Sullo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi

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Dal Coordinamento Prigionieri

Oggi, 22 maggio, 36° giorno di sciopero in Palestina, sciopero generale di solidarietà dei palestinesi

 

Chiuse le istituzioni pubbliche e private, comprese scuole, università, esercizi commerciali, trasporti ed altre attività con l’esclusone dei servizi sanitari, della farmacie e delle panetterie.

La commissione dei prigionieri e la Associazione dei prigionieri palestinesi (PPS) hanno detto che le condizioni di salute dei prigionieri si stanno aggravando sempre di più e che molti prigionieri in sciopero sono stati traferiti nelle infermerie delle prigioni, negli ospedali da campo e in ospedali civili.

La commissione ha negato che esistano report israeliani circa negoziati tra la leadership dei prigionieri e l’amministrazione carceraria. (IPS)

Attivisti presidiano e bloccano le strade dei Territori occupati per impedire l’accesso dei pendolari a Ramallah e al Bireh, e nei dintorni di Gerusalemme. Anche i diplomatici esteri e i dipendenti delle organizzazioni internazionali che vivono nella periferia di Ramallah, compresi i Consoli, non hanno potuto raggiungere i loro posti di lavoro. Molte città appaiono deserte.

 

Il Comitato dei media per lo sciopero della fame ha detto che è “la prima volta dalla prima Intifada palestinese (1987-1993) che si fa uno sciopero generale in Cisgiordania, nei territori palestinesi occupati nel 1948 (attuale Israele) e nella diaspora”.

Il Comitato ha invitato inoltre tutti i palestinesi ad allestire sit-in e tende in tutti i territori, a svolgere dimostrazioni  e a partecipare ad uno “sciopero della fame”di 12  ore, dalle 10 dalle 22 di oggi (lunedì).

 

Lo sciopero generale coincide anche con l’arrivo di Donald Trump in Israele proprio oggi.

Per domani, giorno in cui Trump si incontrerà con il presidente palestinese Mahmoud Abbas a Betlemme in Cisgiordania, i palestinesi sono chiamati a partecipare ad una “giornata della collera”

 

Alcune fazioni palestrinesi hanno esortato la popolazione a scendere in piazza e nelle strade per esprimere il proprio dissenso sulla ripresa dei colloqui di pace tra l’autorità palestinese e Israele sotto il patrocinio di US.

 

Continuano raid e incursioni delle forze israeliane nelle città e nei villaggi della Cisgiordania.

 

Notizie anche da Gaza tramite Meri. La popolazione e tutte le fazioni partecipano compatte alle proteste e sit-in in appoggio ai prigionieri in sciopero della fame, nonostante Hamas non si sia associata pubblicamente.

Fonti: Ma’an News e Wafa

Al 35°giorno di sciopero altri 220 prigionieri palestinesi si uniscono agli oltre 1800 già in sciopero della fame

I leader palestinesi hanno di nuovo invitato i media a “restare prudenti” per quanto riguarda le notizie di presunte trattative tra funzionari israeliani e palestinesi per il raggiungimento di un accordo per porre fine a uno sciopero di massa prigione che, entrato nel suo 35 ° giorno, ha visto aderire altre centinaia di prigionieri.

Notizie su presunti negoziati tra funzionari della sicurezza palestinesi e funzionari dello Shin Bet erano emerse nell’ultima settimana http://www.maannews.com/Content.aspx?id=777072

Sulla veridicità di tali notizie, ha detto il Comitato per i media, formatosi a sostengo dello sciopero, bisogna essere cauti, soprattutto se le notizie provengono dai media israeliani.

Il comitato ha aggiunto che i palestinesi in sciopero della fame hanno sempre rifiutato di accettare negoziati senza la presenza della leadership dello sciopero, ed in particolare del leader di Fatah Marwan Barghouthi, che è in isolamento fin dall’inizio dello sciopero il 17 aprile. 

Ha inoltre riferito, citando Fadwa Barghouthi, moglie di Marwan Barghouthi, che altri 220 prigionieri palestinesi, appartenenti a diverse fazioni politiche, si sono uniti allo sciopero oggi.

Muhammad Dwikat, membro del Comitato centrale FDLP, ha detto che Samer Issawi, noto per aver condotto in precedenza uno degli scioperi della fame più lunghi nella storia, è stato trasferito nell’infermeria della prigione di Ramla, Israele, a causa del deteriorarsi della sua salute.

Anche le condizioni del più giovane prigioniero in sciopero della fame, il 19enne Saed Yihya Dwikat, si sono deteriorate secondo quanto comunicato alla sua famiglia dal Comitato Internazionale della Croce rossa (CICR), che lo ha visitato.

Nel frattempo, Issa Qaraque, responsabile OLP per i prigionieri, ha detto in una dichiarazione che il CICR deve “prendere posizione” circa lo stato della salute dei prigionieri in sciopero e “condurre ogni sforzo per proteggere i prigionieri e monitorare il trattamento degli stessi da parte degli israeliani.” 

Ciò è tanto più necessario, ha proseguito, dal momento che le autorità israeliane hanno imposto un blocco totale sull’informazione. In particolare mancano notizie sulle reali condizioni dei prigionieri, ed in particolare di quelli, come Marwan Barghouti, che hanno deciso di intraprendere anche lo sciopero della sete. Ha quindi attaccato Israele, per l’occultamento della realtà in corso e per gli abusi che continua a perpetrare nei confronti dei prigionieri per spezzarne la volontà.

Ad un giornalista che gli chiedeva se fossero in corso negoziati con la parte israeliana, ha confermato che vi erano degli incontri con la parte israeliana e che l’amministrazione carceraria aveva fatto filtrare alcune notizie su possibili negoziati; allo stesso tempo ha però espresso dubbi circa la reale volontà degli israeliani di voler trattare, e che tali voci, a suo parere, venivano fatte filtrare per impedire la crescita del sostegno popolare.

Proseguono gli arresti di leader palestinesi per il loro sostegno allo sciopero mentre la mobilitazione non si ferma.

Almeno 13 palestinesi sono stati arrestati in un raid all’alba del 21 maggio dalle forze israeliane nell’area di Gerusalemme. Tra questi, Nasser Abu Khdeir, leader di comunità a Gerusalemme e già prigioniero, Eteraf Rimawi, direttore del centro Bisan per la ricerca e lo sviluppo e Abdul Razeq Ferraj, direttore amministrativo e finanziario dell’Unione dei Comitati di lavoro per l’agricoltura

Sempre a Gerusalemme, scontri si sono verificati a Silwan ed in altre aree, tra manifestanti e forze israeliane, che hanno reagito con lancio di lacrimogeni e granate stordenti, che hanno causato numerosi casi di soffocamento

A Betlemme, nel corso di scontri, le forze israeliane hanno lanciato gas lacrimogeni, granate stordenti e usato proiettili di gomma contro studenti che tornavano da scuola, ferendo un bambino di 7 anni alla testa.

A Jericho nel corso di dimostrazioni sono state ferite almeno otto persone e altre hanno avuto problemi di soffocamento per i gas lacrimogeni.

Nelle colline a sud di Hebrron le forse israeliane hanno compiuto raid ed hanno distrutto un campo a presidio della popolazione minacciata di sgombero, che in quel momento ospitava quasi 200 tra attivisti israeliani e palestinesi.

Scontri e arresti si sono verificati anche in altre parti: Ramallah, Issawwiya, dintorni di Betlemme.

Continuazione della mobilitazione

Il Comitato dei prigionieri (OLP) ha dichiarato uno sciopero commerciale per la giornata odierna, in tutti Territori Occupati e in Israele, dalle 11 fino alle 14, con la partecipazione di tutti i settori, eccetto i settori dell’istruzione e della salute. 

A tal proposito, centinaia di commercianti hanno bloccato un checkpoint a Jenin e dichiarato uno sciopero commerciale, per le continue ispezioni umilianti e provocatorie che vengono condotte nei loro confronti

Nel frattempo, è stato programmato uno sciopero generale, nella giornata di lunedì, in concomitanza con l’arrivo in Israele del presidente USA Donald Trump, mentre la leadership palestinese ha chiamato ad  una “giornata della collera” martedì durante la sua prevista visita con Abbas a Betlemme.

A livello internazionale attivisti ed organizzazioni hanno lanciato una giornata di mobilitazione per il 25 maggio.

21 maggio 2017

Fonti: Sunday Daily Summary, Ma’an news, Wafa

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“Addameer” visita il leader politico in sciopero della fame Ahmad Sa’adat

Addameer

14 maggio 2017

Oggi, 14 maggio 2017, l’avvocato di “Addameer” Farah Bayadsi  ha visitato nella prigione di Ohli Kedar Ahmad Sa’adat, il dirigente politico e segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) in sciopero della fame. All’avvocato di “Addameer” era stata in precedenza negata la visita, ma ha ricevuto il permesso in seguito ad una richiesta all’Alta Corte [israeliana] presentata il 10 maggio 2017. Dall’inizio dello sciopero, il 17 aprile 2017, “Addameer” ha chiesto molti permessi al Servizio Penitenziario Israeliano (IPS) per visitare prigionieri e detenuti in sciopero della fame, ma l’IPS o non ha risposto o ha rifiutato le richieste.

Il 3 maggio 2017 Sa’adat si è unito allo sciopero della fame, insieme a numerosi importanti dirigenti politici palestinesi, compresi Nael Barghouthi, Hassan Salameh, Ahed Abu Ghoulmeh, Abbas al-Sayed, Ziad Bseiso, Basem al-Khandakji, Mohammed al-Malah, Tamim Salem, Mahmoud Issa e Said al-Tubasi.

Giovedì 11 maggio 2017 Sa’adat, insieme a 38 carcerati e detenuti in sciopero della fame, è stato trasferito dall’isolamento nel carcere di Ashkelon alla prigione di Ohli Kedar, sempre in isolamento. Sa’adat ha informato l’avvocato di “Addameer” che i prigionieri sono stati sottoposti a due violente perquisizioni al giorno, durante le quali i carcerati sono stati obbligati a lasciare la loro stanza, cosa che è fisicamente estenuante per i prigionieri a causa dello sciopero della fame. Ha anche aggiunto che 10 prigionieri sono tenuti in una stretta cella con un solo lavandino, un solo bagno e senza ventilatore o aria condizionata ( con un clima molto caldo), e che a ogni prigioniero sono state date tre coperte.

Bayadsi ha notato che le condizioni di salute di Sa’adat stanno peggiorando e che sembra debole, cammina e parla molto lentamente e ha perso molto peso. Inoltre il suo volto appare pallido e sta bevendo solo acqua. Sa’adat ha aggiunto che i controlli medici realizzati dall’IPS non sono sufficienti, in quanto vengono verificati solo la pressione sanguigna e il peso degli scioperanti. Secondo Bayadsi, nonostante il peggioramento delle sue condizioni di salute, Sa’adat mantiene il morale alto e intende continuare lo sciopero della fame finché le richieste dei prigionieri verranno accolte.

Sa’adat ha inoltre aggiunto che l’IPS ha imposto limitazioni ai prigionieri in sciopero della fame, tra cui un’ammenda per indisciplina di 200 shekel [circa 50 €, ndtr.]; il divieto di visite di familiari per 2 mesi; il divieto di accesso alla “mensa” (lo spaccio della prigione); sequestro del sale [il sale viene aggiunto all’acqua durante lo sciopero della fame per alleviarne le conseguenze, ndtr.] e di tutti i vestiti tranne un capo di abbigliamento per prigioniero.

Cosa più preoccupante, l’IPS ha reso ulteriormente difficile a medici indipendenti visitare i detenuti in sciopero della fame ed ha fornito loro tazze di plastica per bere dal rubinetto invece dell’acqua potabile normalmente fornita.

“Addameer”condanna fermamente un simile trattamento, che viola le “Disposizioni Standard Minime dell’ONU per il Trattamento dei Prigionieri”, che evidenziano la necessità di cure mediche adeguate in caso di detenzione. Oltre a ciò, le “Disposizioni Standard Minime dell’ONU per il Trattamento dei Prigionieri” stabiliscono che “ai prigionieri deve essere concesso, sotto il controllo necessario, di comunicare con le famiglie e con amici affidabili a intervalli regolari, sia attraverso la corrispondenza che tramite visite.”

Mentre lo sciopero della fame è arrivato al suo 28° giorno, l’ “Assistenza ai Prigionieri di Addameer” invita chi sostiene la giustizia in tutto il mondo a prendere iniziative per appoggiare i prigionieri palestinesi i cui corpi e le cui vite sono messi in pericolo per la libertà e la dignità. “Addameer” invita tutti a organizzare eventi in solidarietà con la lotta dei prigionieri e detenuti in sciopero della fame. “Addameer” chiede inoltre alla diplomazia di fare pressione su Israele perché consenta immediatamente agli scioperanti di avere accesso alle cure mediche ed alla consulenza legale necessarie.

“Addameer” inoltre sollecita tutti i partiti politici, le istituzioni, le organizzazioni e i gruppi solidali che lavorano nel campo dei diritti umani nei territori palestinesi occupati e all’estero ad appoggiare i detenuti nel loro sciopero della fame e chiede che vengano garantite le loro legittime richieste. “Addameer” continuerà a seguire da vicino lo sciopero dei prigionieri e a fornire aggiornamenti regolari sugli sviluppi della situazione.

(traduzione di Amedeo Rossi)