David Cronin
23 aprile 2026 The Electronic Intifada
Questa settimana Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, ha offerto un mix di farsa e disonestà.
“L’Europa è la più grande sostenitrice del popolo palestinese”, ha dichiarato lunedì.
Il giorno successivo i governi dell’UE hanno dimostrato quanto sia grande il loro sostegno, rifiutandosi ancora una volta di imputare a Israele la sua violenza genocida contro il popolo palestinese.
Un milione di cittadini dell’UE ha firmato una petizione per la revoca dei privilegi commerciali a Israele. Invece di compiere questo passo fondamentale, i governi dell’UE hanno imposto ulteriori sanzioni all’Iran, bersaglio dell’aggressione da parte di Israele e Stati Uniti.
I diplomatici che lavorano alle dipendenze di Kallas non possono certo essere considerati i maggiori sostenitori del popolo palestinese.
Un documento che ho ottenuto grazie a una richiesta di accesso agli atti dimostra che, a più di due anni dall’inizio del genocidio di Gaza, la lobby israeliana continua a dettare le regole a cui obbediscono i principali funzionari di Bruxelles.
Hélène Le Gal, capo della divisione Medio Oriente del servizio diplomatico dell’UE, sembra particolarmente disposta a farsi scrivere la sceneggiatura.
Il documento dimostra che Le Gal ha accettato di ospitare un “dialogo strategico” organizzato congiuntamente dal servizio diplomatico e dal gruppo filo-israeliano European Leadership Network (Elnet). L’evento, previsto per il 12 e 13 maggio, vedrà la partecipazione di “30 figure di spicco nel campo politico e dell’opinione pubblica – 15 provenienti dall’UE e 15 da Israele”, come si legge nell’invito.
Le Gal, secondo alcuni messaggi di posta elettronica scambiati tra Elnet e i suoi colleghi del servizio diplomatico, ha acconsentito che l’invito fosse emesso a suo nome, chiedendo solo “piccole modifiche”.
È significativo che Le Gal e il suo entourage abbiano richiesto solo “piccole modifiche” all’invito. La bozza originale afferma che il servizio diplomatico “espone le posizioni e gli interessi dell’UE al governo di Israele, con l’obiettivo generale di promuovere le relazioni tra l’UE e Israele”.
Sebbene tale formulazione non sembri aver incontrato obiezioni sostanziali, almeno un collega di Le Gal l’ha ritenuta troppo riduttiva. È stata proposta una modifica per chiarire che il servizio opera “in tutto il mondo”, anche per quanto riguarda le relazioni UE-Israele.
Nessuno sembrava preoccupato dall’obiettivo dichiarato di “promuovere le relazioni” con uno Stato che perpetra un genocidio.
Linea rossa?
Secondo l’invito le discussioni che si terranno durante l’evento di maggio saranno “completamente” riservate. Come di consueto, l’opinione pubblica dovrà rimanere all’oscuro su questioni di evidente interesse pubblico.
Tali questioni, stando all’ordine del giorno, includeranno il Board of Peace [“Consiglio per la Pace”] istituito dal presidente statunitense Donald Trump, le elezioni israeliane del 2026 e la “crescente influenza” di Turchia e Qatar. Anche l’Iran e il “futuro della normalizzazione dei rapporti arabo-israeliani” saranno all’ordine del giorno.
Un altro tema in discussione sarà il finanziamento delle “tecnologie a ‘doppio uso‘ ” nell’ambito di Horizon Europe, un importante programma di ricerca scientifica.
Dato che il termine “doppio uso” si riferisce ad applicazioni sia civili che militari, possiamo fare un’ipotesi plausibile sul contenuto di tali discussioni. Quasi certamente si sosterrà che l’UE dovrebbe finanziare lo sviluppo delle future armi israeliane [Dal 2021 Horizon Europe ha elargito a Israele 3 miliardi e 400 milioni di euro, ndt.]
Con ogni probabilità gli eleganti partecipanti non saranno così volgari da sottolineare che Israele brama più armi per poter sterminare le famiglie palestinesi e distruggere le loro case.
L’assenza di volgarità non dev’essere interpretata come ritegno da parte dei sostenitori di Israele.
L’European Leadership Network non si fa scrupoli a collaborare con personaggi che possono essere considerati “controversi” – per usare un eufemismo. All’inizio di quest’anno ha organizzato la visita di Eyal Hulata al quartier generale della NATO a Bruxelles, come dimostra il documento ottenuto in base alle norme sulla libertà d’informazione.
Hulata potrebbe non essere un nome noto in Europa, ma è ben conosciuto in certi ambienti: per 23 anni ha fatto parte del Mossad, l’agenzia responsabile dello spionaggio e degli omicidi mirati.
A causa di altri impegni Hélène Le Gal “purtroppo non può ricevere” Hulata, si legge in un messaggio di posta elettronica del suo ufficio. Non c’è alcun indizio che suggerisca che abbia espresso disappunto per le attività del Mossad quando i suoi amici di Elnet le hanno chiesto se potesse incontrare Hulata.
La nuova legge israeliana sulla pena di morte era stata descritta come una sorta di linea rossa per l’UE. Eppure il disegno di legge sulla pena di morte era già in discussione alla Knesset – il parlamento israeliano – da alcuni mesi prima di essere formalmente adottato alla fine di marzo. Il “dialogo strategico” UE-Israele previsto per maggio è stato preparato mentre la legge era prossima all’approvazione.
La conclusione inevitabile è che alcune delle figure più importanti della burocrazia di Bruxelles non hanno linee rosse. Hanno solo tappeti rossi, che stendono ogni volta che i sostenitori di Israele glielo chiedono.
(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)


