Settembre 2026, B’Tselem
Lo smantellamento sistematico da parte di Israele della vita collettiva palestinese in Cisgiordania
Introduzione al Rapporto Il Progetto di Eliminazione
Al momento della pubblicazione di questo rapporto è in corso una vasta offensiva israeliana in Cisgiordania che sta smantellando, in modo rapido e sistematico, ogni fondamento dell’esistenza palestinese. Dalla formazione dell’attuale governo alla fine del 2022 – e con intensità ancora maggiore dall’ottobre 2023 – Israele ha drasticamente intensificato la propria offensiva contro ogni aspetto della vita dei palestinesi in Cisgiordania. La possibilità di recarsi al lavoro, accompagnare i figli a scuola, frequentare l’università, ricevere assistenza sanitaria o servizi municipali, incontrare familiari e conoscenti, coltivare la propria terra, andare in vacanza o partecipare a eventi culturali – insieme a centinaia di altre attività che costituiscono la quotidianità – è costantemente sotto attacco da parte di Israele e, talvolta, del tutto negata. Su tutto ciò incombe una minaccia costante per la vita e l’integrità fisica: in qualsiasi momento i palestinesi possono subire violenze da parte di soldati o milizie di coloni armati, essere arrestati e incarcerati, subire abusi e umiliazioni e, talvolta, persino essere uccisi. Come evidenziato nel rapporto questa offensiva combinata, che colpisce i palestinesi sia come individui che come collettività, ha trasformato la vita di circa 3,5 milioni di persone in una realtà di costante oppressione e spoliazione imposta dal regime israeliano.
La documentazione sui diritti umani, e il dibattito pubblico che ne scaturisce, tendono a concentrarsi su singoli episodi di danno concreto. Il presente rapporto adotta una prospettiva più ampia. Esso esamina la realtà in Cisgiordania come un sistema complesso dotato di una precisa logica attuato attraverso pratiche diverse da parte di molteplici attori israeliani che agiscono simultaneamente e in coordinamento tra loro. In quest’ottica le azioni di Israele in Cisgiordania non costituiscono semplicemente una serie di violazioni isolate di diritti individuali e collettivi; esse rientrano piuttosto in un meccanismo globale di eliminazione. Per “eliminazione” si intende qui la sistematica erosione delle condizioni che consentono ai palestinesi di esistere come collettività indipendente, dotata di territorio, istituzioni, lingua, cultura, legami sociali, leadership, memoria e storia condivise, nonché di un orizzonte sociale e politico. Il progetto israeliano di eliminazione in Cisgiordania sta riconfigurando il territorio e le condizioni di vita al suo interno in modo tale che il controllo e la presenza di Israele divengano continui, istituzionalizzati e permanenti, mentre l’esistenza palestinese si riduce a una condizione frammentata, vulnerabile e dipendente.
Il presente rapporto illustra le modalità con cui Israele attua tale meccanismo di eliminazione attraverso cinque ambiti principali: violenza e intimidazione, restrizioni alla libertà di movimento, strangolamento economico, distruzione del tessuto sociale e politico, nonché pulizia etnica e appropriazione del territorio.
Questi cinque ambiti agiscono simultaneamente rafforzandosi a vicenda. Le restrizioni alla libertà di movimento e lo strangolamento economico compromettono i mezzi di sussistenza, i legami sociali e la capacità dei palestinesi di sostenere le proprie istituzioni e partecipare alla vita politica. Le conseguenti ripercussioni politiche e sociali indeboliscono la capacità dei palestinesi di difendere i propri diritti e di preservare il legame con il territorio e la terra. Nel loro insieme tali processi favoriscono l’espansione del controllo israeliano sulla Cisgiordania e lo spostamento forzato della popolazione palestinese. Tale spostamento lacera il tessuto delle comunità e danneggia le abitazioni, l’agricoltura, la memoria collettiva e la continuità geografica. La violenza costituisce il principale strumento di coercizione che rende possibile l’intero sistema, accelerandone al contempo il funzionamento.
Il progetto di eliminazione non si limita a smantellare la vita palestinese.
Comprende anche il tentativo continuo, palese ed esplicito di Israele di rafforzare il proprio controllo sulla Cisgiordania e di riorganizzarla attorno a una presenza israeliana costante. Non è solo una questione di territorio fisico. Il regime israeliano rivendica inoltre, in misura crescente, la proprietà esclusiva delle narrazioni storiche, religiose e identitarie che plasmano la terra compresa tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Le bandiere israeliane costellano la Cisgiordania, mentre quelle palestinesi vengono ripetutamente rimosse dagli spazi pubblici. Le forze israeliane proteggono i pogrom organizzati dai coloni, reprimendo al contempo con la violenza le proteste palestinesi. Le aziende agricole e gli avamposti dei coloni fungono da strumenti per assumere il controllo di vaste aree di terra, mentre gli agricoltori palestinesi perdono l’accesso ai propri campi e intere comunità vengono sradicate. Nel loro insieme, queste pratiche dimostrano come il regime israeliano stia organizzando il territorio secondo il suo principio cardine: la supremazia ebraica.
Per comprendere la realtà che sta prendendo forma in Cisgiordania è necessario esaminare le radici ideologiche e le strutture di governo su cui poggia questo meccanismo israeliano di eliminazione. Come dimostra il presente rapporto, il progetto sionista-israeliano presenta chiare caratteristiche di colonialismo di insediamento: esso ha perseguito la sovranità ebraico-israeliana in un territorio abitato da una popolazione indigena palestinese attraverso lo spostamento forzato, l’espulsione, l’espropriazione, la frammentazione e l’indebolimento dell’esistenza palestinese.
Sin dalla sua fondazione lo Stato di Israele ha strutturato sia il territorio sia la distribuzione dei diritti in modo da privilegiare gli ebrei rispetto ai palestinesi. Questo è il fondamento storico del regime di apartheid descritto nel presente rapporto. Definire il progetto sionista-israeliano come caratterizzato da elementi di colonialismo di insediamento non nega il legame storico, religioso o culturale degli ebrei con questa terra, né la presenza di lunga data di comunità ebraiche in loco o la lunga storia di persecuzioni, espulsioni e violenze subite dagli ebrei. La questione non è se esista un legame ebraico con la terra, bensì come il progetto sionista-israeliano abbia cercato di instaurare una sovranità ebraico-israeliana esclusiva in un territorio in cui i palestinesi vivevano, e vivono tuttora.
Questa ricostruzione storica è fondamentale per comprendere l’attuale fase del progetto di eliminazione. Tale fase si basa su meccanismi che Israele ha sviluppato e impiegato per decenni; tuttavia a partire dall’insediamento dell’attuale governo alla fine del 2022 – e in particolare dall’ottobre 2023 – l’uso di tali meccanismi ha subito un’accelerazione e un’intensificazione. Nella Striscia di Gaza la logica dell’eliminazione ha assunto la sua forma più estrema: il genocidio che Israele sta perpetrando ai danni della popolazione palestinese. In Cisgiordania il fenomeno si manifesta in modo diverso attraverso i cinque ambiti descritti nel presente rapporto. I due scenari non sono isolati l’uno dall’altro: dall’ottobre 2023 Israele ha esteso i confini della propria violenza anche in Cisgiordania. Pratiche un tempo rare in quest’area, tipicamente associate alla guerra a Gaza, sono divenute più frequenti; tra queste figurano attacchi aerei, la distruzione su vasta scala di aree residenziali e infrastrutture, lo sfollamento di massa e un significativo allentamento delle regole di ingaggio sull’uso delle armi da fuoco.
Il “Piano Decisivo” pubblicato nel 2017 dal Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich è fondamentale per comprendere l’attuale realtà in Cisgiordania. Il documento esplicita apertamente la logica di eliminazione e collega l’ideologia del colonialismo di insediamento a un programma politico. Esso pone i palestinesi di fronte a tre opzioni: vivere sotto la supremazia ebraica rinunciando alle proprie rivendicazioni nazionali, andarsene o subire una violenta repressione in caso di resistenza. Negli ultimi anni elementi centrali del “Piano Decisivo” – e della logica che ne è alla base – si sono tradotti in politiche, stanziamenti di bilancio, poteri governativi e pratiche concrete sul campo.
Le pratiche israeliane descritte nel rapporto comportano anche chiare implicazioni giuridiche. Sebbene l’“eliminazione” non costituisca una categoria giuridica distinta e il diritto internazionale non definisca tale termine come un singolo reato, esso individua e vieta le diverse componenti di tale progetto. L’analisi giuridica contenuta nel rapporto rileva che Israele utilizza l’occupazione militare della Cisgiordania come strumento fondamentale per mantenere un regime di apartheid. Rileva inoltre che gli atti disumani commessi nell’ambito di tale regime e al fine di preservarlo soddisfano la definizione giuridica di apartheid che costituisce un crimine contro l’umanità. Le politiche e le pratiche descritte nel rapporto implicano altresì numerose gravi violazioni del diritto internazionale tra cui la violazione dei divieti di annessione, insediamento, deportazione e trasferimento forzato, nonché del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione.
Da decenni B’Tselem documenta le violazioni israeliane dei diritti umani dei palestinesi e indaga sui meccanismi di controllo e repressione del regime israeliano. In tale veste, dall’ottobre 2023 ha continuato a monitorare da vicino gli sviluppi in Cisgiordania e a documentare il genocidio nella Striscia di Gaza. Il presente rapporto si fonda su questo patrimonio di conoscenze che include circa 2.000 testimonianze raccolte negli ultimi anni presso palestinesi della Cisgiordania, attività di documentazione e ricerca sul campo in corso, il lavoro di altre organizzazioni, nonché l’analisi di documenti ufficiali, normativa, risoluzioni governative e altri dati. Esso si basa sulla consapevolezza che documentare i singoli episodi, per quanto tale lavoro sia essenziale, non è sufficiente. Il rapporto mette in relazione le diverse violazioni, esamina la logica che le accomuna e i meccanismi che le rendono possibili offrendo un quadro complessivo della realtà che il regime israeliano sta creando in Cisgiordania.
Il rapporto conclude che l’attuale realtà in Cisgiordania non è né una crisi temporanea né una serie di violazioni casuali dei diritti umani. Si tratta di una fase accelerata ed esplicita di un progetto di eliminazione in corso che opera all’interno del regime di apartheid israeliano ed è guidato da una logica coloniale di insediamento basata su espropriazione, sfollamento e affermazione della sovranità ebraico-israeliana. Misure mirate possono mitigare i danni e offrire protezione a breve termine a singoli individui e sono dunque significative; tuttavia esse non modificano la struttura di fondo che genera violenza, espropriazione e oppressione. Riforme parziali o un ritorno a una forma di controllo più “contenuta” non possono trasformare un sistema fondato sin dalle sue origini su espropriazione, saccheggio e oppressione in un sistema che rispetti i diritti umani.
Le implicazioni politiche e internazionali sono urgenti. La comunità internazionale si trova di fronte a un regime di apartheid che attua meccanismi di eliminazione nell’ambito di un progetto di colonialismo di insediamento e lo fa con modalità in costante accelerazione e intensificazione. Per decenni la comunità internazionale ha garantito al regime israeliano un’impunità di fatto. Invece di intraprendere azioni decisive per porre fine ai crimini di Israele, come imposto dal diritto internazionale, si è limitata per lo più a esortare Israele a “tornare al processo politico”, a “esercitare moderazione” e a “evitare misure unilaterali”. Il sostegno politico, diplomatico, militare ed economico a Israele, unito alla protezione diplomatica di cui gode, fornisce al regime israeliano le risorse, la legittimità e la libertà necessarie per continuare a commettere crimini contro i palestinesi. Il genocidio a Gaza non ha innescato quel cambiamento fondamentale nella politica internazionale che la gravità dei crimini richiederebbe. La medesima impunità consente inoltre il perdurare della violenza, dello strangolamento economico, della distruzione sociale e politica e della pulizia etnica in Cisgiordania.
Tutelare i diritti umani dei palestinesi richiede di porre fine ai crimini di Israele e di smantellare il suo regime di apartheid. Un futuro di libertà, giustizia, uguaglianza e democrazia per tutti coloro che vivono tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo richiede il riconoscimento dei diritti individuali e collettivi dei palestinesi. Ciò include il loro diritto di determinare il proprio
futuro e l’instaurazione di un assetto politico non basato su supremazia, espropriazione ed eliminazione.
Traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti
