“Fabbrico fake news”, ammette un funzionario della comunicazione israeliano

Il funzionario israeliano Eli Hazan. Foto: [Screengrab/ @HatsOffff]
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Redazione di Middle East Monitor

24 agosto 2026  MEM

Fabbrico fake news” ammette Eli Hazan, funzionario senior della comunicazione israeliano, in un video in cui dichiara che la verità e i fatti non contano più. La stupefacente confessione di Hazan è stata catturata in un filmato diventato virale sui social media.

Il video ha attratto oltre un milione di visualizzazioni su X, con migliaia di condivisioni e commenti. Nel filmato Hazan afferma: “La verità non conta più. I fatti non contano più.” Continua ammettendo: “Come reazione io rispondo fabbricando fake news,” per finire sostenendo che Israele deve adottare una strategia di comunicazione modellata su quella del presidente statunitense Donald Trump. 

Il modello Trump citato da Hazan va di pari passo con l’uso ripetuto di affermazioni false o fuorvianti, scartando ogni reportage sfavorevole come “fake news”. Trump ha contribuito a rendere popolare la frase come attacco politico contro le critiche. Il termine, che all’inizio è stato usato principalmente per descrivere storie inventate, è diventato un aspetto centrale degli attacchi di Trump contro i media durante la sua scalata al potere.

Il disprezzo di Tramp per l’accuratezza dei fatti è stato ampiamente documentato da verificatori dei fatti indipendenti. Il Washington Post ha documentato, durante il suo primo mandato presidenziale, 30.573 affermazioni false o fuorvianti, una media di circa 21 al giorno. PolitiFact, dopo aver esaminato 1000 dichiarazioni di Trump dal febbraio 2024 ha scoperto che circa il 76% di quelle selezionate per la verifica dei fatti erano valutate “Quasi del tutto Falso”, “Falso” o “Bugia”, con una valutazione media di “Falso”.

Imitando Trump, anche Hazan descrive i social media come un campo di battaglia in cui Israele deve combattere una “guerra” online contro i suoi oppositori, e afferma che in questa guerra di informazione l’accuratezza fattuale è secondaria.

Hazan è da tempo un personaggio della comunicazione del Likud: è stato direttore degli Affari Esteri del partito, portavoce di Benjamin Netanyahu e ambasciatore di Israele a Singapore. I media israeliani hanno rivelato che quest’anno Netanyahu avrebbe cercato di nominarlo direttore dell’Ufficio Stampa del Governo (GPO), l’organo responsabile delle relazioni fra governo israeliano e giornalisti locali e stranieri. 

Il GPO descrive come parte del suo ruolo il mantenimento delle relazioni con i giornalisti stranieri e lo svolgimento di attività diplomatiche pubbliche intese a migliorare l’immagine di Israele sui media internazionali. 

Le affermazioni di Hazan sono diventate virali mentre Israele riversa somme senza precedenti nella hasbara, la diplomazia pubblica e l’apparato di propaganda dello Stato, per tentare di ribaltare il crollo del sostegno internazionale dopo il genocidio a Gaza.

Il budget della diplomazia pubblica di Israele è balzato a circa 730 milioni di dollari, oltre quattro volte i 150 milioni di dollari allocati l’anno prima. La cifra destinata quell’anno era già 20 volte la spesa israeliana per tali operazioni prima del 2023. Le somme vengono indirizzate verso campagne digitali, influencer, delegazioni straniere, organizzazioni di sostegno e altre iniziative intese a rimodellare l’opinione internazionale. 

Israele ha anche pagato a influencer sui social media fino a 7000 dollari per post per pubblicare materiale filoisraeliano. Altri contratti prevedevano migliaia di storie per i social e decine di milioni di visualizzazioni mensili, mentre altre campagne hanno cercato di influenzare i risultati delle ricerche e dell’ambiente delle informazioni usati dalle piattaforme di intelligenza artificiale. 

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)