L’ONU non va mai alla radice del problema

Gutierres parla all'assemblea dell'ONU Foto: Michael M. Santiago/Getty Images
image_pdfimage_print

Ramona Wadi

4 dicembre 2025, Middle East Monitor

L’Assemblea generale delle Nazioni unite ha varato un’altra risoluzione non vincolante che è improbabile possa arginare l’espansione coloniale di Israele nella Palestina occupata. Qualsiasi risoluzione che faccia riferimento al compromesso dei due stati difende e avalla il colonialismo. Affermare che Israele deve ritirarsi dai territori che sta occupando dal 1967 non intacca la sua natura coloniale, soprattutto se la Risoluzione ONU 194 subordina il diritto al ritorno alle richieste coloniali dello stato israeliano.

È il rifiuto di chiamare in causa il colonialismo che priva di senso parole come quelle che ha pronunciato Annalena Baerbock — presidente di turno dell’Assemblea generale — mentre ammoniva che ai palestinesi viene negata l’autodeterminazione da 78 anni. “Ricordiamo ancora una volta che il diritto all’autodeterminazione e il diritto umano a vivere in condizioni di pace, sicurezza e dignità nel proprio paese, liberi da guerra, occupazione e violenza, non è un privilegio da acquisire, ma un diritto da tutelare”, ha affermato Baerbock.

Nel lontano 1947 Cuba si era opposta al Piano di partizione in quanto violava il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. “Abbiamo proclamato solennemente il principio di autodeterminazione dei popoli, ma è assai allarmante vedere che quando si tratta di applicarlo ce ne dimentichiamo”, aveva dichiarato Ernesto Dihigo, l’allora rappresentate cubano alle Nazioni unite.

Anche la sequenza temporale di Baerbock prende le mosse dal 1947, quando menziona i 78 anni, ma limitare il discorso alla necessità di porre fine all’occupazione significa legittimare l’esistenza di Israele come entità coloniale. Queste discrepanze non sono d’aiuto al diritto dei palestinesi alla liberazione. Ma d’altronde l’ONU non è per la liberazione della Palestina, bensì per una soluzione di compromesso con due stati o per una completa colonizzazione della Palestina.

Una risoluzione non vincolante che assecondi la retorica della comunità internazionale sulla Palestina va a detrimento del popolo palestinese. Se c’è davvero l’intenzione di ‘metter fine all’occupazione’, che è il minimo indispensabile, perché allora l’ONU ogni volta in automatico sostiene la narrazione sulla sicurezza di Israele? Se l’intenzione di Baerbock è quantomeno sensibilizzare circa il ritiro di Israele dai territori che sta occupando militarmente dal 1967, quale parte potrà essere ancora sostenuta di questa narrazione securitaria? L’ONU continuerà forse a legittimare la Nakba del 1948, sulla quale Israele ha costruito la sua impresa coloniale? Se torniamo al 1947, che è il momento a cui si riferiva Baerbock nella sua cronologia, le Nazioni unite si concentreranno sulla decolonizzazione?

Il colonialismo nega ogni autodeterminazione. Se applicata correttamente, l’autodeterminazione dei palestinesi vorrebbe dire decolonizzazione, e non solo la fine dell’occupazione militare da parte di Israele. I palestinesi non dispongono di una loro integrità territoriale. Il Piano di partizione del 1947 ha avvalorato la narrazione sionista della terra sterile, facilitando i colonizzatori nell’impresa di eliminare gli autoctoni. Ancora oggi i palestinesi sono a malapena legittimati a parlare: è la comunità internazionale a determinarne la visibilità, la retorica e l’azione. In sede ONU non viene ascoltata la vera voce dei palestinesi: quello che udiamo è ciò che la comunità internazionale vuole che articolino i rappresentanti dell’Autorità palestinese. Sfortunatamente l’AP è fin troppo brava a calarsi nel ruolo per cui è stata creata, anziché sfruttare quella tribuna per perorare davvero la causa dell’autodeterminazione, della liberazione e della decolonizzazione. Con tutti questi fili che si intrecciano l’uno con l’altro, quanto potrà mai valere una risoluzione non vincolante che gronda retorica da tutti i pori, e come può favorire davvero l’autodeterminazione del popolo palestinese?

(traduzione dall’inglese di Chiara Guidi)