Redazione Al Jazeera e Anadolu
25 agosto 2026 – Aljazeera
Le forze israeliane hanno fatto irruzione e si sono impossessate del Centro di addestramento di Qalandiya, una struttura chiave gestita dall’UNRWA, nel quartiere di Kafr Aqab.
Le forze israeliane hanno fatto irruzione nel Centro di addestramento di Qalandiya, una struttura chiave gestita dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) nel quartiere di Kafr Aqab, nella Gerusalemme Est occupata.
Prima dell’irruzione di martedì, condannata dall’UNRWA, le forze israeliane avevano chiuso il vicino checkpoint di Qalandiya, il principale posto di blocco israeliano tra Gerusalemme Est e la Cisgiordania settentrionale.
Un ingente dispiegamento di militari ha occupato i quartieri circostanti e l’adiacente campo profughi di Qalandiya nella Cisgiordania occupata. I soldati hanno espulso con la forza tutti i dipendenti dell’UNRWA dalla struttura, dicendo loro di non tornare. Secondo il governatorato di Gerusalemme cinque palestinesi sono rimasti feriti da colpi di arma da fuoco israeliani vicino al sito di addestramento a Qalandiya.
Al raid ha partecipato il ministro israeliano della Sicurezza nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir. Parlando dalla località Ben-Gvir ha elogiato l’operazione, affermando che le autorità avevano avviato “un’operazione per evacuare l’edificio” e che “non c’è posto per l’agenzia a Gerusalemme e in Israele”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che l’incursione è stata legittima. In un post su X, ha detto: “In conformità con la mia direttiva e in base alla legge da noi approvata oggi è iniziata l’evacuazione del complesso dell’UNRWA a Kafr Aqab, Gerusalemme”.
Dopo il raid il Ministero degli Affari Esteri israeliano ha annunciato che la municipalità di Gerusalemme aveva già avviato i lavori per trasformare la proprietà in un nuovo complesso educativo e comunitario.
Il ministero ha affermato che il progetto andrebbe a beneficio di migliaia di residenti palestinesi di Kafr Aqab, grazie alla realizzazione di strutture quali scuole, una moschea, campi sportivi e centri sanitari.
«Incursione estremamente preoccupante»
L’UNRWA ha rilasciato una dichiarazione in cui «condanna fermamente» quella che ha definito una «incursione non autorizzata ed estremamente preoccupante».
«L’ingresso di forze di sicurezza armate in una struttura delle Nazioni Unite, senza l’autorizzazione o il consenso dell’ONU, è inaccettabile», si legge nella dichiarazione. «Il KTC [Centro di Addestramento di Qalandiya] è una struttura delle Nazioni Unite protetta dai privilegi e dalle immunità concessi all’Organizzazione dal diritto internazionale. La sua inviolabilità deve essere pienamente rispettata».
L’UNRWA ha inoltre invitato la comunità internazionale ad agire immediatamente e a condannare la violazione.
«La comunità internazionale deve garantire che le sedi delle Nazioni Unite siano protette da ingressi e sequestri non autorizzati e che l’UNRWA possa continuare a fornire servizi essenziali alle comunità di rifugiati palestinesi senza intimidazioni, ostacoli o interferenze», ha affermato l’UNRWA.
«L’integrità e inviolabilità delle sedi dell’ONU non possono essere condizionate. Esse devono essere rispettate, tutelate e protette».
Parlando ad Al Jazeera il direttore degli affari dell’UNRWA in Cisgiordania Roland Friedrich ha affermato che l’irruzione è stata “uno sviluppo molto preoccupante” e “non solo una violazione dei privilegi e delle comunità delle Nazioni Unite” ma anche una “violazione del diritto dei giovani palestinesi a un’istruzione di qualità”.
Funzionari israeliani hanno affermato che il sito sarebbe di proprietà del Fondo Nazionale Ebraico dal 1937 e assegnato al Comune di Gerusalemme per un progetto educativo e comunitario, sostenendo che l’UNRWA avrebbe recintato il terreno per decenni senza averne i diritti di proprietà. Per giustificare l’occupazione il Ministero degli Esteri ha citato direttamente la legge anti-UNRWA approvata dalla Knesset israeliana nell’ottobre 2024, che vieta le attività dell’agenzia in Israele.
Tuttavia l’UNRWA ha respinto fermamente le accuse, ribadendo che il Centro di Formazione di Qalandiya è una struttura delle Nazioni Unite ed è protetto dal diritto internazionale.
Anche il Ministero Palestinese degli Affari Esteri ha condannato il raid israeliano. In una dichiarazione il ministero ha definito il sequestro “una flagrante violazione del diritto internazionale e dell’inviolabilità, delle immunità e dei privilegi delle strutture delle Nazioni Unite”, aggiungendo che esso costituisce “una pericolosa escalation”.
Analogamente, il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese, o Fatah, ha condannato lo sgombero forzato delle strutture dell’UNRWA.
“Prendere di mira l’UNRWA è un attacco diretto contro la causa dei rifugiati palestinesi e un palese tentativo di minare una delle più importanti organizzazioni internazionali”, si legge in una dichiarazione del partito guidato dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas.
“Chiara violazione del diritto internazionale”
Da Ramallah, nella Cisgiordania occupata, la giornalista Sarah Abu Alrob ha sottolineato il grave impatto umano della decisione. Ha osservato che il centro fornisce servizi vitali a 16.000 rifugiati palestinesi, che vivono nel campo profughi di Qalandiya o provenienti da tutta la Cisgiordania.
Ha affermato che il raid fa seguito ad un’operazione simile avvenuta mesi fa, quando le forze israeliane fecero irruzione nella sede dell’UNRWA nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est occupata, evacuando i locali e demolendo parte dell’edificio.
“Questo fatto si inserisce in una più ampia campagna con cui il governo israeliano chiede lo smantellamento dell’UNRWA, l’organizzazione che fornisce servizi educativi, medici e sociali ai rifugiati palestinesi che si trovano ancora nella Cisgiordania occupata”, ha dichiarato Abu Alrob.
Difensori dei diritti umani ed esperti legali hanno condannato l’azione. Mohammad Dahleh, avvocato e attivista per i diritti umani di Gerusalemme Est, ha descritto l’occupazione come una violazione esplicita del diritto internazionale.
“È una chiara violazione del diritto internazionale e del parere consultivo emesso dalla Corte Internazionale di Giustizia, la più alta corte del mondo, nel dicembre 2025”, ha dichiarato Dahleh ad Al Jazeera.
«A Israele non importa del diritto internazionale, non importa della sentenza o del parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia [dell’ONU] né delle critiche che molti Paesi muovono a queste azioni, soprattutto in un periodo in cui i rifugiati palestinesi sono così vulnerabili».
Dahleh ha sottolineato il ruolo cruciale svolto sul campo dall’UNRWA durante questa crisi.
«I rifugiati palestinesi si trovano in un momento in cui hanno più che mai bisogno dell’assistenza fornita dall’UNRWA, sia nella Striscia di Gaza occupata che nella Cisgiordania occupata».
(traduzione dall’inglese di Aldo Lotta)


