Editoriale Haaretz
6 gennaio 2026, Haaretz
L’operazione di pubbliche relazioni nel Negev condotta dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha fatto la sua prima vittima. Mohammed Hussein Tarabin, 35 anni, padre di sette figli, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un poliziotto di un’unità speciale.
La polizia ha rapidamente fornito un briefing, affermando che Tarabin “metteva in pericolo le forze di polizia”, giustificando così il suo assassinio. Ben-Gvir si è affrettato a sostenere l’omicidio, così come il capo della polizia.
Tuttavia, il quadro che emerge è che, nel migliore dei casi, si è trattato di un uso inutile-ingiustificato di armi da fuoco, con il sospetto di illeciti penali nel peggiore.
Tarabin è stato colpito all’interno della sua casa, nonostante non costituisse un pericolo per le forze di polizia e non fosse armato. In realtà, l’unica cosa che ha fatto di sbagliato è stata aprire la porta agli agenti di polizia che si stavano introducendo in casa sua. Tarabin avrebbe dovuto essere arrestato con l’accusa di essere coinvolto nell’incendio di auto, ma era solo un sospettato. Per la polizia, questo è stato sufficiente a renderlo un potenziale bersaglio. È stato sufficiente per sparargli mentre apriva la porta.
Tarabin è stato colpito a distanza ravvicinata, un proiettile al petto. Se fosse stato un cittadino ebreo, si sarebbe scatenato l’inferno. Ma Tarabin era un cittadino arabo, sospettato di illeciti, quindi la presunzione di innocenza fino a prova contraria a lui non si applicava. L’uccisione di Tarabin ricorda la tragica morte di Yakub Abu al-Kiyan nel 2017. Anche allora, la polizia si precipitò a sostenere gli agenti coinvolti nell’incidente, finché non si scoprì che la sparatoria era ingiustificata.
Passarono anni prima che il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si scusasse per quel grave incidente, e anche allora, lo fece solo per attaccare le forze dell’ordine.
Questa volta non c’è nessuno nel governo che oserà dire nulla.
La sparatoria nel villaggio di Tarabin al-Sana rappresenta un nuovo apice nella trasformazione delle comunità del Negev in obiettivi fortificati. Invece di occuparsi dei criminali la polizia impone sanzioni e restrizioni a un’intera comunità, trasformandone la vita in un inferno. Blocchi di cemento, elicotteri, droni, forze speciali e la Guardia Nazionale: tutto questo ha lo scopo di rendere intollerabile la vita degli abitanti arabi del Negev.
Finora i risultati di questa campagna sono stati un fallimento. Una pistola è stata sequestrata e quasi tutti gli arrestati sono stati rilasciati poco dopo. L’unico a trarre vantaggio da questo incidente è Ben-Gvir. La sofferenza dei cittadini arabi israeliani risuona sui social media e accresce la sua popolarità tra le persone di estrema destra.
Considerate le imminenti elezioni e il fatto che nessuno nella polizia sia pronto a opporsi a lui, sembra che i cittadini arabi israeliani continueranno a soffrire per mano di una polizia che si è sottomessa a un kahanista criminale ed estremista.
L’articolo sopra riportato è l’editoriale principale di Haaretz, pubblicato in Israele sulle edizioni del quotidiano in Ebraico e in Inglese.
(traduzione dall’Inglese di Giuseppe Ponsetti)


