Redazione di MEE
9 giugno 2025 – Middle East Eye
La missione Mavi Marmara nel maggio 2010 tentò di rompere il blocco israeliano di Gaza. Fu abbordato dai soldati israeliani e 10 membri dell’equipaggio morirono nell’attacco
Redazione di MEE
9 giugno 2025 – Middle East Eye
Lunedì mattina le forze israeliane hanno preso il controllo della nave umanitaria Madleen, che tentava di rompere il blocco della Striscia di Gaza: l’ennesimo episodio di simili attacchi israeliani negli ultimi quindici anni.
La Madleen, battente bandiera britannica e gestita dalla Freedom Flotilla Coalition (FFC), cercava di consegnare una quantità simbolica di aiuti umanitari, tra cui riso e latte in polvere per neonati, e di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla crisi umanitaria in corso.
L’imbarcazione è stata tuttavia intercettata nelle prime ore di lunedì, prima che potesse raggiungere Gaza, ha dichiarato la FFC sul suo account Telegram.
Le autorità israeliane hanno fermato il suo equipaggio di 12 persone, tra cui l’attivista climatica svedese Greta Thunberg e la politica francese Rima Hassan.
Prima dell’arresto l’equipaggio a bordo della FFC aveva riferito che dei quadricotteri avevano circondato l’imbarcazione e l’avevano spruzzata con un “liquido bianco”.
È l’ultimo episodio di anni di attacchi israeliani contro le navi umanitarie organizzate dalla FFC che tentavano di rompere il blocco aereo, navale e terrestre imposto da 18 anni da Israele sul territorio palestinese. La FFC dichiara di essere guidata dai princìpi della resistenza non violenta.
La coalizione include organizzazioni associate di diversi paesi, tra cui Canada, Italia, Malesia, Nuova Zelanda, Norvegia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Turchia, Stati Uniti, Irlanda, Brasile, Australia e Francia.
Middle East Eye ripercorre la storia degli attacchi israeliani contro le flottiglie della FFC.
Quindici anni di attacchi israeliani
La coalizione si è costituita inizialmente nel 2010, in seguito all’abbordaggio da parte delle forze israeliane di una missione della Freedom Flotilla nel maggio dello stesso anno, durante il quale sono stati uccisi 10 attivisti.
La missione Mavi Marmara era stata organizzata dal Free Gaza Movement e dalla Fondazione turca IHH per gli aiuti umanitari.
La nave salpò il 22 maggio dal porto di Sarayburnu, Istanbul, nel tentativo di violare il blocco israeliano su Gaza.
Una settimana dopo, nel Mar Mediterraneo a sud di Cipro, si unì al resto della flottiglia umanitaria, composta da tre navi passeggeri e tre navi cargo che trasportavano aiuti umanitari essenziali e 700 attivisti.
Ma il 31 maggio 2010, utilizzando elicotteri e motoscafi, le truppe israeliane abbordarono violentemente la nave Mavi Marmara nonostante essa si trovasse in acque internazionali. Nove persone furono uccise sul colpo, mentre un’altra morì successivamente a causa delle ferite riportate.
L’episodio fece scalpore a livello internazionale, suscitando dure condanne nei confronti delle azioni israeliane.
In seguito alla missione del 2010, fu creata la FFC per riunire e coordinare varie campagne provenienti da tutto il mondo che cercavano di rompere l’assedio israeliano.
Nel 2011 una missione successiva, chiamata “Freedom Flotilla II – Stay Human”, sarebbe dovuta salpare per Gaza il 5 luglio. Tuttavia, la stragrande maggioranza delle imbarcazioni della flottiglia non riuscì a partire.
Gli organizzatori dichiararono che Israele aveva sabotato due delle navi che sarebbero dovute partire dalla Turchia e dalla Grecia.
Una delle imbarcazioni, organizzata da un gruppo irlandese, non fu autorizzata a lasciare il porto dopo che le autorità greche avevano addotto motivi di sicurezza.
L’unica nave umanitaria che riuscì ad avvicinarsi a Gaza, l’imbarcazione francese Dignité al-Karama, fu intercettata dalle autorità israeliane.
La Freedom Flotilla III, salpata dalla Svezia il 10 maggio 2015, fu nuovamente intercettata dalle autorità israeliane in acque internazionali un mese e mezzo dopo la partenza.
Una delle imbarcazioni, chiamata Marianne, fu costretta dalle truppe israeliane a dirigersi verso la città di Ashdod, nel sud di Israele. Anche le altre navi fecero dietrofront.
Tra coloro che si trovavano sulla Marianne c’erano il parlamentare Basel Ghattas, cittadino palestinese di Israele, e Moncef Marzouki, ex presidente della Tunisia.
L’anno seguente, la FFC organizzò la Women’s Boat to Gaza, una singola nave con un equipaggio interamente femminile.
Salpò da Barcellona il 14 settembre 2016, ma due settimane dopo, il 5 ottobre, fu sequestrata dalle forze israeliane.
L’intero equipaggio femminile – che includeva giornaliste, attrici, politiche e persino una vincitrice del Premio Nobel per la Pace – fu arrestato dalle truppe israeliane, che le condussero ad Ashdod. Tutte furono successivamente espulse.
Un’altra missione, che salpò nel maggio 2017 in solidarietà con i pescatori di Gaza, fu attaccata da un drone, si presume israeliano, in acque internazionali vicino a Malta.
Nel luglio dell’anno seguente, le forze israeliane fermarono al-Awda, un peschereccio battente bandiera norvegese che faceva parte della coalizione.
Tutte le 22 persone a bordo furono arrestate e condotte ad Ashdod.
Nel 2023 e 2024 la nave Handala, che si concentrava sui bambini di Gaza, salpò verso diverse destinazioni in Europa per sensibilizzare le persone sull’assedio e la guerra di Israele contro Gaza.
Il mese scorso un’altra imbarcazione organizzata dalla FFC, la Conscience, non riuscì a proseguire il suo viaggio dopo essere stata colpita da un drone israeliano nelle vicinanze delle acque maltesi.
(traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)


