5 maggio 2026 – The Intercept
Precedenti eventi immobiliari che includevano le illegali colonie israeliane erano stati messi in discussione perché discriminatori, e hanno portato a duri scontri.
Martedì [5 maggio] un’esposizione commerciale itinerante per la vendita di terreni in Israele e nei territori palestinesi occupati ha tenuto un evento presso una sinagoga di New York, provocando una condanna da parte del sindaco Zohran Mamdani riguardo al rischio che la vendita di terreni violi le leggi internazionali.
Il Grande Evento Immobiliare Israeliano, una mostra che pubblicizza i suoi servizi per aiutare le persone negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito a comprare terreni in Israele e in Cisgiordania, è stato ospitato martedì presso la sinagoga di Park East nell’Upper East Side [ricco quartiere di New York, ndt.], a Manhattan. La fiera aiuta potenziali acquirenti a orientarsi tra tasse, preoccupazioni relative all’educazione e altre questioni che sorgono durante il trasferimento in Israele.
Prima dell’evento Mamdani ha denunciato la possibilità che in città venga agevolata la vendita di terreni potenzialmente illegale.
“Il sindaco Mamdani si oppone nettamente alla fiera immobiliare di questo pomeriggio che include la promozione della vendita di terreni nelle colonie della Cisgiordania occupata,” ha detto Sam Raskin, portavoce di Mamdani, in una dichiarazione a The Intercept. “Tali colonie sono illegali in base al diritto internazionale e strettamente legate alla continua espulsione di palestinesi.”
Il sito web della manifestazione commerciale include un riferimento a Gush Etzion, un gruppo di circa 20 colonie in Cisgiordania, a sudest di Gerusalemme, considerate illegali dalle leggi internazionali. Lara Friedman, presidentessa della Fondazione per la Pace in Medio Oriente, ha affermato che l’inclusione di Gush Etzion è un simbolo della rivendicazione su tutti i Territori Occupati da parte del movimento a favore delle colonie.
“Gush Etzion è un termine israeliano che riguarda una zona della Cisgiordania che si trova a sud di Gerusalemme su cui, in base alle leggi internazionali, ogni costruzione e comunità israeliane sono considerate illegali,” ha affermato Friedman. “Il movimento a favore della colonizzazione in tutto il mondo e la grande maggioranza degli israeliani non fa alcuna distinzione tra Israele e la Cisgiordania. L’idea è che tutto sia Eretz Yisrael — in ebraico “la terra di Israele” — e sia proprietà degli ebrei perché gliel’ha data Dio.”
Martedì The Intercept era presente all’evento. Appena dentro la sinagoga un grande cartello di benvenuto specificava che l’esposizione commerciale aveva “intenzioni puramente informative”. Più di una decina di tavoli pubblicizzavano i servizi di compagnie immobiliari, la maggior parte delle quali promuoveva sfarzosi edifici di lusso a Tel Aviv, Netanya e in altre città all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti di Israele.
Almeno un’agenzia, Harey Zahav, esponeva una mappa con proprietà a Kfar Eldad, Karnei Shomron e in altre colonie israeliane in Cisgiordania. Opuscoli sul tavolo di Harey Zahav offrivano dettagliate immagini di proprietà in quelle colonie.
Precedenti accuse di discriminazione
L’esposizione è stata sponsorizzata da un gruppo chiamato “Casa in Israele”, ma non è l’unica organizzazione che promuove eventi di questo genere. Negli ultimi anni fiere immobiliari, anche presso sinagoghe, organizzate da associazioni simili sono spuntate a New York e in altre città nordamericane, tra cui Baltimora, Montreal e altre.
Le colonie israeliane in Cisgiordania sono generalmente considerate ad esclusiva disponibilità degli abitanti ebrei. Nel 2024 a uno evento immobiliare in una zona suburbana del New Jersey i manifestanti hanno affermato che, quando hanno cercato di registrarsi per partecipare all’esposizione commerciale, gli è stata esplicitamente chiesta la fede religiosa, il che potenzialmente chiama in causa le leggi contro le discriminazioni. La Divisione per i Diritti Civili [ufficio statale, ndt.] del New Jersey avrebbe interpellato gli agenti immobiliari riguardo alle loro pratiche. (La Divisione per i Diritti Civili del New Jersey non ha per il momento risposto alla richiesta di un commento).
Pal-Awda, un’associazione filo-palestinese, ha annunciato sulle reti sociali di progettare una protesta martedì fuori dalla sinagoga di Park East.
“Non rimarremo in silenzio mentre la pulizia etnica viene attivamente promossa nei nostri quartieri,” ha scritto il gruppo.
Autoproclamati sostenitori della sinagoga hanno fatto circolare sulle reti sociali un volantino che annunciava una contromanifestazione. “Ogni membro della comunità ebraica deve uscire a proteggere la sinagoga,” afferma il volantino. Benché includa le pagine sulle reti sociali della sinagoga, l’appello a favore di una contromanifestazione non sembra provenire dalla sinagoga di Park East. (Un portavoce della sinagoga si è rifiutato di commentare).
Eventi precedenti avevano portato a scontri a volte violenti tra manifestanti e contro-manifestanti. Alla luce delle opposte proteste previste fuori dalla sinagoga di Park East, Raskin, il portavoce del sindaco, ha chiesto sia garanzie di sicurezza per i partecipanti all’evento che il rispetto del diritto di espressione dei manifestanti.
“La nostra amministrazione ha anche chiarito che siamo impegnati a garantire un ingresso e un’uscita sicuri da ogni luogo di culto,” ha affermato, “ che questo accesso non sia mai messo in discussione e che ogni manifestante possa esercitare i suoi diritti in base al Primo Emendamento [della costituzione USA, che garantisce i diritti civili di ogni cittadino, ndt.].”
Proteste a Park East
La sinagoga di Park East è già stata teatro di una protesta antisionista che ha suscitato controversie a New York.
A novembre Pal-Awda ha organizzato una manifestazione contro un evento condotto da Nefesh B’Nefesh, un’organizzazione che agevola l’emigrazione verso Israele, provocando proteste da parte dell’allora sindaco Eric Adams e di altri dirigenti politici in città.
Quelle proteste, insieme ad altre nella città di New York, facevano parte del dissenso rispetto a un disegno di legge sottoposto quest’anno al consiglio comunale inteso a creare una cosiddetta zona cuscinetto per tenere i manifestanti a distanza da ogni luogo di culto.
Nonostante l’opposizione dei sostenitori della libertà di parola, una versione di quella legge, che richiedeva che il dipartimento di polizia di New York fornisse un piano di protezione dei luoghi di culto ma senza la norma della zona cuscinetto, è stata approvata a marzo ed è diventata legge il 25 aprile, dopo che Mamdani si è rifiutato di firmarla o di porre il veto. La legge ha dato al dipartimento di polizia di New York 45 giorni per proporre un piano d’azione e 90 giorni per presentare un piano definitivo, il che significa che non è ancora pienamente esecutiva.
Una legge collegata che propone zone cuscinetto nelle università e in altre istituzioni educative è stata approvata dal consiglio comunale, ma Mamdani, che ha criticato la norma in quanto troppo generica e una minaccia alla libertà di parola, ha posto il veto.
(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)


