Amira Hass
8 giugno 2026 – Haaretz
“Guarda, sta proprio lì vicino alla porta del negozio, piangendo.” L’ufficiale decide di arrestare sia il padre che il figlio.
“Cos’hai fatto nell’esercito oggi, mio caro?”
“Ho arrestato un bambino di 10 anni, mamma.”
“Dove?”
“A Hizma, a nordest di Gerusalemme.”
Nella serata di giovedì scorso una coppia e il loro figlio di 10 anni hanno fatto visita al nonno del bambino, che vive da qualche altra parte nel villaggio. Il bambino è sceso a comprare qualcosa nel negozio di alimentari. Erano circa le 23: tardi, è vero, ma tra giovedì e venerdì la gente passa il tempo in famiglia fino a tardi. Dopotutto il giorno dopo è vacanza.
Poi, mentre il bambino era ancora giù, sono arrivati dei vicini ed hanno detto al padre che un ufficiale lo stava cercando. E’ risultato che una forza militare armata su due jeep stava facendo irruzione nel villaggio, come succede quotidianamente.
“Tuo figlio mi ha tirato una pietra,” ha sostenuto l’ufficiale. “Come?” ha protestato il padre, 46 anni. “Ha 10 anni. E’ semplicemente andato a comprare qualcosa al negozietto. E guarda, sta proprio lì vicino alla porta del negozio, piangendo.”
L’ufficiale ha deciso di arrestarli entrambi. I soldati hanno messo il bambino nella jeep. Hanno ammanettato il padre con le mani dietro la schiena e lo hanno bendato. Il video di una telecamera vicina lo mostra quando viene messo nella jeep dell’esercito mentre passano le auto.
Dopo che per ore i due non sono tornati, la famiglia terrorizzata ha cercato di trovarli. La polizia israeliana ha detto di non averli presi. Nella mente di ogni membro della famiglia sono balenate ipotesi orribili. Ognuno di loro ha sentito testimonianze in prima persona che descrivono soldati, sia di leva che commando del fronte interno (cioè coloni), che picchiano palestinesi per divertimento.
Venerdì, poco prima delle 7 e dopo una notte insonne, uno dei familiari, che è anche mio amico, mi ha chiamata: “Vogliamo sapere dove sono e stiamo anche cercando un avvocato per far rilasciare il bambino,” ha detto. Ho fatto una rapida ricerca e un ufficiale della sicurezza mi ha detto che i due erano stati arrestati dall’esercito e che l’esercito stava ancora cercando di capire dove fossero.
In quanto giornalista ho ricordato all’ufficiale della sicurezza che il bambino ha 10 anni e che questo arresto era illegale. Come descritto nel 2015 da una pubblicazione dell’Associazione per i Diritti Civili in Israele “l’età della responsabilità penale nei territori (in Cisgiordania) è 12 anni. Ciò significa che è vietato arrestare o incarcerare bambini con meno di 12 anni.”
Tuttavia l’esercito insiste che gli è consentito arrestare questi bambini per un tempo massimo di 3 ore e fino a 6 con l’approvazione di un tenente colonnello. Questa è stata la risposta dell’unità del portavoce dell’esercito israeliano a una richiesta di informazioni inviata alla fine del 2014 dall’associazione per i diritti civili.
Tuttavia alle 8 del mattino di venerdì le 3 ore di arresto di un bambino sotto i 12 anni consentite dalla stessa prassi dell’esercito erano passate da molto, anche con l’estensione speciale di altre 3 ore. Persino secondo le pratiche permissive dichiarate dall’esercito il tempo massimo per l’arresto era finito, l’istituzione che deteneva ancora il bambino lo stava facendo senza alcuna autorità.
“L’esercito li sta cercando,” ho detto al mio amico. Ha risposto: “Se sono stati arrestati dall’esercito devono essere in una delle due basi militari della zona, quella di Anata o quella di Al-Ram.” L’ho detto all’ufficiale della sicurezza, che ha promesso di verificare. Alle 9,57 il mio amico mi ha telefonato dicendo che il padre aveva appena chiamato per far sapere che erano stati rilasciati dalla base di Anata e stavano tornando ad Hizma. E, come se rispondesse a una domanda che avevo paura di fare, il mio amico mi ha informata: non sono stati picchiati.
Non erano stati picchiati ma, secondo la testimonianza del padre ad Haaretz, ecco come sono stati trattati: quando sono arrivati alla base e sono stati fatti scendere dalla jeep, secondo quanto ha capito il padre una soldatessa ha chiesto a qualcuno in ebraico se fosse consentito ammanettare e bendare un bambino di 10 anni. Ha ricevuto una risposta positiva e ciò è quello che hanno fatto i soldati: hanno ammanettato il bambino di 10 anni e gli hanno messo sugli occhi una borsa di plastica.
Entrambi sono stati fatti sedere all’aperto, sull’asfalto. Hanno avuto freddo. Il bambino piangeva e ha chiesto a suo padre: “Quando ci lasceranno andare?” Il tempo passava lentamente. Ovviamente non riuscivano ad addormentarsi. Il padre ha chiesto che gli venisse consentito di andare in bagno. Il bambino non è più riuscito a trattenersi ed ha bagnato i pantaloni. Il padre ha continuato a gridare che aveva bisogno di andare in bagno. Una soldatessa che li sorvegliava ha gridato in arabo “Stai zitto! Stai zitto!” Alla fine è arrivato un soldato e ha portato il padre dietro a un rimorchio nella base, gli ha tolto le manette e l’ha avvertito di non muoversi da lì o gli avrebbe sparato. In seguito il padre è stato di nuovo ammanettato, e le manette sono state messe più strette. Ha detto che gli facevano male, e il soldato ha risposto in arabo di stare zitto.
Il tempo continuava a passare lentamente. Qualcuno è arrivato e ha puntato su di loro una torcia elettrica e poi li ha fotografati. E’ stata data loro dell’acqua. Il tempo continuava a passare mentre rimanevano svegli. Al sorgere del sole le manette facevano sempre più male. Il calore del sole ha iniziato a dare fastidio. Alla fine sono stati rilasciati alle 9,30 senza essere stati interrogati, indagati o citati in giudizio.
L’unità del portavoce dell’IDF mi ha risposto come segue: “Giovedì, durante un’attività operativa nel villaggio di Hizma forze dell’IDF hanno identificato un sospetto e un minore palestinesi che avrebbero tentato di lanciare pietre su una strada. Il sospetto e il minore sono stati in arresto durante alcune ore per essere interrogati e sono stati rilasciati immediatamente dopo l’interrogatorio.”
Un sacco di bugie in una sola breve risposta.
(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)


