“Mio padre sta sanguinando”: una guardia israeliana spara a bruciapelo a Marwan Barghouti

L'immagine della campagna per la liberazione di Marwan Barghouti.
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Redazione di Palestine Chronicle

13 luglio 2026 Palestine Chronicle

La famiglia afferma che Marwan Barghouti è stato colpito a bruciapelo alla gamba da una guardia carceraria israeliana e gli è stata negata assistenza medica

Punti chiave

  • Una guardia carceraria israeliana ha sparato a bruciapelo un proiettile di gomma alla gamba di Marwan Barghouti, provocandogli ferite e sanguinamento.

  • Suo figlio ha affermato che Barghouti non è stato portato in ospedale e non ha ricevuto cure mediche nonostante il peggiorare delle sue condizioni di salute.

  • Fatah ha avvertito che le ripetute aggressioni, l’isolamento e la negligenza medica costituiscono una politica di “lenta esecuzione” nei confronti del leader imprigionato.

Una guardia carceraria israeliana ha sparato a bruciapelo un proiettile di gomma a una gamba del leader palestinese Marwan Barghouti, lasciandolo all’interno della prigione ferito e sanguinante senza cure mediche, secondo la sua famiglia.

Arab Barghouti, il figlio del leader di Fatah imprigionato, ha detto lunedì che la salute di suo padre era peggiorata a seguito di una serie di aggressioni nelle carceri israeliane.

Mio padre sta perdendo sangue in prigione e gli è vietato ricevere cure”, ha detto alla televisione Al-Ghad, aggiungendo che le forze israeliane lo hanno ripetutamente aggredito.

Secondo la famiglia dopo l’ultimo attacco Barghouti non è stato trasferito in ospedale né gli sono state fornite cure mediche.

Sua moglie, l’avvocata Fadwa Barghouti, ha dichiarato che la famiglia ha saputo della sparatoria solo durante l’ultima visita in prigione.

Ha affermato che una guardia gli ha sparato un proiettile di gomma direttamente alla gamba da distanza ravvicinata, provocandogli una ferita e un’emorragia.

L’aggressione è avvenuta mentre il Servizio Penitenziario Israeliano pubblicava quello che la famiglia ha definito un rapporto di incitamento all’odio contro Barghouti e mentre la campagna internazionale per la sua liberazione progressivamente si intensifica.

Peggioramento della salute

Arab Barghouti ha dichiarato che suo padre ha perso circa dieci chili a causa del peggioramento delle condizioni carcerarie e delle severe restrizioni alimentari imposte ai detenuti palestinesi.

Nonostante il peggioramento delle sue condizioni di salute, ha affermato che Barghouti è ancora di buon umore e continua a dimostrare grande forza di volontà.

Il figlio ha aggiunto che il leader imprigionato è sempre consapevole dell’entità dei sacrifici che fanno i palestinesi sotto occupazione israeliana e continua a sostenere le proprie posizioni politiche.

Barghouti è detenuto in isolamento nel carcere di Ganot dal novembre 2023 con molti altri leader del Movimento dei Prigionieri Palestinesi, dopo essere stato ripetutamente trasferito tra le sezioni di isolamento.

L’Ufficio Stampa dei Prigionieri Palestinesi ha affermato che Barghouti è stato vittima di circa sette gravi aggressioni dall’inizio del genocidio israeliano a Gaza nell’ottobre 2023.

Secondo le organizzazioni per i prigionieri palestinesi tali aggressioni gli hanno causato fratture alle costole e numerose altre lesioni.

L’Ufficio ha aggiunto che un’aggressione precedente si era verificata nel settembre 2025, quando il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir era entrato nella cella di Barghouti e lo aveva minacciato direttamente.

Anche la Lega Araba ha affermato che circa due mesi fa è stata lanciata nella sua cella una granata stordente che gli ha provocato ustioni alla mano.

“Una lenta esecuzione”

Da parte sua il movimento Fatah ha avvertito che l’escalation degli attacchi rappresenta una seria minaccia per la vita di Barghouti.

Il portavoce del movimento Abdul Fattah Dawla ha affermato che il trattamento riservato a Barghouti ha “superato ogni limite” e rivela una politica sistematica di vendetta e di “lenta esecuzione” contro uno dei più importanti leader nazionali palestinesi.

Ha aggiunto che l’ultima sparatoria ha fatto seguito a ripetuti attacchi fisici, prolungato isolamento e rifiuto di cure mediche.

Fatah riterrebbe il governo israeliano pienamente responsabile della morte di Barghouti e ha affermato che l’incitazione pubblica in corso, guidata da Ben-Gvir, rende il governo responsabile di qualsiasi ulteriore danno.

Il movimento ha chiesto un intervento internazionale urgente per prevenire quello che ha definito un altro crimine all’interno delle carceri israeliane.

Ha inoltre esortato il Comitato Internazionale della Croce Rossa, le Nazioni Unite e il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a inviare commissioni d’inchiesta indipendenti, a fornire protezione internazionale ai prigionieri palestinesi e a porre fine alle politiche di tortura, isolamento e violenza.

Anche la campagna popolare per la liberazione di Barghouti ha segnalato che le autorità israeliane stanno tentando di assassinarlo attraverso ripetute violenze, isolamento, negligenza medica e dure condizioni di detenzione.

Appelli internazionali all’azione

La Lega Araba ha chiesto la formazione di una commissione internazionale speciale per indagare sulle ripetute aggressioni subite da Barghouti.

Ha inoltre richiesto una visita medica indipendente, il suo trasferimento in un ospedale al di fuori del sistema carcerario, la fine delle torture sistematiche e il suo immediato rilascio come prigioniero politico.

Fadwa Barghouti ha affermato che le autorità carcerarie israeliane sono sempre più irritate dall’adesione ufficiale, popolare e internazionale alla campagna “Libertà per Marwan, libertà per la Palestina”.

«Ciò che l’occupazione non è riuscita a comprendere in un quarto di secolo e che ancora oggi non comprende è che Marwan non ha mai rinunciato alla sua convinzione che la libertà sia un diritto, che l’occupazione finirà e che resistere all’occupazione e lavorare per una pace giusta che vi ponga fine è una responsabilità nazionale e morale», ha affermato.

Ha aggiunto che l’incitamento all’odio e gli attacchi fisici non cancelleranno Marwan dalla coscienza del popolo palestinese né da quella dei sostenitori della libertà in tutto il mondo.

Quasi un quarto di secolo in prigione

Barghouti, nato nel 1959, è membro del Comitato Centrale di Fatah ed ex membro del Consiglio Legislativo Palestinese.

Le forze di occupazione israeliane lo hanno arrestato a Ramallah il 15 aprile 2002.

Un tribunale israeliano lo ha condannato in seguito a cinque ergastoli e a ulteriori 40 anni di reclusione per il suo ruolo durante la Seconda Intifada.

Barghouti ha respinto l’autorità dei tribunali israeliani sui palestinesi che vivono sotto occupazione.

Rimane una delle figure politiche palestinesi più importanti e popolari ed è stato ripetutamente proposto che sia incluso negli accordi di scambio di prigionieri.

Israele si è rifiutato di rilasciarlo con l’accordo di scambio di prigionieri del Diluvio di Al-Aqsa, nonostante le continue richieste palestinesi e internazionali.

Fatah ha affermato che prendere di mira Barghouti rappresenta un attacco alla volontà nazionale palestinese e non farebbe altro che rafforzare l’impegno popolare nella lotta per la liberazione dei prigionieri.

Il movimento ha avvertito che le carceri palestinesi sono diventate luoghi di tortura, privazione e uccisione, e ha chiesto una più ampia campagna politica, legale e mediatica in difesa di Barghouti e di tutti i detenuti palestinesi.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)