Opinione | A causa del suo regime Israele sta perdendo ogni ragione di esistere

Folla in una libreria dopo l'incursione nella libreria di Gerusalemme est e dell'arresto dei proprietari. Foto: Ammar Awad/Reuters
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Michael Sfard

18 febbraio 2025 – Haaretz

L’abbandono dei suoi cittadini in prigionia per perseguire l’ideologia messianica della destra radicale e la repressione dilagante degli oppositori del governo hanno fatto di Israele uno Stato al collasso

Israele sta costantemente perdendo ogni ragione di esistere. Da un punto di vista democratico e umanistico uno Stato non è un fine di per sé quanto piuttosto un mezzo per realizzare i diritti dei propri cittadini e dei soggetti sottoposti alla sua autorità. Proprio come una cooperativa, lo Stato non possiede nulla: tutto ciò che ha appartiene ai suoi membri e tutto il suo potere deriva da essi.

Uno Stato è un’entità politica al servizio di esseri umani. Se non adempie a questa funzione, e a maggior ragione se peggiora la loro condizione, viene meno la sua ragion d’essere.

Ci sono Stati i cui regimi pregiudicano questo scopo, Stati che sono al servizio della sola classe dirigente, che sfruttano chi non vi appartiene e che sono indifferenti al benessere dei governati. Stati di questo tipo sono corrotti e criminali, come una banca che rubi i risparmi dei propri clienti.

Non c’è giustificazione alla loro esistenza. Qualsiasi oscillazione verso un’idea di Stato come un fine in sé, come un’entità con uno scopo proprio anziché come uno strumento, è una pericolosa oscillazione verso il fascismo. Può dapprima apparire innocente, ma porta inesorabilmente ai gulag dove si rinchiudono gli oppositori politici.

Uno Stato che si dichiara democratico ha lo scopo di creare un ambiente che, sotto il profilo legale, politico, culturale, economico e della sicurezza, permetta a chi vi è soggetto di realizzare i propri talenti, essere libero autore della propria storia di vita, esercitare pienamente la propria autonomia e perseguire la propria felicità. Tale ambiente è possibile unicamente sulla base di una normativa che difenda la sacralità delle libertà fondamentali, della dignità umana e dell’uguaglianza.

Ecco perché diritti umani e democrazia sono inseparabili. Non ci può essere vera democrazia senza un sistema di governo che sia fondato sulla protezione dei diritti fondamentali di ogni individuo sotto l’autorità dello Stato. Allo stesso modo non ci sono diritti umani senza una struttura politica fondata su valori democratici come l’elezione del legislatore, la separazione dei poteri e uno stato di diritto uguale per tutti. Dovrebbe essere semplice. Dovrebbe essere ciò che i bambini imparano in prima elementare. Ma questo non è ciò che ci sta accadendo, e non è ciò che i nostri bambini imparano a scuola.

Il progetto israeliano era quello di fondare una democrazia liberale, ma oggi esso è ben lungi da quell’ideale e continua rapidamente ad allontanarsene di più ogni giorno che passa.

I nobili ideali sull’essenza dello Stato, forgiati dalle rivoluzioni francese e americana e dalle lezioni della Seconda guerra mondiale, della creazione delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, sono stati scalzati dai cupi princìpi dell’odio, del razzismo, della repressione del dissenso e della concentrazione di potere nelle mani della coalizione al governo. Qualsiasi valutazione onesta dell’attuale realtà israeliana faticherebbe a trovare una giustificazione alla sua esistenza in quanto Stato. Diamo un’occhiata ad alcune delle caratteristiche più salienti di Israele.

Nel 2025 Israele è guidata da un governo che abbandona i propri cittadini. È già stato detto migliaia di volte, ma lo dirò a modo mio: abbiamo un governo che non ha saputo impedire il rapimento di cittadini dai loro letti e un anno e quattro mesi dopo, quando è chiaro che sono affamati, percossi e soffrono inimmaginabili maltrattamenti a Gaza, questo stesso governo sta cercando di sabotare un accordo che potrebbe liberarli.

In certi casi ci possono essere ragioni legittime per opporsi a un accordo sugli ostaggi, ma il sabotaggio che sta avendo luogo sotto i nostri occhi non è dettato da preoccupazioni per la sicurezza di Israele. Al contrario, esso è funzionale alle fantasie messianiche e coloniali della destra radicale e a garantire la sopravvivenza politica del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Se così non fosse, ci sarebbe stato detto esplicitamente che il governo non ha alcuna intenzione di espellere i palestinesi da Gaza e ri-colonizzare la Striscia. Ma ci è stato detto il contrario. Perciò, finché dipenderà dal governo israeliano, i restanti ostaggi ancora in vita sono destinati a morire tra atroci sofferenze per realizzare il sogno del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich di diventare il Nabucodonosor di Gaza dopo averne espulso gli abitanti e avervi insediato colonie.

I nostri ostaggi continueranno a soffrire fame e torture nell’oscurità di cantine e tunnel in modo che Netanyahu possa rimanere alla residenza del Primo Ministro a Balfour Street a Gerusalemme. Questo incommensurabile tradimento è di per sé sufficiente a inficiare la più fondamentale ragion d’essere dello Stato di Israele: la protezione dei suoi cittadini e la solidarietà sociale che assicura che nessun cittadino sarà trascurato, a maggior ragione se in circostanze estreme, quando i nemici gli fanno del male.

Il regime israeliano del 2025 reprime il dissenso. Quando i miei genitori mi raccontavano le loro esperienze nella Polonia comunista, quando il regime annullava spettacoli teatrali, censurava libri e imprigionava chi osava criticarlo, io mi consideravo fortunato per essere nato in una nazione dove non accadeva nulla di simile. Bé, sta succedendo adesso. Succede da sempre ai palestinesi, da un lato come dall’altro della cosiddetta Linea Verde. Adesso sta succedendo a tutti e sta succedendo alla grande.

La presidenza di una scuola a Tzur Hadassah, vicino a Gerusalemme, ha cancellato una lezione dell’autrice Shoham Smith perché ha criticato aspramente le azioni di Israele a Gaza. La Knesset sta approvando un disegno di legge che renderebbe illegale l’uso della parola “Cisgiordania”, obbligandoci a usare in sua vece “Giudea e Samaria”. La scorsa settimana la polizia ha fatto irruzione in una libreria a Gerusalemme Est e ne ha arrestato i proprietari perché i libri che vendevano non erano considerati abbastanza sionisti.

Tutto questo è accaduto recentemente. I manifestanti pro-democrazia, così come quelli che chiedono un cessate il fuoco e un accordo sugli ostaggi, sono arrestati quotidianamente dalla stessa polizia e dalla stessa magistratura che chiudono un occhio quando si tratta di incitamento ai crimini di guerra, contro l’umanità e persino al genocidio, tutte cose diventate di ordinaria amministrazione.

Il regime israeliano odia un quinto dei propri cittadini, i cittadini palestinesi di Israele. Li discrimina e mette in atto politiche e pratiche finalizzate a tenerli lontani dai centri di potere. Ogni centimetro cubo di aria israeliana urla loro in faccia che non sono a casa loro, che sono qui sotto condizione. Dalla delegittimazione dei loro rappresentanti politici, all’indifferenza di fronte all’ondata di omicidi nelle città arabe, fino alla Legge sullo Stato-Nazione [approvata nel 2018 nonostante le molte contestazioni, è una delle Leggi Fondamentali che hanno valore di costituzione.ndt.]  il messaggio è chiaro: di tutti i tratti identitari che una persona può avere in Israele, il migliore indicatore del futuro di un bambino è l’appartenenza nazionale. Diventerà un cittadino influente in un qualsiasi campo, economico, culturale, sociale e ovviamente politico? Ebreo: sì. Arabo: assolutamente no.

Israele è uno Stato razzista, incoraggia la pulizia etnica, divora chi lo critica, nutre disprezzo per i suoi cittadini non-ebrei e non ha nessuna compassione per i propri civili innocenti che sono stati presi in ostaggio. È come una banca che rapina i suoi stessi clienti e poi incita contro di loro. Quale ragione di esistere gli rimane?

(traduzione dall’inglese di Giacomo Coggiola)