Un medico deve stare in un ospedale, non nella cella di una prigione: liberate Abu Safiyah ora!

Il dr. Safiya capo dell'ospedale Kamal Adwan. Foto: AFP
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Editoriale di Haaretz

15 giugno 2026 Haaretz

Se Israele ha delle prove contro Abu Safiya, dovrebbe presentarle e incriminarlo. Se non ha prove contro di lui, deve immediatamente rilasciarlo insieme a tutti gli altri medici incarcerati.

Mercoledì scorso è apparsa una foto del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza settentrionale, detenuto in Israele dal dicembre 2024. Nella foto appare estremamente emaciato, con lividi sulle braccia forse dovuti a un’infezione cutanea. L’immagine ha scatenato un’ondata di rabbia e critiche in tutto il mondo per il trattamento riservato ad Abu Safiya in carcere.

La foto era l’istantanea dello schermo della sua partecipazione in videoconferenza a un’udienza della Corte Suprema, relativa a una petizione presentata contro la sua detenzione. Come per tutti gli altri detenuti provenienti da Gaza, tra cui 13 medici, Israele non ha presentato alcuna prova contro di lui, né lo ha incriminato.

Lui e gli altri detenuti di Gaza vengono trattenuti con il dubbio status legale di “combattenti illegali”. La sua detenzione è stata prorogata quasi automaticamente ogni sei mesi da un giudice del Tribunale distrettuale di Be’er Sheva.

Secondo la testimonianza di altri detenuti, pochi giorni dopo che è stata presentata la petizione in suo favore, Abu Safiya è stato trasferito dalla sua cella nel carcere di Ketziot e messo in isolamento nel carcere di Nafha. Questo sembra essere dovuto a una decisione del Servizio penitenziario di punirlo per aver presentato la petizione.

Questa decisione del Servizio penitenziario si aggiunge ad altre prove delle atrocità commesse all’interno delle carceri israeliane da quando si è insediato Itamar Ben-Gvir come Ministro della Sicurezza Nazionale e soprattutto dopo l’attacco di Hamas al sud di Israele del 7 ottobre 2023.

Molti avvocati hanno affermato che i loro clienti hanno chiesto loro di smettere di convocarli alle udienze o di presentare ricorsi a loro nome perché il tragitto dal carcere al tribunale e persino alla stanza in cui si tengono le udienze in videoconferenza è sempre accompagnato da violenti attacchi da parte delle guardie carcerarie.

Anche prima del suo arresto Abu Safiya era diventato un simbolo della sofferenza dei palestinesi a Gaza. Gestiva il più grande ospedale del nord di Gaza e ha continuato a curare i pazienti anche dopo che suo figlio è stato ucciso dai soldati israeliani, dopo essere stato ferito lui stesso e dopo che parte dell’ospedale è stata distrutta dai bombardamenti che hanno ucciso anche alcuni suoi colleghi.

La sua prolungata detenzione e quella degli altri medici di Gaza è un’ingiustizia e costituisce una punizione collettiva per gli abitanti di Gaza, che hanno bisogno dei loro servigi. Inoltre alimenta gli appelli al boicottaggio di Israele.

Sabato scorso una delle principali riviste mediche, The Lancet, ha riportato la notizia di una petizione firmata da decine di organizzazioni e centinaia di medici che chiedevano il boicottaggio dell’Associazione Medica Israeliana a causa della sua incapacità di difendere l’etica medica di fronte alla distruzione del sistema sanitario di Gaza e alle sofferenze dei suoi abitanti, nonché per il ruolo svolto dai medici nel sistema carcerario israeliano.

Se Israele ha prove contro Abu Safiya dovrebbe incriminarlo e presentare tali prove. Se non ha prove contro di lui deve rilasciarlo immediatamente insieme a tutti gli altri medici incarcerati.

(traduzione dall’inglese di Luciana Galliano)