Come la propaganda israeliana distorce i dati dell’ONU sulla fame a Gaza

Reem Nasr una madre di sette figli tiene in braccio suo figlio Nafez di 10 anni gravemente affetto da malnutrizione foto: Doaa AlbazActiveStills

Maureen Clare Murphy

1 settembre 2026 – The Electronic Intifada

Il governo israeliano e i suoi apologeti stanno tentando di dissimulare l’uso della fame come arma di guerra, citando un nuovo studio dell’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia.

Ad agosto l’UNICEF ha pubblicato i risultati di un’indagine condotta a Gaza tra il 31 maggio e il 15 giugno. Lo studio afferma che l’afflusso di aiuti e merci commerciali a Gaza successivo al cessate il fuoco dell’ottobre 2025 ha comportato una diminuzione dei ricoveri per malnutrizione acuta, passati da 17.000 minori nell’agosto 2025 a meno di 3.000 a marzo di quest’anno.

Questo singolo dato, estrapolato da un rapporto molto più ampio che, secondo l’UNICEF, delinea “un quadro nutrizionale complesso” della condizione di bambini e donne in età fertile a Gaza, è stato sfruttato da coloro che cercano di “smentire” l’affermazione secondo cui a Gaza Israele avrebbe utilizzato cibo e aiuti come arma.

Un giornalista del Jewish Chronicle, testata con sede a Londra, ha affermato che lo studio “contraddice categoricamente” le posizioni delle organizzazioni di difesa dei diritti umani che “continuano a descrivere i bambini di Gaza come vittime di una crisi alimentare causata da politiche deliberate”.

Il giornalista aggiunge che gli ultimi risultati “distruggono completamente anche le già fragili fondamenta su cui si basava la definizione di ‘carestia’ dello scorso anno”, riferendosi alla conferma della carestia a Gaza da parte della Classificazione Integrata delle Fasi di Sicurezza Alimentare (IFSS) nell’agosto 2025.

Olivia Reingold del The Free Press [piattaforma mediatica statunitense ultra conservatrice, ndt.] ha sostenuto che i nuovi dati dell’UNICEF confermerebbero la validità del suo famigerato articolo dell’agosto 2025 intitolato: “Sono diventati simboli della fame a Gaza. Ma tutti e 12 soffrono di altre patologie”.

In quell’“inchiesta”, scritta in collaborazione con Tanya Lukyanova, Reingold ha tentato di gettare dubbi sui dati relativi all’insicurezza alimentare a Gaza “rivelando” che alcuni gazawi i cui corpi scheletrici erano apparsi nei notiziari potevano avere patologie preesistenti.

Le persone con problemi di salute preesistenti sarebbero le più vulnerabili in condizioni di carestia. Ma un’inchiesta di Drop Site [sito statunitense di informazione on line no profit e indipendente, n.d.t.] che ha effettivamente contattato le famiglie dei casi “rivelati” da The Free Press ha scoperto che “le patologie preesistenti non sono state la causa del peggioramento delle loro condizioni di salute” (enfatizzato nell’originale).

“Piuttosto è stata la mancanza di accesso a cibo e medicine a causare le loro gravi emergenze mediche”, ha aggiunto Drop Site “Questo è il segno distintivo di una carestia”.

Nel suo articolo di approfondimento del 2026 Reingold arriva addirittura ad affermare che la nuova indagine dell’UNICEF non solo “smentisce” la dichiarazione di carestia rilasciata dall’IPC [Integrated Food Security Phase Classification: strumento internazionale di classificazione standardizzato sulla natura e gravità di una crisi alimentare, ndt.] nel 2025, ma dimostrerebbe che “Gaza deve ora affrontare una nuova sfida: l’obesità e il sovrappeso, che insieme colpiscono il 4% dei bambini di età inferiore ai 5 anni”.

Questa affermazione è stata ulteriormente travisata dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti il quale ha dichiarato che “l’ONU riferisce che Gaza ha un problema di obesità” – cosa che in realtà l’ONU non dice affatto. L’ambasciatore ha fatto questa affermazione promuovendo “Manufacturing a Modern Blood Libel” [Moderno utilizzo della calunnia sul sangue, ndt.], un documento del Ministero degli Esteri israeliano che definisce le accuse di carestia a Gaza come “moderne riproposizioni di stereotipi antisemiti secolari”.

Il nuovo articolo di Reingold ripropone inoltre le precedenti critiche alla metodologia dell’IPC per il suo studio dell’agosto 2025, che si basava in parte sulla misurazione della circonferenza della parte media del braccio per valutare la malnutrizione acuta.

«Il principio fondamentale è la convergenza delle prove: la carestia non viene classificata solo in base alla [circonferenza della parte media del braccio], ma quando privazione alimentare, malnutrizione e mortalità indicano condizioni catastrofiche», ha affermato l’IPC in risposta alle critiche mosse alla sua classificazione della carestia a Gaza.

Analogamente isolare un singolo indicatore – una riduzione dei casi di malnutrizione acuta tra i bambini – non è una “prova” che a Gaza non si sia verificata una carestia, né smentisce gli attuali avvertimenti delle organizzazioni umanitarie secondo cui questi progressi sono “fragili” (per usare le parole del Programma Alimentare Mondiale) e che Israele continua a negare i beni di prima necessità ai civili di Gaza.

Anzi, la diminuzione della malnutrizione acuta tra i bambini che, secondo gli apologeti di Israele contraddice le conclusioni dell’IPC dell’agosto 2025, fa esattamente il contrario: convalida l’IPC come sistema di allerta precoce per scongiurare lo scenario peggiore possibile. Le notizie sulla carestia a Gaza hanno generato pressioni internazionali su Israele affinché allentasse la sua stretta sui rifornimenti in entrata nel territorio.

Dalla carestia all’insicurezza alimentare a livelli critici

Il rapporto completo dell’UNICEF sulla sua ultima indagine nutrizionale lo conferma.

L’agenzia delle Nazioni Unite ha affermato che la sua indagine “è stata condotta a seguito di un sostanziale miglioramento degli aiuti umanitari dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025”.

Nei mesi precedenti al cessate il fuoco nominale, durante i quali l’IPC ha ufficialmente dichiarato la carestia a Gaza, “gravi limitazioni di accesso e interruzioni delle forniture hanno fatto sì che l’alimentazione supplementare generalizzata – uno dei principali mezzi per prevenire la malnutrizione acuta – fosse in gran parte cessata in tutta Gaza”.

“Alcuni programmi per individuare e curare la malnutrizione hanno continuato a operare, ma le forniture e l’accesso necessari per prevenire la malnutrizione infantile non raggiungevano i bambini”, ha aggiunto l’UNICEF.

Di conseguenza la malnutrizione acuta è aumentata vertiginosamente prima del cessate il fuoco perché le persone non erano in grado di accedere a integratori e a un’alimentazione minimamente adeguata. Israele ha completamente bloccato gli aiuti per diverse settimane consecutive all’inizio del 2025, a seguito della sua sanguinosa violazione del cessate il fuoco raggiunto nel gennaio dello stesso anno.

Il divieto totale degli aiuti umanitari, da cui la popolazione di Gaza dipende ormai dopo la distruzione del suo settore produttivo da parte di Israele, è stato seguito, nel maggio dello scorso anno, dall’imposizione di un sistema di aiuti militarizzato sotto l’egida della Gaza Humanitarian Foundation.

Questo piano americano-israeliano mirava a minare l’attuale sistema umanitario guidato dalle Nazioni Unite e ha causato, per mano dei soldati israeliani, la morte di oltre 1000 persone e il ferimento di molte altre mentre cercavano di impadronirsi di piccole casse di aiuti alimentari presso i punti di distribuzione.

Significativamente, nel suo articolo del 2025 Reingold ha affermato che “la narrazione della carestia” a Gaza è “sfatata” dall’esistenza della Gaza Humanitarian Foundation, omettendo di riconoscere che solo la disperazione più totale spingerebbe qualcuno a rischiare la morte o lesioni permanenti a causa del fuoco dei cecchini israeliani per accedere a scarse quantità di aiuti alimentari.

Il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 non ha portato sicurezza alla popolazione di Gaza. La maggior parte della popolazione rimane sfollata e privata di un alloggio adeguato e dei servizi di base. Israele non ha cessato i suoi attacchi e mantiene una presa inflessibile sui valichi: è operativo solo un punto di attraversamento per il trasporto merci.

Tuttavia il cessate il fuoco ha portato a una riduzione degli attacchi israeliani, a un aumento degli aiuti e a condizioni in qualche modo più sicure per le operazioni umanitarie all’interno di Gaza, nonché all’abolizione del programma di aiuti militarizzati della Gaza Humanitarian Foundation. Tutto ciò ha contribuito a un miglioramento della sicurezza alimentare a Gaza, come dimostrano gli ultimi rapporti trimestrali dell’IPC.

Tuttavia, il termine “miglioramento” va dettagliato, poiché nella sua ultima analisi l’IPC classifica la popolazione di Gaza come affetta da livelli critici di insicurezza alimentare – il terzo più grave dei suoi cinque livelli di insicurezza alimentare, a soli due passi dalla carestia vera e propria.

Jeremy Konyndyk, a capo dell’organizzazione umanitaria Refugees International, lo ha spiegato in modo semplice: “La carestia si è fermata perché Israele ha smesso di fare ciò che la causava”.

E con la stessa facilità con cui l’ha interrotto Israele potrebbe riprenderlo. Ci sono altre variabili che determinano se i bambini di Gaza vadano a letto affamati, tra cui il calo delle donazioni governative a una popolazione che è stata resa dipendente dagli aiuti a causa delle operazioni militari e delle politiche israeliane.

Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’UNICEF, ha avvertito che i miglioramenti nella sicurezza alimentare a Gaza “sono fragili e dipendono da un accesso umanitario costante, da finanziamenti adeguati e da un mercato commerciale funzionante”.

“Senza di questi i progressi potrebbero essere vanificati nel giro di pochi mesi e i bambini pagherebbero ancora una volta il prezzo più alto”, ha avvertito.

Bugie israeliane e americane

Sebbene lo studio dell’UNICEF abbia riscontrato tassi relativamente bassi di malnutrizione acuta tra i bambini, ha anche rilevato “tassi preoccupanti di malnutrizione cronica (ritardo della crescita), malnutrizione materna, qualità alimentare molto scarsa, pratiche di alimentazione subottimali per neonati e bambini piccoli e un carico sostanziale di malattie infantili”.

L’UNICEF dichiara esplicitamente che i suoi risultati attuali “forniscono un’istantanea” della situazione attuale e “non possono essere utilizzati per confermare, smentire o reinterpretare le valutazioni relative alle condizioni nutrizionali del passato”.

Questa precisazione è stata ignorata da Danny Danon, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, noto per i suoi scatti d’ira, il quale ha affermato che i dati dell’UNICEF smentivano la “falsa narrativa contro Israele”.

Ha dichiarato che le accuse secondo cui Israele starebbe deliberatamente affamando la popolazione di Gaza sarebbero “una calunnia sanguinaria” basata su “rapporti di Hamas” ora smentiti dai dati dell’UNICEF.

“Non c’è carenza di cibo a Gaza”, ha affermato Danon, aggiungendo: “Ci preoccupiamo dei bambini di Gaza più di coloro che ci hanno mosso queste accuse”.

Durante il suo intervento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la scorsa settimana, anche Mike Waltz il funzionario omologo americano di Danon, Mike Waltz, ha utilizzato i dati dell’UNICEF come arma verso le organizzazioni che protestano contro il continuo ostruzionismo di Israele nei confronti degli aiuti umanitari a Gaza.

L’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite ha mentito spudoratamente sulla reale situazione.

“Non dovrebbe sorprendere nessuno che la vita delle persone migliori quando i gruppi terroristici smettono di accumulare e usare gli aiuti come strumento crudele di controllo”, ha affermato Waltz, insinuando che Hamas, e non Israele, fosse responsabile della fame infantile a Gaza.

Questo nonostante persino l’esercito israeliano abbia ammesso che Hamas non ha dirottato o accumulato aiuti su larga scala – il pretesto per il disastroso programma della Gaza Humanitarian Foundation.

Al contrario, gli aiuti sono stati accumulati al di fuori dei valichi di Gaza a causa dei ritardi e dei dinieghi israeliani.

Pur apprezzando i dati dell’UNICEF, che mostrano una diminuzione della malnutrizione acuta tra i bambini, Waltz ha attaccato Athena Rayburn, a capo di un’organizzazione ombrello che rappresenta decine di organizzazioni operanti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, il cui intervento al Consiglio di Sicurezza ha preceduto quello di Waltz.

Waltz ha accusato Rayburn di ignorare le presunte violazioni dei diritti umani commesse da Hamas, in un apparente e disperato tentativo di deviare le critiche alle evidenti violazioni da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.

Durante il suo intervento Rayburn non ha celebrato quello che ha definito il “presunto miglioramento” della situazione umanitaria a Gaza dal cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Al contrario, ha criticato aspramente la normalizzazione di “una situazione in cui 2 milioni di persone sono intrappolate e dipendenti da aiuti umanitari controllati e limitati dallo Stato che ha creato questa penuria”.

“I miglioramenti segnalati a questo Consiglio non sono motivo di giubilo, né spostano o attenuano la responsabilità che in ultima analisi ricade ancora su questa sala”, ha affermato Rayburn.

Ha riconosciuto che i dati recenti “dimostrano che siamo riusciti a riprenderci da una carestia deliberatamente provocata a Gaza”.

“Ma è un segno sconcertante di progresso celebrare il fatto che un bambino che potrebbe non essere più a rischio imminente di morire di fame possa ancora essere ucciso in qualsiasi momento da bombardamenti, raid aerei o colpi d’arma da fuoco, o che possa sopravvivere solo per portare su di sé per il resto della vita le conseguenze della fame, della devastazione e delle privazioni”, ha aggiunto Rayburn.

Poco da festeggiare

In effetti c’è ben poco da festeggiare a Gaza, a prescindere da ciò che possano affermare gli apologeti di Israele.

A luglio l’IPC e le agenzie dell’ONU hanno avvertito che due terzi della popolazione di Gaza “stanno vivendo una situazione di crisi o addirittura di grave insicurezza alimentare acuta”.

La popolazione di Gaza, indebolita e stremata dopo quasi tre anni di continui attacchi, privazione di energia elettrica, acqua e servizi igienico-sanitari e distruzione del sistema sanitario, si trova ad affrontare un quarto inverno senza un riparo adeguato.

Nickolay Mladenov, inviato speciale del Board of Peace, l’organismo creato dall’amministrazione Trump per indebolire il ruolo delle Nazioni Unite a Gaza, ha dovuto riconoscere questa triste realtà durante il suo intervento al Consiglio di Sicurezza, pur decantando i presunti successi dell’organizzazione.

“L’inverno è alle porte e l’attuale politica israeliana in materia di abitazioni dignitose è inaccettabile”, ha affermato Mladenov.

Sia pure a malincuore è stato anche costretto ad ammettere che Israele non ha rispettato i suoi obblighi di cessate il fuoco, ovvero non ha cessato di sparare sui palestinesi e di ucciderli. Ha definito la soluzione militare israeliana per Gaza, negli ultimi venticinque anni, una strategia fallimentare.

Ma l’organismo che Mladenov rappresenta non fa altro che favorire le terribili pratiche di Israele, come ha dichiarato Rayburn al Consiglio di Sicurezza.

“Il Board of Peace non solo non ha fatto nulla per strappare il controllo della Striscia di Gaza allo Stato di Israele, ma finora ha contribuito a consolidare ulteriormente la presenza illegale di Israele”, ha affermato davanti all’Assemblea.

Rayburn alludeva al parere consultivo della Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, emesso nel luglio 2024, che dichiarava illegale la continua occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza. I giudici stabilirono l’obbligo di Israele a porre fine alla sua presenza illegale “il più rapidamente possibile”.

Nel marzo 2024 la stessa Corte ordinò a Israele di “garantire, senza indugio… la fornitura senza ostacoli e su vasta scala, da parte di tutti gli interessati, dei servizi di base e dell’assistenza umanitaria urgentemente necessari ai palestinesi in tutta Gaza”.

Tale direttiva faceva parte di una serie di misure provvisorie emanate dalla Corte nell’ambito del procedimento in corso relativo alla denuncia per genocidio presentata contro Israele dal Sudafrica nel dicembre 2023.

L’uso da parte di Israele della “fame come metodo di guerra” contro la popolazione di Gaza è un elemento chiave dell’indagine per crimini di guerra della Corte Penale Internazionale, per la quale sono stati emessi mandati di arresto nei confronti di due funzionari israeliani, tra cui il Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

La dichiarazione di carestia a Gaza da parte della IPC ha danneggiato la reputazione internazionale di Israele al punto che le ricerche su Google relative alla malnutrizione a Gaza mostrano in cima ai risultati un “Risultato sponsorizzato” che rimanda a un'”analisi critica” del rapporto da parte del Ministero degli Esteri israeliano.

L’utilizzo della fame come arma è una politica palesemente genocidaria che avrà conseguenze negative sulla salute dei bambini sopravvissuti a Gaza per il resto della loro vita: una politica ideata e attuata da individui e autorità sotto inchiesta da parte dei tribunali internazionali.

Ecco perché chi difende i crimini di Israele è così ansioso di estrapolare un dato da uno studio dell’UNICEF, privarlo del suo contesto più ampio e affermare che esso smentisce il fatto accertato che Israele abbia provocato una carestia a Gaza.

Maureen Clare Murphy è caporedattrice di The Electronic Intifada.

(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)