvisaglia di una nazione meno libera
La decisione della direzione del festival di Adelaide – nonostante la mia forte opposizione – di annullare l’invito alla scrittrice australiano-palestinese Randa Abdel-Fattah alla settimana degli scrittori di Adelaide indebolisce la libertà di espressione ed è un’avvisaglia di una nazione meno libera, in cui l’attività di lobbying e la pressione politica determinano chi possa parlare e chi no.
In seguito alle atrocità di Bondi [l’attacco antisemita sulla spiaggia di Bondi, ndtr.] i governi statale e federale si sono affrettati a rabbonire la banda dei “te lo avevamo detto”. Con allarmante noncuranza le proteste vengono messe fuorilegge, la libertà di espressione viene limitata e i politici si precipitano a vietare frasi e slogan.
Adesso i leader religiosi devono essere sorvegliati dalla polizia, le università monitorate, le emittenti pubbliche controllate e le arti ridotte all’osso. Hai mai criticato Israele? Joe McCarthy [il responsabile della caccia alle streghe anticomunista negli USA degli anni ’50, ndt.] si congratulerebbe con gli eredi delle sue tattiche.
Gli artisti sono sempre stati un problema per lo Stato e i gruppi di interesse, ma in conseguenza della guerra di Gaza le contrapposizioni si sono intensificate. Sfruttando la retorica della coesione sociale, le crisi si sono moltiplicate: l’approvazione del finanziamento del governo israeliano al festival di Sydney nel 2022, le sanzioni comminate a giovani attori che indossavano delle kefiah alla Compagnia del Teatro di Sydney, il concerto di Jayson Gillham cancellato dalla Melbourne Symphony Orchestra, l’iniziale rimozione di Khaled Sabsabi come rappresentante dell’Australia alla Biennale di Venezia, l’annullamento da parte della Biblioteca Statale [dello Stato] di Victoria di un programma di scrittura giovanile, la cancellazione del festival degli scrittori di Bendigo [città australiana, ndt.] e una quantità di organizzazioni artistiche che hanno sommessamente ceduto alle pressioni per inserire in programma un artista piuttosto che un altro. A mio parere commissioni composte da persone con poca esperienza artistica e cieche alle implicazioni morali dell’abbandonare il principio di libertà di espressione sono state spaventate dalla pressione esercitata da politici interessati alle proprie prospettive elettorali e da continue e coordinate campagne di invio di lettere.
Nel 2023 l’AWW [Adelaide Writers Week, settimana degli scrittori di Adelaide, ndt.] ha programmato alcune sessioni dedicate agli scrittori palestinesi contemporanei. I propagandisti si sono precipitati a riesumare, travisare e citare erroneamente i post sui social media per creare le condizioni per sospendere gli inviti agli scrittori. Il premier dell’Australia meridionale, Peter Malinauskas, si è indignato per i tweet di uno scrittore, esprimendo la sua personale contrarietà, come era suo diritto in quanto cittadino in un Paese democratico.
È stato confortante ascoltare il suo successivo discorso al pubblico di un gremito Municipio. Ha condiviso il suo pensiero sulle arti, sul loro ruolo nella società e sulle responsabilità dell’attuale governo. Ha confessato di aver pensato di ritirare il finanziamento. Infine ha concluso che “se i politici decidono che cosa sia culturalmente appropriato…questo ci porta ad un futuro in cui i politici possono direttamente sopprimere eventi che sono fondati proprio sulla libertà di espressione… questa è una strada che ci conduce nel territorio della Russia di Putin.”
Il suo discorso resta un modello per dirigenti politici che si confrontano con produzioni artistiche che potrebbero offenderli personalmente, danneggiare le loro prospettive elettorali o turbare agguerriti gruppi di interesse.
La direzione del Festival di Adelaide adesso ha annullato il mio invito a Abdel-Fattah, che doveva parlare del suo ultimo racconto, ‘Disciplina’, a causa di preoccupazioni riguardo alla “sensibilità culturale” – e il premier ha appoggiato questa decisione. Di conseguenza, al momento in cui scrivo, più di 180 scrittori si sono ritirati (dal festival).
Si può solo supporre che a tempo debito queste preoccupazioni potrebbero essere addotte anche da oppositori della libertà di espressione per chiedere la cancellazione o la messa a tacere di altri che hanno chiesto giustizia per il popolo palestinese, scrittori che includono Kenneth Roth, Francesca Albanese e Najwan Darwish. Molti anni fa l’ex premier Don Dunstan ha vantato Adelaide come “la Atene del sud”. Adesso lo slogan turistico dell’Australia del sud potrebbe essere “Benvenuti nella Mosca sul Torrens [fiume dell’Australia meridionale, ndt.]
La dichiarazione della direzione cita la coesione della comunità, un’ansia spesso richiamata che dovrebbe essere considerata con scetticismo. È un termine manageriale finalizzato a inibire il pensiero. Chi, dopotutto, si esprimerebbe in favore della divisione sociale? Presumibilmente solo un terrorista o un nichilista. La ragion d’essere dell’arte e della letteratura è scompigliare lo status quo: non bisogna essere uno studioso di storia per sapere che l’arte al servizio della “coesione sociale” è propaganda.
A quanto pare le arti sono diventate “pericolose” e gli artisti sono un pericolo per il benessere psico-sociale della comunità. Ma, per essere del tutto chiari, l’abitudine di invocare “la sicurezza” è un modo per dire “non voglio ascoltare la tua opinione”. In questo caso sembra si applichi solo ad un’invitata palestinese.
Gli sforzi sempre più estremi e repressivi dei lobbisti filoisraeliani per soffocare anche le più blande critiche hanno avuto un effetto dissuasivo sulla libertà di espressione e sulle istituzioni democratiche. Il nuovo mantra “Bondi ha cambiato tutto” ha offerto un’altra arma coercitiva a questa lobby, ai suoi stenografi sui media e ad una classe politica senza spina dorsale. Perciò nel 2026 la direzione, in un contesto di forte pressione politica, ha emesso un editto secondo cui un autore deve essere cancellato.
Nella storia dei 65 anni della settimana degli scrittori di Adelaide non vi sono stati disordini, eccettuate occasionali zuffe per le code al caffè o lamentele sul perché i croissant fossero ripieni di zucca. Si potrebbe chiedere se qualcuna delle persone “preoccupate” si sia avventurata nei giardini del ‘Pioneer Women’Memorial’ [parco e attuale sede del festival, ndt.], dove oltre 160.000 entusiasti si sono riuniti ogni anno dal 2023.
Ovviamente non c’è modo di proteggere chiunque di noi da un singolo estremista violento (anche se leggi più severe sul possesso di armi sono un ovvio punto di partenza). Ma la realtà è che i cittadini che vengono all’AWW sono estremamente educati (al di là della gara per assicurarsi un posto), ascoltano con il massimo rispetto gli scrittori e poi entrano nella tenda dei libri per comprarne un sacco.
Ma nulla di tutto ciò ha influenzato la decisione: una scrittrice deve essere esclusa su pressione di lobbisti filoisraeliani, burocrati e politici opportunisti.
Io non posso contribuire a mettere a tacere degli scrittori per cui, con immensa tristezza, mi dimetto dalla mia carica di direttrice dell’AWW. Gli scrittori e la scrittura hanno importanza, anche quando espongono idee che ci mettono a disagio e ci sfidano.
Ora più che mai, quando i nostri organi di informazione chiudono, i nostri politici diventano ogni giorno più timorosi del potere reale e l’Australia diventa più ingiusta e diseguale, abbiamo bisogno di scrittori.
AWW è il canarino nella miniera. Amici e colleghi artisti, state attenti al futuro.
Stanno venendo a cercarvi.
Louise Adler è stata direttrice della settimana degli scrittori di Adelaide dal 2023 al 2026. Fa parte del comitato consultivo del Consiglio Ebraico dell’Australia.
[Nota redazionale: l’Adelaide Writers’ Week 2026 è stata annullata a causa della rinuncia per protesta di moltissimi autori invitati contro l’esclusione di Randa Abdel-Fattah]
(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)


