Tareq S. Hajjaj
31 agosto 2026 – Mondoweiss
Mentre gli attacchi israeliani in tutta Gaza spianavano musei e siti risalenti a 5000 anni fa, i volontari scavavano a mano tra le macerie per salvare ciò che potevano. Intanto alcuni degli oggetti razziati riapparivano discretamente in una mostra a Parigi.
A Khan Younis, tra le rovine di un sito bombardato, un gruppo di volontari con gilet gialli catarifrangenti lavora in quasi totale silenzio.
Non hanno attrezzi se non le loro mani e una determinazione inarrestabile sapendo che ciò che si trova sotto i detriti è insostituibile. A mano sollevano attentamente frammenti di pietra scolpita e recipienti di ceramica che poi avvolgono con qualsiasi materiale protettivo disponibile, contemplando statue antiche risalenti a migliaia di anni fa, che ora giacciono a terra in frantumi.
I volontari fanno parte dell’Heritage Guardians Team, un’iniziativa affiliata all’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti. Nonostante i bombardamenti israeliani non abbiano mai cessato di scuotere Gaza, hanno cercato, attentamente, metodicamente e a mani nude, di salvare ciò che resta del patrimonio archeologico della Striscia prima che scompaia completamente sotto le macerie.
Secondo Hamouda al-Dahdar, direttore del Dipartimento dei Siti e degli Scavi Archeologici presso il Ministero del Turismo e delle Antichità di Gaza, l’esercito israeliano ha preso di mira, sistematicamente e deliberatamente, molti siti, quasi tutti rimasti chiusi durante la guerra. “Sono stati attaccati senza un’evidente giustificazione militare,” ha detto a Mondoweiss.
Prima della guerra nella Striscia di Gaza c’erano siti archeologici e manufatti risalenti a periodi che abbracciano oltre 5000 anni ininterrotti di presenza umana. Quasi ogni pezzo del territorio conteneva località archeologiche o resti storici e cinque dei musei principali conservavano la gran parte dei manufatti estratti in tutta Gaza.
Ma il genocidio in corso non ha lasciato praticamente nulla di intatto. Oltre alla distruzione di case, infrastrutture civili e al massacro di decine di migliaia di civili, la guerra ha anche devastato aree archeologiche e oggetti scavati attentamente e conservati per decenni. Molti sono stati portati via da Gaza, quello che il Ministero del Turismo e delle Antichità della Striscia considera alla stregua di furti.
Distruzione sistematica
Secondo il Ministero del Turismo e delle Antichità di Gaza dall’inizio della guerra sono state danneggiate oltre 500 aree archeologiche e storiche.
“Fra le perdite maggiori degli spietati bombardamenti a tappeto di Israele c’è il Museo Archeologico di Qarara, che ospitava oltre 3500 manufatti, alcuni risalenti a oltre 5 millenni fa,” ci ha detto Yousef al-Abadla, un giornalista palestinese appartenente a Mayasem. Il museo è stato distrutto nel corso della guerra e non si è riusciti a salvare nulla poiché si trovava oltre la Linea Gialla che Israele proibisce ai gazawi di attraversare.
Al-Abadla ha detto a Mondoweiss che la guerra ha inflitto danni catastrofici praticamente a tutti i siti archeologici del territorio. “Fra i più danneggiati c’è l’hammam di al-Sammara di oltre 1000 anni; la Grande Moschea Omari, un tesoro architettonico e storico risalente a 2000 anni fa e Qasr al-Basha, un’area di 900 anni trasformata in museo nella Città Vecchia di Gaza,” ha precisato.
Sia la chiesa bizantina a Jabalia, risalente all’epoca dell’imperatore bizantino Theodosio II regnante tra il 408 e il 450 d.C., che i resti di un edificio in mattoni di epoca romana datato al 63 a.C. a Tal Rafah sono stati demoliti dai bulldozer.
“Molti dei siti archeologici più antichi di Gaza, alcuni risalenti a oltre due o tre millenni fa, sono situati entro la Linea Gialla controllata da Israele. Fra questi la chiesa bizantina e Tell Rafah,” ci ha detto al-Dahdar. “Entrambi sono stati totalmente demoliti e ridotti in macerie.”
A marzo 2026 l’UNESCO ha accertato danni a 164 siti del patrimonio culturale a Gaza dall’ottobre 2023, fra cui otto aree archeologiche e due musei. L’ente ha invitato tutte le parti ad aderire alla Convenzione dell’Aja del 1954 che vieta alle potenze occupanti di distruggere il patrimonio culturale, una Convenzione che Israele ha firmato.
Salvare la storia a mani nude
Nel corso del genocidio tutti e cinque i principali musei di Gaza hanno sofferto danni e anche quelli che sono sfuggiti alla distruzione sono stati gravemente danneggiati.
Al-Abadla dice che è stato distrutto anche il Museo al-Aqqad a Khan Younis, contenente centinaia di reperti di una collezione privata appartenente a Walid al-Aqqad, un collezionista di antichità palestinesi. Solo una piccola parte del suo contenuto è stata recuperata.
Quello che l’Heritage Guardians Team è riuscito a salvare è stato spostato nella sede dell’Associazione Mayasem a Khan Younis, ma in tempi di guerra anche la conservazione di per sé può essere una minaccia. Al-Dahdar ha spiegato che la partenza di archeologi specializzati assunti all’estero durante la guerra insieme a una completa mancanza di equipaggiamenti specifici ha reso il lavoro sempre più precario. Data l’età e la fragilità di molti oggetti, un salvataggio improprio rischia di fare danni irreversibili.
Al-Dahdar descrive una sequenza particolarmente devastante. Durante il primo cessate il fuoco, in seguito al ritiro degli israeliani da certe aree, dei manufatti danneggiati furono raccolti e spostati in un magazzino dentro un edificio residenziale.
“Sebbene molti fossero già stati danneggiati, la collezione ha sofferto un altro colpo devastante quando l’edificio è stato bombardato,” ha detto. “Molti degli oggetti salvati sono stati distrutti.”
Portati via da Gaza
Il capitolo più controverso nella storia del patrimonio di Gaza durante il periodo della guerra non è quello della distruzione, ma della rimozione.
Fra il 3 aprile e il 7 dicembre 2025, la Francia ha ospitato a Parigi una mostra organizzata dall’Istituto del Mondo Arabo intitolata “Tesori salvati da Gaza: 5000 anni di storia.” La mostra si presentava come un’operazione di salvataggio, con oggetti portati via da Gaza durante il genocidio, esposti al pubblico per conservare e celebrare il patrimonio culturale palestinese in un momento di perdite catastrofiche. Il sito web dell’istituzione afferma che l’Autorità Palestinese ha sostenuto la mostra.
Il Ministero del Turismo e delle Antichità di Gaza la vede in modo diverso e dichiara di non essere stato in alcun modo coinvolto nella mostra e sostiene che nessuna istituzione internazionale l’aveva coordinata prima che i manufatti fossero rimossi, insistendo che essi siano stati portati via dal territorio illegalmente.
“Questo è furto, non protezione,” ha detto al-Dahdar. “Se l’obiettivo fosse veramente stato la salvaguardia di questi manufatti, essi sarebbero stati trasferiti per essere custoditi dall’Autorità Palestinese in Cisgiordania, non in Francia.”
Egli suggerisce che ogni accordo concernente i reperti sia invece avvenuto con le autorità israeliane senza la partecipazione delle istituzioni palestinesi a Gaza. I tentativi fatti da Mondoweiss di mettersi in contatto con l’Istituto del Mondo Arabo a Parigi per un commento per email e telefono non hanno avuto successo.
Secondo al-Dahdar, le organizzazioni internazionali per i diritti umani sono state in contatto con le autorità di Gaza a proposito degli oggetti mancanti e sono in corso iniziative per assicurarsene la restituzione.
Non tutti quelli che hanno visto la mostra condividono la posizione del ministero. Qassam Muaddi, un giornalista palestinese che ha visitato la mostra di Parigi si è trovato a sostenere entrambe le posizioni.
“Io credo che celebrare così i 5000 anni di storia di Gaza sia importante in tempi di genocidio, come risposta ai tentativi di cancellarne l’identità e la storia,” ha detto. “Ma fa un po’ male vedere che debba essere distrutta la vita dei palestinesi per dare un riconoscimento alla storia della Palestina. È come se la storia palestinese non venisse riconosciuta fino a quando il presente della Palestina non sia distrutto e che il riconoscimento debba sempre aver luogo fuori dalla Palestina.”
(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)