Joseph Massad
13 dicembre 2024 – Middle East Eye
Nonostante l’esultanza in Israele per i suoi recenti successi, le vittime palestinesi continueranno a lottare fino a quando il suo genocida regime suprematista ebraico non sarà completamente smantellato.
Negli ultimi due mesi, gli israeliani e i loro padroni americani hanno intensificato la campagna di sterminio a Gaza nella speranza di reprimere la resistenza palestinese allo stato di apartheid suprematista ebraico una volta per tutte.
Non essendo riusciti a ottenere nessuno dei loro obbiettivi dopo il 7 ottobre 2023, gli Stati Uniti e Israele ne hanno attribuito la responsabilità agli alleati della resistenza palestinese e agli aiuti militari che le hanno fornito.
Hanno cominciato a prendere di mira questi alleati nella convinzione che senza aiuto dall’esterno la resistenza palestinese si sarebbe dissolta e avrebbe cessato di esistere.
Ironicamente è invece Israele che, sin dalla sua fondazione nel 1948, non potrebbe sopravvivere economicamente o militarmente in assenza di massicce e costanti iniezioni di capitale finanziario, militare e diplomatico dall’occidente.
Israele infatti non può sopravvivere oggi senza questi enormi livelli di assistenza e protezione, senza i quali la colonia di insediamento collasserebbe nel giro di mesi.
Questo fatto è risultato più chiaro nell’ultimo anno, durante il quale Israele si è dimostrato una potenza militare di quart’ordine il cui unico risultato è stato di commettere un genocidio contro una popolazione civile.
Per raggiungere i suoi obbiettivi Israele ha fatto affidamento su di un livello monumentale di aiuto militare e di spionaggio da parte di Stati Uniti e Unione Europea. Con il loro aiuto Israele è stato in grado di indebolire la resistenza libanese, fino ad un cessate il fuoco che finora ha violato più di 100 volte, e di ottenere una situazione di stallo con l’Iran.
A loro volta gli americani, con la Turchia e Israele, hanno avuto successo nell’aiutare a rovesciare il regime siriano, che era stato una manna per la resistenza palestinese e libanese. Gli israeliani hanno anche preso di mira funzionari iraniani e bombardato il consolato iraniano a Damasco, cosa che ha portato alla rappresaglia iraniana e a ulteriori bombardamenti israeliani sull’Iran.
Nel frattempo, con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, Israele ha ucciso e affamato in massa ancora di più i palestinesi nel nord di Gaza e ha intensificato i pogrom dei coloni e i raid dell’esercito, così come le invasioni di città e cittadine della Cisgiordania.
Ha anche aumentato la repressione contro i palestinesi imprigionati a Gerusalemme Est occupata, da ultimo imponendo nelle loro scuole un programma israeliano, razzista e anti-palestinese, e vietando il programma palestinese, in aggiunta alla requisizione di abitazioni e attività palestinesi a beneficio dei coloni ebrei.
Per quanto riguarda gli isolati cittadini palestinesi di Israele, il regime israeliano negli ultimi mesi ha anche emanato un certo numero di leggi che erodono i pochi diritti che ancora avevano sotto il sistema israeliano di apartheid.
L’ultimissima strategia israeliana e statunitense ambisce a cancellare dalla memoria le massicce sconfitte militari che gli israeliani hanno subito da quando Hamas ha lanciato l’operazione Al-Aqsa Flood lo scorso ottobre.
Soprattutto essa ambisce a rafforzare la colonia di insediamento ebraica contro le costanti minacce militari poste dalla resistenza e imporre la volontà israeliana, non solo al popolo palestinese ma all’intero mondo arabo.
Resistenza palestinese
Adesso che gli Stati Uniti sono riusciti a rovesciare tutti i dittatori arabi che si sono degnati di respingere l’ordine di normalizzare i rapporti con Israele (o che hanno insistito su condizioni per la normalizzazione che Israele ha rifiutato) – Saddam Hussein, Muammar Gheddafi e Bashar Al-Assad – mentre hanno sostenuto tutti gli altri dittatori arabi che si sono sottomessi completamente alla loro volontà e dimostrano loro obbedienza – dal Marocco alla Giordania e all’Autorità Palestinese fino al Golfo – gli americani e gli israeliani sono certi che l’eliminazione della resistenza palestinese sia del tutto alla loro portata.
Questa percezione è basata sulla persistente convinzione ideologica da parte degli imperialisti Stati Uniti e del genocida Stato israeliano che la resistenza palestinese non sia generata dalla natura genocida e segregazionista del regime della colonia di insediamento israeliana, ma sia invece il risultato del supporto esterno che riceve.
Secondo questi miopi e autoreferenziali strateghi statunitensi e israeliani una volta distrutto tale supporto, anche la resistenza palestinese scomparirà.
Non sorprende che la loro ignoranza e il loro rifiuto di imparare dalla storia della resistenza palestinese alla colonizzazione sionista e al dominio suprematista ebraico siano più ostinati che mai.
Che la resistenza palestinese sia cominciata negli anni ’80 del diciannovesimo secolo, agli albori della colonizzazione ebraica e senza supporto esterno, sembra irrilevante per i crudeli e razzisti strateghi americani e israeliani.
In realtà a partire dal 1882 e per tutti gli anni ’90 del 1800 la resistenza contadina palestinese prese di mira tutte le colonie ebraiche, al punto che “non c’era quasi colonia ebraica che non entrasse in conflitto” con i contadini palestinesi autoctoni.
Il fatto che la resistenza palestinese sia continuata da allora, per la maggior parte del tempo non solo senza supporto esterno ma nonostante gli enormi aumenti nella quantità e qualità del supporto esterno per l’oppressore sionista dei palestinesi, non disillude questi strateghi di tale convinzione razzista, che sminuisce l’oppressione dei palestinesi come vero impulso alla loro resistenza.
Soli
A differenza del popolo palestinese i colonizzatori sionisti dalla fine del diciannovesimo secolo hanno sempre goduto del supporto di tutte le nazioni colonizzatrici europee e dell’impero statunitense nella repressione di ogni resistenza alla colonizzazione ebraica e all’apartheid.
Dopo la prima guerra mondiale i sionisti sono stati aiutati nei loro sforzi anche da regimi arabi e da alcune famiglie palestinesi ricche e possidenti che hanno collaborato sia con loro che con l’occupazione britannica del paese.
Fatta eccezione per alcuni volontari provenienti da oltreconfine, il popolo palestinese ha resistito alla colonizzazione sionista da solo e con tutta la propria forza, affrontando l’impero britannico e le bande sioniste negli anni ’20 e ’30 del ventesimo secolo nonostante il ricorso da parte di britannici e sionisti al terrorismo e a brutalità estreme contro questa popolazione prigioniera.
I contadini giordani rivoluzionari che hanno tentato di aiutare i palestinesi fornendo loro rifugio e hanno preso di mira gli interessi britannici in Giordania sono stati rapidamente repressi nella seconda metà degli anni ’30 dall’Emiro Abdullah di Giordania e dal suo esercito controllato dagli inglesi, il quale si è avvalso di 10 aerei delle forze aeree britanniche per bombardarli.
Il cosiddetto supporto dei pochi eserciti arabi che sono intervenuti il 15 maggio 1948 per fermare l’espulsione sionista di quasi 400.000 palestinesi – che era cominciata quasi sei mesi prima, il 30 novembre 1947 – e per salvaguardare quel 45 % di Palestina che gli imperi del nord avevano designato come Stato palestinese nel famigerato Piano di Ripartizione delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947 – è stato del tutto controproducente.
Non solo questi eserciti arabi, male equipaggiati, erano in netta inferiorità numerica rispetto alle bande sioniste, addestrate ed equipaggiate meglio, ma essi hanno anche fallito nell’evitare l’espulsione per mano sionista di altri 360.000 palestinesi e hanno perso più di metà del 45 % di Palestina che avrebbero dovuto proteggere.
Tutte le terre che Abdullah, nel frattempo autoproclamatosi Re, è riuscito a tenere sono state annesse alla Giordania, secondo un piano elaborato in precedenza con i sionisti. Più tardi egli si è rifiutato di riconoscere il governo di tutta la Palestina istituito a Gaza nel settembre del 1948.
Anche i poteri imperiali hanno riconosciuto l’annessione israeliana del 78 % della Palestina e l’annessione di Abdullah del 18 %, che ha ribattezzato “Cisgiordania”. (Gaza è stata difesa dagli egiziani fino a quando non è stata conquistata due volte dagli israeliani, nel 1956 e di nuovo nel 1967, quando Israele se ne è infine impossessato).
Nel frattempo tutti le principali potenze imperiali e l’Unione Sovietica hanno sostenuto pienamente la conquista sionista del 1948 sia militarmente che diplomaticamente.
Per sostenere la conquista sionista della terra dei palestinesi, sono arrivati in Palestina piloti volontari ebrei inglesi e americani e brigate ebree sioniste internazionali da tutto il mondo occidentale. Molti volontari continuano a recarsi in Israele per contribuire a imporre ai palestinesi la supremazia ebraica e l’apartheid.
Perdere legittimità
Dal 7 ottobre 2023 anche gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono diventati a tutti gli effetti complici di Israele nel suo genocidio di palestinesi tuttora in corso – un genocidio che è supportato apertamente o tacitamente da tutti i regimi arabi, inclusa la collaborazionista Autorità Palestinese, con l’eccezione della libanese Hezbollah, del governo yemenita di Ansar Allah, di alcuni gruppi della resistenza irachena, del regime siriano recentemente caduto e dell’Iran.
Questi sostenitori di Israele palestinesi, arabi e occidentali hanno anche dato un contributo determinante alla protezione militare di Israele dalle ritorsioni da parte delle forze arabe della resistenza e dell’Iran e, nel caso dell’Autorità Palestinese, attuato una campagna di repressione dei resistenti palestinesi in Cisgiordania.
Allo stesso tempo i sostenitori dei palestinesi hanno lanciato una campagna per rendere sempre più difficile ai sostenitori e agli sponsor di Israele continuare ad aiutarlo nel suo genocidio in corso.
Sia presso le Nazioni Unite che presso la Corte Internazionale di Giustizia o la Corte Penale Internazionale è stato emanato contro Israele un cospicuo numero di risoluzioni, sentenze e rinvii a giudizio, che gli Stati Uniti hanno tentato di neutralizzare con tutte le minacce e le sanzioni di cui sono capaci.
A questo si aggiunge il crescente successo del movimento Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni nell’esercitare pressioni su paesi e imprese affinché ritirino i loro investimenti in Israele, come ha recentemente fatto la Norvegia.
Inoltre la perdita del sostegno da parte di una cospicua porzione dell’opinione pubblica occidentale, inclusi gli ebrei europei e americani, ha anch’essa contribuito all’indebolimento della legittimità della colonia d’insediamento genocida in circoli occidentali tradizionalmente filo-israeliani, i quali storicamente avevano fornito indispensabile aiuto.
Collasso inevitabile
Il bilancio degli ultimi 15 mesi presenta luci e ombre.
La debolezza militare, economica e diplomatica di Israele è stata smascherata, come la sua incapacità di fermare il proprio indebolimento quotidiano su tutti i fronti, tranne quello del genocidio.
Eppure, grazie al grande aiuto militare e finanziario dagli Stati Uniti e dai paesi dell’Unione Europea, gli israeliani riescono a continuare a usare ogni barbarico metodo a loro disposizione per distruggere la resistenza palestinese.
La cosa che lascia perplessi gli strateghi americani e israeliani tuttavia è che la resistenza palestinese, la quale non ha ricevuto nessun aiuto militare o finanziario da alcuna fonte esterna all’indomani del 7 ottobre 2023, continua a resistere alla distruzione israeliana a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
Nonostante l’esultanza e i festeggiamenti in Israele per i suoi recenti successi, le sue vittime palestinesi continueranno a lottare fino al completo smantellamento del suo regime suprematista ebraico e genocida.
Alla luce di questi sviluppi è più probabile che sia il genocida Israele, e non la resistenza palestinese, a non essere più in grado di sopravvivere a causa del decrescente supporto dall’esterno e dell’isolamento internazionale.
Questo gli strateghi statunitensi e israeliani lo sanno bene, anche se rifiutano di prenderne atto.
Tutto l’orrore omicida che essi stanno infliggendo oggi alla regione araba non potrà che rimandare l’inevitabile collasso del genocida regime coloniale d’insediamento, ma non riuscirà a preservarne l’esistenza.
Joseph Massad è professore di politiche moderne e storia intellettuale del mondo arabo alla Columbia University, New York. È autore di molti libri e articoli accademici e giornalistici. Tra i suoi libri ricordiamo: Colonial Effects: The Making of National Identity in Jordan [Effetti coloniali: la costruzione dell’identità nazionale in Giordania]; Desiring Arabs [Arabi desideranti]; The Persistence of the Palestinian Question: Essays on Zionism and the Palestinians [La persistenza della questione palestinese: saggi sul sionismo e i palestinesi], e più recentemente Islam in Liberalism [L’Islam nel pensiero liberale]. I suoi libri sono stati tradotti in dodici lingue.
(Traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)


